La Biblioteca Civica "Vincenzo Joppi" e le otto biblioteche di circoscrizione osserveranno i normali orari di apertura dei propri servizi anche durante il periodo delle festività natalizie, con le sole eccezioni delle vigilie del 24 e del 31 dicembre 2010, quando le biblioteche saranno chiuse il pomeriggio, ma aperte il mattino fino alle 13.30.
All’inizio di quest’anno è nato il Sistema bibliotecario dell’hinterland udinese, un insieme organizzato di biblioteche composto da dodici diverse strutture, con capofila la “Joppi” di Udine a cui in seguito hanno aderito le biblioteche di Manzano, Martignacco, Pasian di Prato, Pavia di Udine, Pozzuolo, Pradamano, San Giovanni al Natisone, Santa Maria la Longa, Tarcento, Tavagnacco e Tricesimo. Ne è presidente Beppino Govetto, assessore alla cultura del Comune di Pavia di Udine, e coordinatore tecnico Romano Vecchiet, direttore della Biblioteca “Joppi”.
L’idea è quella di far meglio sentire la voce delle biblioteche a livello regionale, lavorando – pur preservando le specificità di ciascuna biblioteca – come se si fosse in presenza di una sola, grande biblioteca, con un bacino d’utenza quasi doppio rispetto a Udine, in presenza sì di dodici biblioteche, ma dotate delle stesse regole di funzionamento e con specializzazioni più marcate nelle singole strutture, mettendo in sinergia le forze di ognuna, razionalizzando e semplificando tante procedure, da quelle amministrative a quelle di catalogazione, e dando la possibilità di raggiungere per tutte le biblioteche aderenti analoghi standard di funzionamento. Uno degli obiettivi finali sarà la creazione di una tessera unica, valida per tutto il territorio dell’hinterland, con la quale poter prendere in prestito uno qualsiasi degli oltre cinquecentomila libri (ma anche CD e DVD) ammessi al prestito.
Proprio nei giorni scorsi il Sistema bibliotecario si è riunito per decidere come ripartire la “fetta” dei 65.000 euro ottenuti dal contributo regionale del 2010 (unico sistema bibliotecario in Regione a poter vantare un aumento di contributo rispetto all’anno scorso). La conferenza del Sistema ha deciso di mantenere per i progetti di interesse generale (in pratica il passaggio per tutte le biblioteche al medesimo programma informatico di catalogazione più evoluto) il 30% di tale somma, e di ripartire – per l’acquisto di libri e altre attrezzature – il restante 70%, che andrà direttamente a rimpinguare le casse dei singoli Comuni alla voce “biblioteca”.
Non mancheranno iniziative culturali collegate tra le varie biblioteche, che avranno il compito di far meglio circolare le attività più interessanti e creare un collante culturale fra le diverse realtà bibliotecarie, ma il primo passo sarà di ordine, per così dire, “infrastrutturale”, per offrire a tutti gli utenti un solo, grande catalogo e l’uniformità di un sistema di catalogazione che “descriva” in modo analogo tutto il consistente patrimonio librario dell’hinterland, dando a chiunque abiti in uno dei dodici Comuni del sistema, analoghe opportunità di informazione e apprendimento.
Lunedì 13 dicembre 2010, in Sala Ajace alle 18, nell’ambito degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato il libro Casanova gourmet. Viaggio con un goloso libertino nel secolo dei Lumi, opera postuma di Pierluigi Visintin, edita quest’anno dalla Kappa Vu di Udine.
Presenta il libro il critico Mario Turello.
L’insolito e “gustosissimo” libro che il compianto Pierluigi Visintin ha lasciato ai suoi lettori racconta con grande eleganza come la cucina, con Giacomo Casanova, sia diventata formidabile arma di seduzione, oltre che pretesto per parlare della cultura del secolo dei lumi, contando su commensali d’eccellenza, del novero di Goldoni, Algarotti, i fratelli Verri, Lorenzo da Ponte e Voltaire, oltre a due famosi viaggiatori quali Goethe e Charles de Brosses.
Il libro è soprattutto uno studio sulle abitudini gastronomiche del Casanova. Dalle quali però emerge che l’uomo simbolo di un secolo di sfarzo, trasgressioni e concitato libertinaggio fosse, in realtà, di abitudini alimentari semplici, quasi popolaresche. I venti capitoli, che spaziano dal “Mangiar di magro” a “Seduzioni ebraiche”, dal “Buongustaio o mangione” a “Sesso e spuntini”, con un ricettario finale di una quindicina di piatti che Casanova, nella sua Histoire de ma vie, dice di aver gustato, restituiscono una vasta mappatura geografico-culturale della più alta culinaria europea.
Pierluigi Visintin (San Giorgio di Nogaro 1948, Udine 2008) è stato uno dei più grandi cultori della lingua e cultura friulana in tutte le sue sfaccettature, da quella storica a quella musicale e letteraria. Da ricordare la sua monografia sull’arcivescono Giuseppe Nogara (1992), sul musicista Piero Pezzè (1995), Con Sandro Carrozzo ha tradotto l’Odissea di Omero in friulano.
Mercoledì 15 dicembre 2010, alle 18 in Sala Ajace, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Udine, sarà presentato il libro “Studio Avon. Architetture 1990-2010”, a cura di Irene Giustina e Ferruccio Luppi ed edito quest’anno da Marsilio.
Dialogano con Elena e Giulio Avon gli architetti Silvia Bianco e Giorgio Dri
L’iniziativa si svolge in collaborazione con le “Gallerie del Progetto” dei Civici Musei di Udine
Dopo la scomparsa di Gianni Avon, avvenuta il 28 ottobre 2006 – uno tra i maggiori architetti modernisti friulani, della generazione di Marcello D’Olivo, Gino Valle e Angelo Masieri – i figli Elena e Giulio, eredi dell'attività dello studio, hanno promosso questa pubblicazione, che raccoglie le architetture realizzate a partire dagli anni Novanta fino ad oggi, un periodo fortemente segnato dal loro impegno che nel tempo ha raggiunto una personale maturità. Una ventina di opere vengono così ordinate con un testo sintetico, una breve documentazione grafica e una sequenza fotografica degli interventi compiuti. Emergono così, nella loro riuscita “rinascita”, edifici storici di grande pregio di vari centri friulani o di nuovi contenitori culturali, come l’Esedra di levante di Villa Manin a Passariano, il Teatro Gustavo Modena a Palmanova, il Palazzo Mattioli Caimo-Fovra a Udine, il Cimitero monumentale e il Museo cristiano di Cividale.
“Le scelte conservative di recupero e rifunzionalizzazione adottate – scrive Irene Giustina nell’introduzione al volume, peraltro esemplarmente documentato sull’intensa e complessa attività di Elena e Giulio Avon – sono (…) orientate da una profonda consapevolezza della complessità del costruito, che consente di far emergere e valorizzare in primo luogo la fabbrica con il suo bagaglio di stratificazioni.”
Giovedì 9 dicembre 2010 in Sala Ajace alle ore 18.00, per il ciclo degli "Incontri con l'Autore" organizzati dalla Biblioteca Civica e dall'Assessorato alla Cultura, verrà presentato dall'avv. Marco Marpillero il volume "La Costituzione degli Stati Uniti", a cura del prof. Fabrizio Tonello (Università di Padova).
Il libro è edito da Bruno Mondadori editore.
Annoverata tra le più antiche costituzioni nazionali scritte tuttora vigenti, la costituzione americana è il testo fondamentale per capire le dinamiche storiche, economiche, giuridiche e sociali di quella che viene spesso chiamata la "terra delle opportunità". Dopo un'introduzione storica alla legge Suprema degli Stati Uniti d'America, che ne rintraccia le origini e ripercorre le discussioni in sede di stesura a Filadelfia, le difficoltà di ratifica e, infine, gli emendamenti entrati in vigore fino ad oggi, Tonello propone una nuova traduzione italiana, con il testo originale a fronte, accompagnando ciascun articolo da ricchi commenti esplicativi. Anche alla luce dei recenti risvolti politici americani, dall'elezione di Barack Obama alla tanto discussa riforma del sistema sanitario, il volume affronta un tema di grande attualità, oltre a essere un prezioso strumento di studio per storici, politologi e linguisti. Completa il libro un'appendice che raccoglie alcune importanti sentenze della Corte suprema e una bibliografia.
Fabrizio Tonello insegna American Political System e Repubblica e Impero nella riflessione politica americana presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Padova. Tra i suoi libri: "La politica come azione simbolica" (Franco Angeli 2003), "Il giornalismo americano" (Carocci 2005) , "Il nazionalismo americano" (UTET, 2007).
Lunedì 6 dicembre 2010, alle ore 18.00 in Sala Ajace, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, verrà presentato il volume “1511. La crudel zobia grassa” di Furio Bianco, un classico della storiografia che viene ripubblicato dalla Libreria Editrice Goriziana in occasione del 500.o anniversario del fatto storico che cadrà nel 2011.
Intervengono, alla presenza dell’autore, i professori Luciano Pezzolo (Università Ca’ Foscari di Venezia) e Laura Casella (Università di Udine).
Il giovedì grasso del 1511 i contadini, inquadrati nelle milizie paesane al comando di Antonio Savorgnan, entrarono a Udine. Uniti ai popolani e agli abitanti del contado, quasi rispettando un segnale convenuto, diedero in massa l’assalto ai palazzi e alle torri dove la nobiltà feudataria si era rinserrata con seguaci e armigeri. Seguirono fasi concitate, scontri sanguinosi e, infine, in una scenografia spettrale e sinistra, tra i bagliori delle fiamme, i lamenti delle vittime, le urla aggressive e derisorie dei rivoltosi, iniziarono i massacri con una lunga sequela di brutali linciaggi e di episodi feroci e truculenti. Nei giorni seguenti le mascherate grottesche, i momenti di follia ludica, con le schermaglie verbali, le parate, le farse e gli sbeffeggiamenti, sembravano rappresentare il proseguimento della rivolta, l’epilogo rituale e simbolico delle violenze, facendo quasi temere che per davvero «’l fusse riversato il mondo». Dalla città la rivolta si propagò nelle campagne friulane. Migliaia di contadini in pochi giorni misero a ferro e a fuoco decine di castelli, di rocche e di palazzi, soprattutto in quei comprensori dove più fitto era l’intrico delle giurisdizioni feudali e più estesi i possessi signorili.
Con felice ispirazione narrativa e sulla base di un’imponente documentazione archivistica, il libro racconta la più vasta rivolta contadina dell’Italia rinascimentale, le faide e le vendette che sconvolsero il Friuli, terra di ribellismo quasi endemico, tra guerra guerreggiata, invasioni turche e lotte tra signori e sudditi.
Furio Bianco insegna Storia moderna e Storia del Friuli alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Udine. Studioso della società di antico regime, ha pubblicato in Italia e all’estero. È autore di numerose opere di storia sociale; tra le più recenti: Storie raccontate. Storie disegnate. Cerimonie di giustizia e cronaca nera nelle memorie cittadine tra ’500 e ’800; Contadini e popolo tra conservazione e rivolta; Nel bosco. Comunità alpine e risorse forestali nel Friuli in età moderna; Forestali, mercanti di legname e boschi pubblici (con Antonio Lazzarini); Contadini e sbirri nel Friuli del Settecento (seconda edizione); L’immagine del territorio. Società e paesaggi del Friuli nei disegni e nella cartografa storica.
Nel 1995 con Le terre del Friuli ha vinto il premio Mazzotti e nel 1996 La «crudel zobia grassa». Rivolte contadine e faide nobiliari in Friuli tra ’400 e ’500 ha ottenuto il premio Nonino Risit d’Aur.
Mercoledì 1 dicembre, alle ore 18.00, in Sala Ajace riprendono gli Incontri con l’Autore, organizzati dalla Biblioteca Civica di Udine con l’Assessorato alla Cultura.
A dialogare con l’autore è stato chiamato il dott. Lucio Costantini, presidente dell’Associazione friulana Emilio Salgari.
Mino Milani
Nato a Pavia nel 1928, direttore dal 1964 della Biblioteca civica di quella città, iniziò nel 1953 a scrivere per il Corriere dei Piccoli, e da allora, anche su altre testate e per altri editori, scrive da oltre cinquant’anni con vari pseudonimi libri e racconti per ragazzi, ma anche, con romanzi e saggi storici, per un pubblico adulto. Da due suoi romanzi vennero tratti due film con la regia di Dino Risi (“Fantasma d’amore” 1981, con Marcello Mastroianni e Romy Schneider) e Carlo Lizzani (lo sceneggiato televisivo “La formula mancata”, 1989).
Tra i suoi libri per ragazzi si ricordano i volumi dedicati alle avventure del cow-boy Tommy River e le collaborazioni con i più importanti disegnatori italiani, tra i quali Hugo Pratt, Milo Manara, Grazia Nidasio, Mario Uggeri, Aldo Di Gennaro, Dino Battaglia, Sergio Toppi e Attilio Micheluzzi.
Gianni Rodari disse di lui: "Mino Milani [...] non è un romanziere d'una volta, ma uno scrittore d'oggi, contemporaneo del cinematografo e della TV, due invenzioni con le quali ha fatto da un pezzo i suoi conti, traducendo in una tecnica moderna la loro grande lezione: narrare per immagini ritmando velocemente l'azione".
Mercoledì 24 novembre 2010, alle ore 18.00, presso Sala Ajace di Piazza Libertà a Udine, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura in collaborazione con il Club Unesco di Udine, la giornalista Elena Commessatti presenta “L’eremita celeste e altre storie improbabili”, di Aldo Barbina, edito dall’Editrice Leonardo di Pasian di Prato.
Sarà presente l’Autore.
Aldo Barbina è nato a Udine nel 1934. Laureatosi in Scienze forestali, ha iniziato nel 1964 la carriera di ispettore forestale, fino a ricoprire il posto di direttore dell’Azienda regionale delle Foreste. Ha al suo attivo, nel settore tecnico, una cinquantina di pubblicazioni e tre testi sulla fauna selvatica regionale. Giornalista e fotografo, ha curato per anni su quotidiani e riviste rubriche specializzate nel settore naturalistico. Scrittore, ha pubblicato vari romanzi e moltissimi racconti vincendo molti premi letterari.
“Barbina – ha scritto Gianfranco Scialino – ci ammaestra a guardare con intelligenza la natura, alla quale interamente apparteniamo, e a riconoscere le sue fatali leggi, a considerarle con rispetto e stupore, facendo in modo che si faccia strada in noi anche il senso di una pietà che alla fine su noi stessi si riverbera.”
Mercoledì 17 novembre 2010, alle ore 18.00, in Sala Ajace, si svolgerà il secondo appuntamento del nuovo ciclo degli “Incontri con l’Autore”, organizzato dalla Biblioteca Civica “V. Joppi” e dall’Assessorato alla Cultura.
In questa occasione il libro che sarà oggetto di approfondimento è un volume di più autori, che tratta di un tema piuttosto sconosciuto ma di grande fascino storiografico, quello della presenza dei toscani nel Friuli medievale, area di transito tra il mondo germanico e Venezia. I Toscani nel Patriarcato di Aquileia in età medievale, curato dai professori Bruno Figliuolo e Giuliano Pinto, è il titolo del libro, pubblicato da Selekta e dall’Associazione dei Toscani in Friuli Venezia Giulia, che si avvale di ben sedici diversi contributi di studiosi (prevalenti quelli dell’Ateneo udinese), che spaziano dalla storia economica a quella artistica, da quella letteraria a quella sociale.
Ne emerge un quadro molto vivace e complesso che ha portato, dicono i curatori, “a considerare sotto una luce diversa la stessa storia del Friuli, rompendone la monoliticità cui l’avevano condannata secoli di dominazione veneziana prima e una miope e localistica storiografia, sorprendentemente univoca e concorde, poi.” Un Friuli che si modifica e cambia in età medievale anche grazie a una presenza di minoranze qualificate, che diventarono sovente élites nelle località ove si stanziarono, e contribuirono a rinnovare stili di vita e condizioni economiche e sociali degli stessi friulani.
Sarà il prof. Gian Maria Varanini, dell’Università di Verona, illustre maestro della storiografia medievale e studioso di fama europea, a presentare l’opera collettiva, alla presenza dei due curatori e di alcuni fra i numerosi autori del volume.
Questo ciclo di conferenze su Carlo Sgorlon, organizzato dalla Biblioteca Civica “Vincenzo Joppi” e fortemente voluto dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Udine, vuole ripercorrere alcuni degli aspetti più ricorrenti della personalità e della produzione letteraria dell’illustre scrittore friulano, figura di primo piano nella letteratura italiana del secondo Novecento, vincitore di premi nazionali prestigiosi, al centro dell’attenzione letteraria non solo friulana, ma brillantemente aperto a un dibattito e a un contesto europeo e universale.
Saranno approfonditi gli aspetti del suo esordio letterario e della profonda conoscenza della cultura tedesca, quelli legati al mondo fantastico, ingrediente di tanti suoi romanzi, e al suo ricchissimo universo femminile. Sarà studiato il suo complesso rapporto con Pier Paolo Pasolini, mentre altri studiosi parleranno, in una tavola rotonda finale, della sua produzione letteraria legata alla misura breve dei racconti, al suo fondamentale rapporto con il “sacro” e all’espressione musicale.
Altre importanti tematiche, tra cui quella legata alla lingua friulana, che pur sottenderanno alcuni degli interventi in programma, saranno trattate a parte, confluendo in seguito nel volume degli atti che la Biblioteca “Joppi” intende pubblicare.
Va detto infine che non è un caso che proprio la “Joppi” si occupi oggi di Carlo Sgorlon: l’attenzione che la Biblioteca del capoluogo friulano ha riservato alla sua straordinaria attività letteraria è stata, soprattutto negli ultimi vent’anni, notevole, con incontri pubblici, mostre bibliografiche, e la promozione di pubblicazioni e recensioni ai più vari livelli. Un rapporto di stima e di collaborazione reciproche, interrotto tragicamente con la sua morte, giunta improvvisa e inaspettata il giorno di Natale 2009.
Programma
Mercoledì 6 ottobre
Romano Vecchiet (Direttore della Biblioteca Civica di Udine)
Presentazione del programma
Elvio Guagnini (Università di Trieste)
Il primo Sgorlon
Mercoledì 13 ottobre
Stefano Lazzarin (Università di Saint-Étienne, Francia)
Sgorlon e il fantastico (con particolare riferimento a La Notte del
ragno mannaro)
Mercoledì 20 ottobre
Jean-Igor Ghidina (Università di Clermont-Ferrand, Francia)
Topoi e figure dell’ospitalità in Carlo Sgorlon
Mercoledì 27 ottobre
Giampaolo Borghello (Università di Udine)
Sgorlon legge Pasolini
Venerdì 29 ottobre
Fabiana Savorgnan di Brazzà (Università di Udine)
L’immagine femminile nella narrativa di Carlo Sgorlon
Mercoledì 3 novembre
Luigi Reitani (Università di Udine)
Lo Sgorlon “tedesco”
Martedì 16 novembre, ore 17.00
Tavola rotonda, coordinata da Romano Vecchiet
Mario Turello: I racconti di Carlo Sgorlon; Franco Fabbro (Università di Udine), Il Sacro nella narrativa di Carlo Sgorlon; Gianfranco Ellero, Il friulano nei romanzi di Sgorlon; Luisa Sello (Conservatorio di musica Giuseppe Tartini di Trieste), L’espressione musicale nei romanzi di Carlo Sgorlon.
Le conferenze saranno precedute dalla lettura di un breve brano tratto da un romanzo di Carlo Sgorlon a cura di Titti Bisutti.
Nell’atrio di Palazzo Bartolini, sede della Biblioteca Civica in piazza Marconi 8, per tutto il periodo del ciclo delle lezioni (6 ottobre - 16 novembre 2010) sarà allestita una mostra bibliografica con alcuni dei numerosi libri pubblicati da Sgorlon anche all’estero, testimoni della sua intensa attività letteraria.
Martedì 16 novembre 2010, eccezionalmente alle ore 17.00, ma sempre in Sala Ajace, si svolgerà l’ultimo appuntamento del fortunato ciclo di conferenze dedicato a Carlo Sgorlon e organizzato dalla Biblioteca Civica “Vincenzo Joppi” di Udine.
In una tavola rotonda coordinata dal direttore della “Joppi” Romano Vecchiet, si confronteranno quattro specialisti di altrettante tematiche sgorloniane: Gianfranco Ellero che parlerà del friulano nell’attività letteraria di Sgorlon; Mario Turello che tratterà dei suoi racconti; Franco Fabbro che affronterà la fondamentale dimensione del “sacro” nella sua opera, e infine Luisa Sello che si soffermerà sulle influenze della musica in alcuni suoi romanzi.
Con questo incontro ha così termine il ciclo “Sgorlon scrittore friulano” che in sette appuntamenti ha inteso illustrare a tutto campo, con apporti anche di docenti stranieri, la fortissima personalità di Carlo Sgorlon, rivelatasi di amplissimo interesse e praticamente inesauribile.
Il volume di atti, che si pensa di realizzare entro il prossimo anno, raccoglierà non solo tutti gli interventi di questo ciclo, ma auspicabilmente anche altri, successivi, che la Biblioteca ha intenzione di organizzare più avanti, e che avranno come tematiche oggetto di analisi la lingua friulana utilizzata in tre suoi romanzi e la sua intensa attività giornalistica.
Riprendono i fortunati “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica “Vincenzo Joppi” e dall’Assessorato alla Cultura, dopo la lunga pausa estiva e il ciclo dedicato a “Carlo Sgorlon scrittore friulano”, rassegna che si sta avviando verso la conclusione.
Mercoledì 10 novembre, in Sala Ajace alle ore 18.00, sarà presentato dal prof. Fulvio Salimbeni (Università di Udine) la raccolta di saggi, curata da Gizella Nemeth e Adriano Papo, “Quei bellissimi anni Ottanta. La transizione postcomunista nell’Europa centrorientale”, edito da Carocci editore.
Saranno presenti i Curatori.
Il 1989 è l’anno in cui cade il muro di Berlino e termina la Guerra fredda, eventi che segnano la fine del “comunismo reale” e del bipolarismo. Il libro ripercorre le varie tappe che portarono al crollo dei regimi comunisti nei paesi dell’Europa centrorientale mettendo in luce le aspettative di libertà e gli spazi di democrazia che si aprirono in questi paesi nel corso degli anni Ottanta.
Studiosi italiani e dell’Europa centrorientale illustrano nel volume in una prospettiva comparata le diverse “vie nazionali alla democrazia” e ricostruiscono i lenti, contrastati processi politici, culturali, sindacali e sociali che incubarono negli anni Ottanta per sfociare nella implosione dei regimi comunisti e nella transizione a nuove forme di ritrovata democrazia.
Gizella Nemeth e Adriano Papo sono autori di numerosi saggi e volumi sui rapporti storico-culturali italoungheresi. Hanno vinto nel 2001 il Premio internazionale di saggistica “Salvatore Valitutti” per il libro “Storia e cultura dell’Ungheria”.
Giovedì 28 ottobre 2010, presso la Sala Ajace alle 18.00, lo storico Enzo Collotti presenterà il suo ultimo libro dal titolo "Impegno civile e passione critica", nell’ambito della rassegna organizzata dalla Biblioteca Civica e denominata “Incontri con l’Autore”.
Questo libro è il ritratto di un intellettuale che vive nel clima culturale dell’Italia del secondo dopoguerra: quel dimenticato ventennio in cui, “animato unicamente da passione critica e impegno civile”, l’autore sceglie, movendosi tra Trieste, Roma e Milano, di intraprendere la strada dello studioso di storia, perché solo con uno studio rigoroso del passato sembra possibile rispondere alle domande che l’Europa uscita dalla catastrofe del nazismo pone alla nuova generazione.
Dialogheranno con l’illustre docente i professori Alberto Buvoli, Marta Verginella, Luigi Reitani e Alberto Sereni.
Enzo Collotti, nato nel 1929 a Messina, si trasferì fin dal 1933 con la famiglia a Trieste. Solo dopo lunghi studi in ambienti non accademici, approdò all’Università, occupandosi di storia contemporanea, insegnando, tra l’altro, alle Università di Trieste e Firenze. È uno dei più importanti storici della Resistenza in Europa. Ha pubblicato, tra gli altri numerosissimi volumi, Storia delle due Germanie; Dalle due Germanie alla Germania unita; Hitler e il nazismo; Fascismo, fascismi. Il fascismo e gli ebrei; Le leggi razziali in Italia e La Germania nazista. Ha curato inoltre con Renato Sandri e Frediano Sessi Il dizionario della Resistenza.
In occasione della presentazione del suo ultimo libro l'Amministrazione comunale di Udine conferirà al prof. Enzo Collotti il Sigillo della Città.

La stazione di Udine ha compiuto in questi giorni i suoi primi centocinquant'anni. All'alba di un secolo e mezzo fa, il 21 luglio 1860, senza clamore, annunciato semplicemente dai giornali del tempo con la pubblicazione dell'orario dei convogli della strada ferrata "Veneto-Illirica" Udine-Mestre, partiva alle 6.20 del mattino il primo treno per Venezia. Un treno che percorreva una linea che gli udinesi avevano da tempo sostenuto, ancora quando, nel 1844, non si sapeva che andamento dovesse avere il raccordo tra Trieste (da dove sarebbe arrivata da Vienna, progettata dal grande Carlo Ghega, la famosa "Meridionale" che avrebbe valicato il Semmering e attraversato il difficile territorio carsico) e Venezia (da dove sarebbe partita la "Ferdinandea" per Milano). Insomma, Udine percepiva di trovarsi, magari un po' decentrata, sulla più importante e lunga direttrice ferroviaria dell'impero asburgico, tra Vienna e Milano, e cercava di assicurarsi un collegamento che per essa era, dalle carte rintracciate nella Biblioteca Joppi e lasciateci da Francesco Vidoni, "una questione di vita o di morte". L'alternativa più economica, infatti, era che la strada ferrata percorresse la direzione più breve, per Palmanova, Latisana e Portogruaro (quella dell'attuale A4), una soluzione avversata persino dagli ambienti triestini, che volevano assicurare alla loro città un utilissimo bacino di traffico con il capoluogo del Friuli.
Alla fine, ma più grazie all'intrapresa del Sindaco di Conegliano, Francesco Concini, che aveva aggregato nel 1850 una ventina di Comuni (tra cui Pordenone) e aveva attivato un'importante negoziazione con l'ing. Luigi Negrelli, amico di Radetzky, Udine ebbe la sua ferrovia, che seguiva un tracciato cosiddetto "alto", per Codroipo, Casarsa, Pordenone e Conegliano. Una linea che – nonostante un secolo e mezzo di discussioni e progetti alternativi – percorriamo tuttora (con fatica) per raggiungere Venezia.
Allora Udine si sentiva più vicina al resto d'Italia, e timidamente i cronisti dell'epoca non potevano non farne cenno. In effetti, però, la "Veneto-Illirica" da Nabresina (l'attuale Aurisina, sulla "Meridionale") a Mestre, costruita interamente a spese del governo austro-ungarico, veniva realizzata anche per soddisfare preminenti esigenze strategico-militari, così da raggiungere il più speditamente
possibile, con uomini e mezzi, le aree dei più probabili conflitti con il Regno d'Italia.
La stazione iniziò da allora a testimoniare la storia della città di Udine. Oggi un po' meno pomposamente di ieri, quando l'era delle locomotive a vapore era al suo culmine e il treno impersonava il progresso, la stazione si appresta ad affrontare il futuro: un futuro fatto di richieste modeste, quasi minimali (maggiore puntualità dei treni, maggiore pulizia, pannelli indicatori più visibili, corse più frequenti...) rispetto alle aspettative di un secolo e mezzo fa, quando si riteneva che questo collegamento avrebbe spinto Udine al centro di una ribalta internazionale. Anche se già allora gli udinesi, legati alla concretezza del vivere quotidiano, criticavano una stazione costruita in tutta fretta, con due soli binari, senza nemmeno una tettoia per proteggere i passeggeri dalle intemperie, assolutamente imparagonabile a quella, inaugurata solo cinque anni prima, di Pordenone, che si fregiava di colte citazioni classiche e che fu al centro di grandi festeggiamenti in pompa magna. No, seconda guerra d'indipendenza a parte, Udine non ebbe cerimonie ufficiali per la sua stazione e un persistente velo di mediocrità e di "non finito", che dura tutt'oggi, si impadronì di questa nostra secolare struttura.
Sabato 18 settembre, alle 18.30, in Sala Ajace, verrà presentato il libro sulla storia della stazione di Udine, opera di Claudio Canton ed edito dal Dopolavoro ferroviario di Udine. Ne parleranno, oltre all'autore, Roberto Francescatto, già presidente del Dopolavoro ferroviario della città friulana, Mauro Bigot, editore, Alessandro Puhali, presidente del Centro Studi Turistici Giorgio Valussi di Gorizia, e Romano Vecchiet, direttore della Biblioteca Civica di Udine e autore di un'appendice letteraria al volume che ricorda tutte le opere di letteratura e memorialistica che hanno citato la stazione in questi 150 anni di storia.
Seguirà la lettura, affidata all'attrice Titti Bisutti, di due suggestivi racconti ambientati nella stazione di Udine e "commissionati" espressamente quest'anno agli scrittori Giuseppe O. Longo di Trieste e al poeta lombardo Giovanni Catelli.
Ultimo capitolo della rievocazione sarà un memorabile taglio di torta sotto la loggia del Lionello, previsto per le 19.30. Non un dolce qualsiasi, ma una grande torta che rappresenterà il tracciato della ferrovia "Veneto-Illirica" che proprio centocinquant'anni fa collegò col treno per la prima volta i futuri capoluoghi di provincia della regione Friuli Venezia Giulia. Sarà sotto questo auspicio di fratellanza e cooperazione che i quattro sindaci di Pordenone, Udine, Gorizia e Trieste, insieme all'Assessore regionale alle infrastrutture e trasporti, Riccardo Riccardi, si daranno appuntamento per tagliare, in segno di amicizia, la grande torta commemorativa che riprodurrà sulla glasse i binari che ancora oggi, in un ideale arco geografico, collegano fra loro le quattro città più importanti della Regione, agevolando gli scambi, anche di idee e progetti, che animano e vivificano il territorio regionale.
Alla Galleria "Tina Modotti" (ex Mercato del pesce) è visibile fino al 10 ottobre 2010 una mostra storico-fotografica sulla stazione di Udine: dalle prime foto del modesto fabbricato della "Veneto-Illirica", posto sulla prima linea ferroviaria internazionale che interessasse l'Italia, alle immagini della stazione di una città diventata "capitale della guerra", ove sfilavano i principali protagonisti e capi di Stato sotto la grande tettoia in ferro durante quell'immane tragedia mondiale, fino ad arrivare agli anni più vicini a noi, quando Udine vedeva ancora transitare importanti treni internazionali diretti in Austria, a Praga, in Polonia e in Baviera. Molti i prestiti dai Civici Musei di Udine e dal Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, ma altrettanti quelli di un nutrito gruppo di collezionisti e appassionati di cose ferroviarie che nel tempo hanno raccolto documenti inediti su questa struttura. Un modello in scala 1:160 della stazione di Udine ambientata nel primo Novecento rappresenterà il fulcro dell'esposizione.
Orari della mostra: da lunedì a venerdì 18.00-20.00; sabato e domenica 10-13; 16-20.
Cinque frammenti inediti del grande poeta italiano Giorgio Caproni raccolti in un’edizione d’arte dal giovane editore Simone Volpato, tradotti in friulano da Pierluigi Cappello: questa la “chicca” editoriale intitolata "Nessuna frontiera" promossa dalla Biblioteca Civica “Vincenzo Joppi” di Udine in due serie numerate di 40 e 20 esemplari, che si avvale di una stampa alchemica ai sali d’argento (esemplare unico) di Sergio Scabar e di una incisione a puntasecca di Ernesto Paulin.
L’opera si completa con una presentazione di Luigi Reitani, Assessore alla Cultura del Comune di Udine, cui segue una prefazione di Romano Vecchiet (Quei treni neri di Giorgio Caproni), direttore della Biblioteca di Udine. Un congedo editoriale di Simone Volpato suggella la preziosa raccolta.
Una presentazione dell'opera (a invito) è prevista nella dimora della famiglia Sello in via Liruti a Villafredda di Tarcento domenica 12 settembre 2010 alle 16.30. Dialogheranno del libro Romano Vecchiet, Rienzo Pellegrini, Pierluigi Cappello, Sergio Scabar ed Ernesto Paulin.
Gli "Incontri con l'Autore", la fortunata rassegna di presentazioni di novità editoriali che si tiene ogni mercoledì pomeriggio in Sala Ajace, viene sospesa come ogni anno nel periodo estivo, vista anche la notevole offerta di appuntamenti all'aperto proposti da "Estate in città".
Gli appuntamenti proposti dalla Biblioteca e dall'Assessorato alla Cultura riprenderanno nel mese di ottobre, quando verrà presentato un breve ciclo sulla narrativa di Carlo Sgorlon, il cui programma è in corso di definizione.
Nel mese di novembre gli "Incontri con l'Autore" riprenderanno con la consueta formula.
Mercoledì 3 novembre 2010, alle 18 in Sala Ajace, il prof. Luigi Reitani, docente di letteratura tedesca all'Università di Udine e Assessore alla Cultura della stessa Città, affronterà un ulteriore aspetto della ricchissima personalità del narratore friulano, approfondendo il suo complesso rapporto con la letteratura tedesca. "Lo Sgorlon tedesco" è infatti il titolo del prossimo incontro di Sala Ajace, che cercherà di illustrare i continui e proficui apporti della letteratura tedesca alla poetica sgorloniana, a partire dal suo importante esordio nella saggistica e nella grande editoria italiana con il volume su “Kafka narratore”, uscito nel 1961 da Neri Pozza, frutto della sua tesi di laurea alla Scuola Normale di Pisa nel 1953.
E’ forse la prima volta che uno storico della letteratura tedesca studia da questa prospettiva l’opera di Carlo Sgorlon: ne emergerà indubbiamente un quadro con nuove prospettive di ricerca, che getterà nuova luce su molte e suggestive pagine dello scrittore friulano.
Mercoledì 3 novembre 2010, alle 18 in Sala Ajace, il prof. Luigi Reitani, docente di letteratura tedesca all'Università di Udine e Assessore alla Cultura della stessa Città, affronterà un ulteriore aspetto della ricchissima personalità del narratore friulano, approfondendo il suo complesso rapporto con la letteratura tedesca. "Lo Sgorlon tedesco" è infatti il titolo del prossimo incontro di Sala Ajace, che cercherà di illustrare i continui e proficui apporti della letteratura tedesca alla poetica sgorloniana, a partire dal suo importante esordio nella saggistica e nella grande editoria italiana con il volume su “Kafka narratore”, uscito nel 1961 da Mursia, frutto della sua tesi di laurea alla Scuola Normale di Pisa nel 1953.
E’ forse la prima volta che uno storico della letteratura tedesca studia da questa prospettiva l’opera di Carlo Sgorlon: ne emergerà indubbiamente un quadro con nuove prospettive di ricerca, che getterà nuova luce su molte e suggestive pagine dello scrittore friulano.
Mercoledì 27 ottobre 2010, alle 18 in Sala Ajace a Udine, il prof. Giampaolo Borghello, docente di letteratura italiana all'Università di Udine, affronterà un ulteriore aspetto della ricchissima personalità del narratore friulano, approfondendo il suo complesso rapporto con un altro "grande" della letteratura del secondo Novecento, Pier Paolo Pasolini. Sgorlon legge Pasolini è infatti il titolo del prossimo incontro di Sala Ajace, che cercherà di presentare i numerosi interventi critici, ma anche un ambizioso progetto letterario rimasto inedito, che Sgorlon ha dedicato all'autore di Ragazzi di vita. Ne dovrebbe emergere un quadro estremamente interessante e vivace, ricco di infiniti contrasti, considerati gli opposti mondi culturali e gli orizzonti ideologici così distanti tipici dei due autori.
D'altra parte, anche Pasolini si occupò di Sgorlon, all'indomani dell'uscita del suo romanzo più noto e fortunato, Il trono di legno, manifestando subito l'insofferenza per il successo ottenuto da quel romanzo, vincitore del Supercampiello nel 1973, e stroncando in particolare la seconda parte del libro ("pagine pigre, generiche e risapute"), e definendolo complessivamente come "metafora di una carriera letteraria o - più ambiziosamente - di una vocazione narrativa".
Tra le immagini più icastiche che Sgorlon ha dedicato a Pasolini, se ne potrebbero scegliere tante. Ma una, che Borghello senz’altro ricorderà, merita di essere ricordata per prima: "[Pasolini] non potè trattenersi dal gridare in faccia a tutti il proprio dissenso e la propria protesta. Provò una necessità imperiosa di essere personalissimo, imprevedibile, dissonante, anticipatore, come un gallo spennacchiato che gridi il suo verso molte ore prima dell'alba." Certo, Sgorlon dimostra davvero una curiosità e un interesse enorme per una "personalità sconfinata, infinitamente contraddittoria", al punto da dedicargli, alla fine degli anni Settanta, un romanzo poi non pubblicato, Nel segno del fuoco. Ma ciò che va senz'altro sottolineato è che Sgorlon non rinuncia mai a fare i conti con Pasolini nel corso di tutta la sua intensa attività letteraria, in una tensione a volte polemica e decisamente critica, a volte generosa e priva di pregiudizi, come in quel pionieristico discorso pronunciato nel settembre 1967 a Gorizia, in occasione degli "Incontri culturali mitteleuropei", in cui Sgorlon presentò l'autore de Il sogno di una cosa confrontandolo con i più noti romanzi "romani" successivi, e aprendo al Friuli, che lo aveva allontanato, una prospettiva di studio che superava di colpo quella sorta di "ostracismo silenzioso" di cui Pasolini era allora dichiarata vittima.
Nella Sala del Consiglio comunale di Udine, si è tenuta venerdì 14 maggio 2010 la prima Conferenza del Sistema bibliotecario dell'hinterland udinese, il sistema bibliotecario - con capofila la Biblioteca civica "Vincenzo Joppi" - costituitosi il 20 gennaio scorso e che raccoglie 20 biblioteche comunali di 12 Comuni dell'hinterland udinese: un bacino di 178.000 abitanti, con un patrimonio di 753.000 tra volumi, CD e DVD, e 276.000 prestiti all'anno.
Dall'incontro, cha ha visto la partecipazione di tutti gli amministratori e i bibliotecari dei dodici Comuni dell'hinterland, è scaturito il nome del Presidente del Sistema, il prof. Beppino Govetto, Assessore alla Cultura del Comune di Pavia di Udine e consigliere provinciale, e quello del Coordinatore tecnico del sistema, l'attuale Direttore della Biblioteca "Joppi" Romano Vecchiet. Entrambi sono stati eletti all'unanimità.
L'incontro ha poi iniziato ad approfondire il piano annuale di sviluppo delle venti biblioteche interessate al progetto, che punterà alla massima cooperazione delle risorse umane e tecniche presenti nell'area coinvolta.
Il sistema bibliotecario dell'hinterland udinese è il primo sistema bibliotecario riconosciuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia dopo l'emanazione della legge regionale 25 del 1° dicembre 2006.
Anche per l'estate 2010 la Biblioteca Civica "Vincenzo Joppi" non chiuderà per ferie, ma articolerà le due sedi (Sezione Moderna e Sede Centrale) in modo che l'una sia aperta quando l'altra è chiusa.
Questi gli orari in dettaglio:
Sede Centrale (comprese le Sezioni Ragazzi, Manoscritti e rari, Friulana, nonché gli Uffici Distribuzione e Prestiti Interbibliotecari): chiusa la settimana dal 9 al 13 agosto;
Sezione Moderna (comprese le Sezioni Periodici e Cinema): chiusa la settimana dal 16 al 21 agosto.
Nel periodo considerato rimarranno sempre aperte le otto biblioteche di circoscrizione e la Sezione Musica. Funzionerà anche il servizio di collegamento logistico tra le biblioteche di circoscrizione e la "Joppi".
Conduce Arianna Giorgia Bonazzi, consulente editoriale, editor e art director per una collana di libri per ragazzi
Spesso nell’immaginario collettivo la Scrittura viene assimilata principalmente ai ricordi scolastici: dai primi timidi segni alfabetici, alle prime parole, ai primi dettati e componimenti. Quasi mai la si interpreta nella sua effettiva e straordinaria funzione quale strumento della comunicazione e della relazione tra gli esseri umani. Un’eccezione la fanno perlopiù gli adolescenti che confidano al proprio diario (o alle chat e ai blog) emozioni e pensieri.
Con questi presupposti l’Agenzia Giovani del Comune di Udine in collaborazione con la Biblioteca Civica V. Joppi - Sezioni Moderna e Sezione Ragazzi hanno organizzato un corso di scrittura creativa, Script lab, rivolto ai ragazzi dai 14 ai 17 anni.
Il corso partirà dall’esplorazione delle più diffuse forme espressive del mondo giovanile: dagli sms alle chat per analizzare successivamente la dimensione più introspettiva delle emozioni e sentimenti arrivando al diario, all'autobiografia ed alla scrittura poetica.
La conduzione del laboratorio è affidata ad Arianna Giorgia Bonazzi. Nata ad Udine nel 1982, laureata in Scienze della Comunicazione, laureanda in Filosofia della Scienza, diplomata alla Scuola Holden di Alessandro Baricco, vive a Milano, dove tiene corsi di scrittura creativa in particolare per la fascia giovanile, è traduttrice di letteratura americana, consulente editoriale per Rizzoli, editor ed art director per una collana di libri per ragazzi edita da L'Espresso-La Repubblica. Come giovane promessa della Scuola Holden ha esordito col suo primo romanzo, Les Adieux, un miniromanzo di formazione nella forma di diario, che in questi giorni si sta rappresentando al Festival del teatro di Napoli (maggiori informazioni sulla docente/autrice si possono ascoltare nell’audiointervista ).
L’iniziativa si colloca nell’ambito della sperimentazione dei Piani Locali Giovani, promossi e sostenuti dal Dipartimento della Gioventù - Presidenza del Consiglio dei Ministri, con la collaborazione dell'Anci - Associazione Nazionale Comuni Italiani e la Rete Iter, con l’obiettivo di promuovere la creatività giovanile dentro un percorso mirato sull'autonomia, la partecipazione e l'inclusione sociale e culturale dei ragazzi, sviluppando una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie capacità nella prospettiva di assumere il pieno ruolo di "cittadini".
Il laboratorio si terrà il 28-29-30 giugno ed il 1^ luglio dalle ore 17.00 alle ore 20.00 alle Officine Giovani di p.le Valle del But 3, ove saranno raccolte le iscrizioni e la quota di 12 euro.
La quota comprende l’ingresso gratuito allo spettacolo teatrale Rosvita rappresentato il 30 giugno presso la Chiesa San Francesco ed al concerto di Malika Ayane che si terrà il 1° luglio in Castello, eventi che fanno parte integrante del percorso formativo dei giovani aspiranti scrittori.
Il laboratorio prevede anche un momento introduttivo, il 25 giugno, presso la Biblioteca Civica “V.Joppi” – Sezione Moderna – via Bartolini 5 alle ore 17.00 con la presentazione del corso ed con una lettura liberamente interpretata di “Ciao tu” effettuata da Roberto Pagura (Molino Rosenkrantz) .
Infine il 2 luglio in Corte Palazzo Morpurgo alle ore 20.30, saranno proposti, a cura dei ragazzi partecipanti al corso, i loro Book trailers, coordinati da Arianna Giorgia Bonazzi che li mixerà con gli interventi “in punta di penna” di Angela Felice e Paolo Patui, i pensieri giovanili di "Ho il caos nel cuore" (Ed. Leonardo) e gli intermezzi “atipici” di Arno Barzan e Rocco Burtone.
Insomma un’occasione ghiotta per quanti, tra gli adolescenti, amano la scrittura e vogliono provare a confrontarsi con i tanti modi e linguaggi della scrittura.
Vedi Bibliografia
Mercoledì 30 giugno 2010 alle ore 18.00, per il Ciclo degli Incontri con l’Autore organizzati in Sala Ajace dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura in collaborazione con il Club Unesco, sarà presentato il libro “Il primo Risorgimento in Friuli” di Giuseppe Marini edito l’anno scorso da
Gaspari editore.
Dialogherà con l’Autore il prof. Enrico Folisi (Università di Udine).
Con la presentazione del libro storico di Giuseppe Marini si conclude il ciclo 2009/2010 degli "Incontri con l'Autore", per lasciare spazio ai programmi di Estate in città. Gli appuntamenti organizzati dalla Biblioteca riprenderanno in ottobre con un ciclo di conferenze su Carlo Sgorlon.
Il primo Risorgimento in Friuli, di Giuseppe Marini, noto studioso gemonese e per vari anni insegnante al Liceo Copernico di Udine, in origine avrebbe dovuto semplicemente introdurre la riedizione dei “Ricordi” di Domenico Barnaba centrati sul 1848 in Friuli e nel Veneto. Le memorie contemporanee, che intessono la narrazione, si sono però rivelate di una tale ricchezza di temi e di umori – per le vive polemiche che le percorrono; per l'aspra contrapposizione tra liberali moderati e democratici; e, non da ultimo, per l'intensa partecipazione popolare – da fare lievitare la ricerca. Sicché ne è uscito uno studio di ampiezza inusitata, e che in talune sue parti (il rapporto tra clero e rivoluzione, l’insediamento delle truppe austriache assedianti e i «disastri della guerra» a Gemona, le invasioni dei fondi comunali nell’aprile del 1848) approfondisce temi cruciali del Risorgimento friulano. Assunte perciò le dimensioni di un volume a sé stante, questo lavoro aspira a colmare una lacuna negli studi storiografici friulani, che mancavano fino ad ora di un vasto studio d’insieme sul ‘48 regionale.
Riprendono con grande successo e partecipazione di pubblico i settimanali "Incontri con l'Autore" organizzati dalla Biblioteca "Joppi" e dall'Assessorato alla Cultura in Sala Ajace ogni mercoledì alle 18.00 anche nel 2010. Letteratura, storia, saggistica sono trattate dagli stessi autori e da studiosi di vaglia in veste di presentatori: molte novità editoriali sono così introdotte al pubblico della città, in una delle sedi più prestigiose del Municipio di Palazzo D'Aronco, Sala Ajace. Nell'antisala sono in vendita, a cura di una sempre diversa libreria cittadina, o direttamente dagli editori, se locali, i libri che vengono presentati settimanalmente, mentre una vetrina in Biblioteca, nella centralissima Riva Bartolini, presenta una sintesi della produzione libraria dell'autore presentato. Gli "Incontri con l'Autore" sono diventati un appuntamento fisso e irrinunciabile per la città, occasione di incontro e approfondimento di vari aspetti legati alla cultura friulana e del nostro Paese in genere.
Queste le prossime novità che saranno presentate nel mese di maggio e giugno 2010:
Mercoledì 9 giugno "Sepegrepetipi", a cura di Marina Giovannelli
Mercoledì 23 giugno "Il cant dal Friul: dischi e registrazioni storiche del Friuli", di Bruno Rossi, con Franco Colussi e Pier Paolo Sancin
Mercoledì 30 giugno "Il primo Risorgimento in Friuli", di Giuseppe Marini, con Enrico Folisi
Con la presentazione del libro storico di Giuseppe Marini si conclude il ciclo 2009/2010 degli "Incontri con l'Autore", per lasciare spazio ai programmi di Estate in città. Gli appuntamenti organizzati dalla Biblioteca riprenderanno in ottobre con un ciclo di conferenze su Carlo Sgorlon.
Mercoledì 23 giugno 2010, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura con la collaborazione del Club Unesco, sarà presentato il libro “Il çant dal Friul. Dischi e registrazioni storiche del Friuli” di Bruno Rossi, edito dalle edizioni musicali Pizzicato l’anno scorso.
Ne parlano con l’Autore Pier Paolo Sancin e Franco Colussi.
Bruno Rossi, musicologo, editore e storico della musica friulana, ha dato alle stampe un repertorio di enorme interesse e di notevole mole (595 le pagine), catalogando con certosina passione e intelligente competenza l’intero patrimonio musicale registrato in Friuli, fin dalla prima incisione di canti friulani del 1909 dovuta alla Columbia Phonogram Company di New York, e fermandosi all’avvento dei primissimi CD. Un lavoro che è iniziato ormai molti anni fa, nel 1977, con un primo quadro della discografia friulana, ed è proseguito con una successiva pubblicazione, più ampia, nel 1984.
Scrive Gian Paolo Gri nell’introduzione al volume: “Le questioni che emergono dalle pagine di questo nuovo contributo sono tante e tante sono le suggestioni e le implicazioni che invitano a ulteriori ricerche, grazie alla base di dati offerta per la loro corretta impostazione. Si va dai riflessi dell’evoluzione tecnologica, alla presenza di documenti friulani fuori dal Friuli, ma le questioni aperte toccano l’imprevidenza istituzionale che ha accompagnato in Friuli lo sviluppo impetuoso della riproduzione delle tradizioni musicali regionali senza mettere in campo un minimo tentativo di coordinamento per la raccolta dei documenti che ne derivano.”
Una ricerca ampia e variamente articolata, che rende merito, oltre che all’autore, alla cultura musicale del Friuli nel suo complesso.
Mercoledì 9 giugno 2010, in Sala Ajace alle ore 18.00, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato il libro “Sepegrepetipi. La lingua dell’origine fra parola e afasia” del Gruppo udinese Anna Achmàtova. Il volume, curato da Marina Giovannelli, è edito da KappaVu.
Presenterà il libro la scrittrice Antonella Sbuelz. Leggeranno alcuni brani della ricerca Cristina
Benedetti e Maria Dolores Miotto.
“Sepegrepetipi” è un libro insolito, segreto, come il titolo che accomuna la ricerca sulla propria lingua materna delle otto autrici, e che approfondisce, attraverso riflessioni autobiografiche e flussi di ricordi, il senso di quel substrato linguistico appreso nella primissima infanzia, di cui spesso ci si vergogna, perché segna inesorabilmente le nostre origini, ma è anche lo strumento per il riaffiorare di immagini o per un ripensamento del proprio sofferto passato.
Spesso, come ricorda Alessandra Kersevan nella postfazione, la lingua materna non è neanche quella che poi è stata usata normalmente nella vita, nella scuola, nei rapporti sociali e nel lavoro. Proprio per questo la riscoperta assume un valore quasi magico, “per portare alla luce – scrive Marina Giovanelli nell’introduzione – la radice sommersa della parola, per inventare ‘parole non consumate’, spinti dal desiderio, superando gli agguati dell’afasia.”
Mercoledì 26 maggio 2010, in Sala Ajace alle ore 18.00, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, in collaborazione con il Club Unesco, sarà presentata la raccolta di racconti “Squilli di fanfara lontana” di Giuseppe O. Longo, edito quest’anno da Mobydick.
La professoressa Angela Fabris dell’Università di Klagenfurt dialogherà con l’Autore.
“Squilli di fanfare lontana” è una raccolta di ventidue racconti scritti tra il 1996 e il 2008, per gran parte inediti, che l’autore ha steso tra Trieste, la città dove per lungo tempo ha vissuto, e Gorizia, dove oggi dimora. Ma le ambientazioni, i paesaggi, il clima che in questi frammenti si respira appartengono a un’area ben più vasta, dove il virtuosismo letterario e stilistico di Longo si cimenta con personaggi sempre diversi, lungo scenari e paesaggi molto lontani, spesso inquietanti, lucidamente descritti con straordinarie capacità di analisi. Ne scaturiscono pagine di narrazione e di vita, soffi di stagioni lontane, paesaggi che tagliano l’aria, voci perdute nel tempo, luci e rumori che cambiano, strilli di gabbiani, lacrime ed erotismo, desiderio infinito di possedere l’altro.
Giuseppe O. Longo, professore ordinario di Teoria della comunicazione alla Facoltà di Ingegneria elettronica dell’Università di Trieste, accanto alla sua attività scientifica a livello internazionale, ha pubblicato tre romanzi (tra cui “L’acrobata”, edito da Einaudi e tradotto in Francia da Gallimard), nonché nove raccolte di racconti (premiate dalle più importanti rassegne nazionali e per gran parte presentate dalla Biblioteca in Sala Ajace) e una di drammi.
Recentemente, qui a Udine, ha presentato per “Vicino Lontano” l’ultimo suo saggio sulla biografia di Martino Martini, il “gesuita che disegnò la Cina”.
Mercoledì 19 maggio 2010, alle 18.00 in Sala Ajace, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura in collaborazione con il Club Unesco, sarà presentato il libro «Spezzotti.Una famiglia e un’azienda in Friuli fra Ottocento e Novecento», curato da Liliana Cargnelutti e appena pubblicato da Ribis.
Presenterà l’opera il prof. Fulvio Salimbeni, docente di storia contemporanea all’Università di Udine.
L’industria cotoniera “Luigi Spezzotti” fu fondata a Cividale nel 1857 e fu trasferita nel 1887 a Udine dove rimase attiva fino al 1986.
Mentre molte ditte di piccoli imprenditori locali, sorte nell’Ottocento, esaurirono in breve tempo il loro ciclo, la “Spezzotti” mantenne un’attività di lungo periodo, rimanendo sempre in mano allo stesso gruppo familiare e producendo cotoni che, pur tra le mutate esigenze del mercato, continuavano la tradizione della tessitura friulana e carnica. Alcuni membri della famiglia Spezzotti, in particolare il senatore Luigi, i figli Giovanni Battista e Paolo, vennero assumendo ruoli di rilievo non soltanto nel mondo imprenditoriale, ma anche in quello politico, culturale, sportivo.
Il volume, attraverso una serie di saggi – avvalendosi di documentazione e ricerche archivistiche spesso inedite – ricostruisce il percorso dell’azienda “Luigi Spezzotti” con la sua produzione tessile e insieme delinea alcune figure degli Spezzotti la cui vicenda è significativa nel quadro economico, politico, artistico e culturale friulano.
Liliana Cargnelutti già Assessore alla Cultura del Comune di Udine, si è occupata di edizioni di fonti storiche; è affermata autrice di numerosi studi sulla storia e sulle istituzioni di Udine e del Friuli.
Mercoledì 12 maggio 2010, in Sala Ajace alle 18, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura in collaborazione con il Club Unesco, sarà presentato il numero monografico della rivista “Perimmagine”, diretta da Riccardo Toffoletti ed edita dal Comitato Tina Modotti, numero dedicato alla straordinaria scoperta, avvenuta all’Archivio di Stato di Lubiana, di un nucleo di lettere inedite di Tina Modotti e del suo compagno Vittorio Vidali inviate una settantina d’anni fa all’amico Ivan Regent (Contovello 1884 - Lubiana 1967), militante e dirigente del Partito socialista nel primo dopoguerra.
Ravel Kodrič e Riccardo Toffoletti dialogheranno con il critico sloveno Miclavž Komelj, autore del saggio su Tina Modotti pubblicato sull’ultimo numero della rivista.
Dalle lettere ritrovate, emerge uno spaccato della vita avventurosa di due grandi miti del primo Novecento europeo, nel momento in cui Tina Modotti e Vittorio Vidali rientrano in Europa dopo il periodo messicano. La vita di Tina è cambiata, prevale l’impegno politico su quello artistico, con missioni speciali e difficili incarichi assunti nel Soccorso Rosso Internazionale e con l’enorme lavoro da svolgere per la Repubblica spagnola, tanto che le lettere pubblicate, e lo studio che le accompagna, cercano di spiegare, in termini del tutto nuovi, come Tina abbia vissuto il distacco dalla fotografia, il suo congedo dal mondo dell’arte.
Scrive Riccardo Toffoletti: “Dal racconto di Komelj risaltano anche le storie personali, le ansie, le nostalgie per gli amici lontani, la rabbia per i popoli oppressi, le fatiche politiche ed esistenziali, non ultime le difficoltà di vita che tanti militanti ed esuli, come i nostri protagonisti, dovettero patire negli anni in cui si espandeva il potere stalinista.”
Mercoledì 5 maggio 2010, eccezionalmente alle ore 16.00 ma sempre in Sala Ajace, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura in collaborazione con l’Università delle LiberEtà di Udine, sarà presentato il libro “Muri, lacrime e za’tar. Storie di vita e voci dalla Palestina” di Gianluca Solera, edito da Nuovadimensione nel 2009.
Presenta Pina Raso, Presidente dell’Università delle LiberEtà.
“Muri, lacrime e za'tar” è il viaggio di un pellegrino che ha evitato i tour organizzati per scoprire luoghi e persone della Terra Santa. Riunisce in sé l'anima politica e quella spirituale di un'indagine sulla gente che, trovatasi prigioniera dell'ultima ideologia etno-coloniale, resiste affidandosi alla forza travolgente della vita e a certe piccole cose, come lo za'tar (il timo) nell'olio d'oliva, in cui si intinge il pane casereccio. In tempi nei quali si sta cercando di cancellare l'identità della Palestina dalle cartografie, l'autore registra segni e parole, e documenta sia la sofferenza palestinese che le conseguenze sociali e umane dell'occupazione sugli israeliani. Attraverso associazioni della vivace società civile, incontrando politici, rifugiati e professori, vescovi e patriarchi, resistenti e gente comune, si ricostruisce tassello dopo l'altro il quadro di una terra confusa e spaccata. Nel libro possiamo ascoltare la testimonianza di un intransigente colono di Qiryat Arba che descrive Hebron da entrambi i lati; o farci condurre per mano da un rabbino tra i beduini che vivono nelle baracche alla periferia degli eleganti insediamenti israeliani a Est di Gerusalemme. Tra i Muri ci sono sempre delle fessure, e le persone di buona volontà o quelli che disperatamente cercano di vivere con dignità sanno incontrarle. E passarci attraverso.
Gianluca Solera è nato sul lago di Garda nel 1966. Dopo molti anni a Bruxelles come consigliere politico del Parlamento europeo, è partito per la Palestina nell’estate del 2004, dove ha vissuto fino alla primavera del 2005. Attualmente è direttore di programma della neonata Fondazione Euro-Mediterranea Anna Lindh per il Dialogo tra le Culture, che ha sede ad Alessandria d’Egitto. Tra le altre cose, ha pubblicato “Di città in città. Poesie sull'Europa” (1995).
Mercoledì 28 aprile 2010 alle ore 18, in Sala Ajace, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, in collaborazione con il Club Unesco, sarà presentato il DVD “La Cenerentola” di Gioacchino Rossini nell’allestimento per il Metropolitan Opera di New York di Cesare Lievi e Gary Halvorson, ed edito dalla Deutsche Grammophon nel 2010.
Il critico teatrale Mario Brandolin dialogherà con Cesare Lievi.
“Cenerentola”, opera celeberrima di Gioacchino Rossini su libretto di Jacopo Ferretti tratto dalla notissima fiaba di Charles Perrault, venne composta in tre settimane e rappresentata per la prima volta nel 1817 al Teatro Valle a Roma. All’inizio fu un insuccesso, ma dopo poche recite l’opera divenne popolarissima in Italia e all’estero.
Il primo allestimento della “Cenerentola” al Metropolitan di New York risale al 1997 e aveva visto tra i protagonisti un cast quasi tutto italiano: da Cesare Lievi, regista, magicamente ispirato a Magritte, allo scenografo Maurizio Balò, alla coreografa Daniela Schiavone, per non parlare di Cecilia Bartoli, mezzosoprano, nel ruolo di Cenerentola. L’orchestra e il coro del Metropolitan Opera curavano l’accompagnamento musicale. Nell’allestimento più recente, quello che ora è pubblicato dalla Deutsche Grammophone, cambiano i protagonisti (la splendida lettone Elina Garanca e Lawrence Brownlee), e a Cesare Lievi si affianca Gary Halvorson, ma il fascino dell’opera rimane intatto.
Cesare Lievi, nato a Gargnano sul Lago di Garda nel 1952, è l’attuale direttore artistico del Teatro Giovanni da Udine dopo la lunga esperienza, a partire dal 1996, maturata a Brescia come direttore del teatro stabile di quella città. Si è affermato come regista teatrale prima in Italia, poi in Germania e in Austria dove ha realizzato – con la collaborazione del fratello Daniele, poi interrotta dalla morte – una serie di spettacoli molto apprezzati dal pubblico e dalla critica, misurandosi con i maggiori drammaturghi europei.. E’ anche poeta (“Stella di cenere”, Marsilio), oltre che traduttore di Hoelderlin, Rilke, Trakl e Goethe.
Mercoledì 21 aprile 2010, in sala Ajace alle ore 18.00, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, in collaborazione con il Club Unesco, sarà presentato il libro “L’ultimo colpo di bora. Una sinistra riformista a Trieste” di Stelio Spadaro, edito l’anno scorso dalla Libreria Editrice Goriziana.
Presenterà Renzo Travanut, già presidente della Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia.
Come in tutto il Paese, anche a Trieste e nel Friuli Venezia Giulia si fanno sentire quanto mai urgenti le ragioni di un maturo riformismo. In questo libro, l'uomo che con una serie di scelte politiche cruciali e spesso laceranti ha lavorato di più in questi anni alla rigenerazione del Dna della sinistra regionale, riflette sul passato e sul presente per preparare Trieste e il suo territorio ai cambiamenti epocali che già colorano l'alba del XXI secolo.
Senza ipocrisie e senza la minima indulgenza verso chiunque (compreso se stesso), il ragionamento di Spadaro ci introduce nel racconto appassionato di alcuni tra gli snodi più decisivi della nostra storia recente, in un dialogo ricco di suggestioni con le voci perennemente attuali della più illustre tradizione culturale giuliana. Ma il suo è anche un contributo, potente e provocatorio come quelli che in passato lo hanno fatto amare e odiare con uguale intensità, a posizionare la Sinistra in sintonia con la sensibilità specifica di Trieste e della regione.
Stelio Spadaro, di origini istriane, una delle figure di spicco dell’intellighenzia politica triestina, già assessore alla cultura della Provincia di Trieste, ha insegnato per molti anni nei licei della città giuliana e ha recentemente pubblicato con Patrick Karslen il libro-intervista “L’altra questione di Trieste. Voci italiane della cultura civile giuliana. 1943-1955”, presentato alla sua uscita con successo in Sala Ajace.
Mercoledì 14 aprile 2010, in Sala Ajace alle ore 18, per il ciclo degli Incontri con l’Autore organizzati dalla Biblioteca Civica “V. Joppi” e dall’Assessorato alla Cultura, in collaborazione con il Club Unesco di Udine, sarà presentato il libro “Fryderyk Chopin. Il poeta al pianoforte” di Alessio Screm, appena edito da Audax Editrice di Moggio Udinese.
Presenteranno l’opera Giovanni Canciani e Paolo Maurensig.
Chopin è il sinonimo di una vita intensa di passioni, tipicamente romantica, e di un’opera immortale. L’angelo volubile e il dandy dai guanti bianchi, il compositore romantico che con il suo stile segnò profondamente un’epoca, anima ancora oggi la sensibilità e l’immaginario collettivo. A celebrare i duecento anni dalla nascita del grande genio musicale si è unita l’intera comunità culturale ed artistica internazionale, nominando il 2010 l’Anno di Fryderyk Chopin.
Ma chi era Fryderyk Chopin? E oggi chi è Chopin? Il testo di Alessio Screm vuole proporsi come una nuova scoperta del genio polacco alla luce dell’oggi, così da inaugurare la sua rinascita bicentenaria cogliendone il modello di assoluta grandezza. “Fryderyk Chopin. Il poeta al pianoforte” offre in questo modo a tutti la veste passata ed il ritratto attuale del grande artista, del fine pensatore, dell’uomo onesto, del dedito insegnante, della stella amata dall’arte e dell’eterno innamorato, costretto in un corpo fragile, ma dal cuore sempre aperto. Attraverso una scrittura avvincente e curiosa, con lettere, racconti, aneddoti, atmosfere e resoconti, il libro di Alessio Screm potrà farci sentire la voce di Chopin ed il suo canto, in comunione con tutto il mondo pronto a celebrarlo, incuriosendoci, distraendoci, educandoci.
Alessio Screm nasce in Carnia a Salino di Paularo nel 1981. Dottorando di ricerca in musicologia con una tesi inerente la musica sacra del Novecento, opera a livello didattico e nell’organizzazione di rassegne concertistiche. E’ autore di appassionati articoli di critica musicale.
Mercoledì 7 aprile 2010, alle 18, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica di Udine e dall’Assessorato alla Cultura in Sala Ajace, in collaborazione con il Club Unesco, sarà presentata la raccolta “Caravansierai” di Giuseppe Mariuz, edita nel 2009 dalla Biblioteca Civica di Pordenone.
Presenterà il prof. Gianfranco Scialino.
Secondo Scialino, “i versi di Caravansierai, essenziali e scolpiti, subito consuonano con il giudizio morale del lettore, sollecitano il risveglio di un pensiero critico e indipendente. Confortano, ammoniscono, sono antidoto che giova nei momenti di perplessità in abbondanza causati dalle mille contraddizioni in cui siamo immersi. Appaiono infine incitamento a difendere la dignità umana e come tali sono uno strumento di lotta. Il poeta, per esprimere malori e insoddisfazione, ricorre spesso a strutture epigrammatiche dalla semanticità amara. In esse dispone la casistica essenzializzata delle follie riguardanti i comportamenti massificati, dove si smarrisce l’autonomia della persona, e vi computa puntigliosamente gli atti insani scaricati sull’umanità dal cinismo subdolo della politica e dalle orrende prevaricazioni che hanno matrice negli interessi e nella volontà di potenza di istituzioni e stati”.
Il poeta Claudio Grisancich ha scritto: “ho letto Caravansierai con immenso piacere; mi trovo proprio in sintonia con il mondo poetico e morale di Mariuz; la lingua non indugia in tepori consolatori, non concede tregua al pensiero che va sempre nutrito di passione; è della specie dei Pasolini, dei Morandini, dei Maniacco, dei Giacomini… vera forza di poesia e di impegno civile”.
Giuseppe Mariuz, nato a Valvasone nel 1946, vive a San Vito al Tagliamento. Già noto al pubblico di Sala Ajace per le sue anche recenti presentazioni, è giornalista pubblicista, attivo nel campo dell’informazione culturale con interventi di carattere storico, sociale e ambientale, che hanno visto nel corso degli anni numerose pubblicazioni da lui curate. Come poeta in friulano, dopo i primi versi pubblicati in rivista alla fine degli anni Sessanta, ha pubblicato “Scur di viarta” (1985) e “Consert-Concerto (2001). Del 2006 è infine “Volti in poesia”, dove si alternano versi, prevalentemente in italiano, con le immagini di vari personaggi friulani, noti o meno noti, fotografati da Renzo Daneluzzi.
Mercoledì 31 marzo 2010, alle 18.00 in Sala Ajace, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica “V. Joppi” di Udine e dall’Assessorato alla Cultura, in collaborazione con l’Associazione Italiana Biblioteche, sarà presentato il libro “Il bibliotecario di ente locale” di Nerio Agostini, edito quest’anno dall’Editrice Bibliografica.
Introdurrà e dialogherà con l'Autore, Romano Vecchiet, Direttore della Biblioteca Civica.
Il volume si propone come un manuale che mette sotto la lente di ingrandimento il bibliotecario in tutto il suo percorso professionale all'interno della complessità dei processi di gestione delle risorse umane dell'ente locale. Vengono analizzati gli aspetti relativi alla pianificazione e programmazione dei fabbisogni compatibili con i limiti delle risorse finanziarie e focalizzati gli ambiti e gli strumenti amministrativi utili alle scelte dei decisori politici e dirigenziali per dare concretezza e dignità alla dotazione organica della biblioteca. L'opera affronta in modo approfondito i molteplici aspetti della figura professionale del bibliotecario, le sue competenze, le modalità di ricerca, selezione, accesso e inserimento lavorativo, oltre che il suo inquadramento contrattuale, il rapporto di lavoro, la formazione, l'aggiornamento professionale, la valutazione delle performance e gli incentivi possibili. L'obiettivo è quello di fornire strumenti pratici per dirigenti e responsabili di servizio, finalizzati alla gestione di una complessa figura professionale, dove strategica è la convivenza di governance, organizzazione e performance orientate alla qualità. Nello stesso tempo si offrono al bibliotecario strumenti per accrescere la consapevolezza del proprio ruolo come protagonista attivo nella gestione di un servizio fondamentale verso i cittadini.
Ma l'incontro con uno dei maggiori esperti italiani in materia di biblioteche e loro organizzazione, sarà l'occasione anche per parlare delle biblioteche pubbliche friulane, e del loro futuro.
Mercoledì 24 marzo 2010, alle ore 18.00, in Sala Ajace, per il ciclo degli Incontri con l’Autore organizzati dalla Biblioteca Civica in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e il Club Unesco, saranno presentati i libri “I Lorio, editori, librai, cartai, tipografi fra Udine e Venezia (1496-1629)” di Lorenzo Di Lenardo, giovane studioso friulano formatosi all’Università di Udine sotto la guida del prof. Ugo Rozzo, e “Alexander Wolf tra Piemonte e Friuli. Archeologia, linguistica, storia e cultura”, curato dallo stesso Di Lenardo. Entrambe le opere sono state pubblicato nel 2009 da Forum.
I due testi saranno presentati dai professori Cesare Scalon e Fulvio Salimbeni (Università di Udine), e da Silvano Cavazza (Università di Trieste).
La famiglia Lorio tra la fine del Quattrocento ed i primi trent’anni del Seicento diede vita a una vera e propria dinastia impegnata nel mondo del libro. Originari di Portese (nei pressi di Salò), ricoprirono infatti diversi ruoli: da librai ad editori, da traduttori di testi greci a produttori di carta, a tipografi, svolgendo la loro attività tra Udine e Venezia. Lo studio affronta in particolare la figura di Lorenzo Lorio, editore nella città di San Marco tra il 1514 e il 1528, che fu certamente il più importante finanziatore delle opere di Erasmo da Rotterdam uscite in Italia nei primi trent’anni del Cinquecento. Di questo personaggio viene qui offerta per la prima volta una descrizione puntuale dell’intera produzione editoriale.
Il secondo testo approfondisce, come si accennava, la figura di Alexander Wolf, attraverso i saggi di più autori. Il volume intende mettere in luce sotto diverse prospettive (archeologica, linguistica, storica e pedagogica) Alexander Wolf (1826-1904), un personaggio straordinario che, dopo aver partecipato ai moti del 1848 in Germania, fu costretto a riparare in Svizzera, in Francia e, infine, negli Stati Uniti dove ottenne la cittadinanza nel 1856. Trasferitosi in Italia, soggiornò a Venezia, Genova, Piacenza, Tortona e, quindi, a Udine dove rimase dal 1866 fino alla morte. Wolf divenne un vero motore di molteplici iniziative legate alla ricerca, alla conservazione e allo studio dei più diversi e minimi documenti sulla storia dei territori che, per scelta o per avventura, si trovò a percorrere.
Questi gli autiori dei saggi: Maurizia Lucchino, Annamaria Carini, Angelo Chiretti, Aliberto Crosetto, Marica Venturino Gambari, Anna Maria Pastorino, Sandro Colussa, Fabio Piuzzi, Bruno Londero, Sonja Kuri, Federico Vicario, Cristina Donazzolo Cristante, Liliana Cargnelutti, Francesca Tamburlini, Ugo Rozzo.
Mercoledì 17 marzo 2010, alle ore 18, in Sala Ajace, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura in collaborazione con il Club Unesco, sarà presentato il libro “Continuità e cambiamenti nel Friuli tardo medievale (XII-XV secolo). Saggi di storia economica e sociale” di Donata Degrassi, edito dal CERM nel 2009
Presenteranno l’opera i professori Gian Maria Varanini (Università di Verona) e Paolo Cammarosano (Università di Trieste).
Questo volume propone una serie di affondi in alcuni nodi problematici della storia economica e sociale del Friuli e dell'area nord-orientale d'Italia nel periodo tardo medievale, un'area regionale considerata solitamente periferica e arretrata rispetto all'Italia comunale e caratterizzata da modalità tradizionali e consuetudinarie nell'economia e nell'organizzazione sociale. Oltre ad analizzare questo particolare ambito, il libro tenta di cogliere i cambiamenti e le trasformazioni avvenuti in alcuni momenti topici di mutamento, vale a dire in corrispondenza della crisi di metà Trecento o del cambio di appartenenza istituzionale nel Quattrocento, ma anche nel passaggio da un'economia basata sulla terra ad un'altra dominata dalla circolazione monetaria. Per cercare di capire l'impatto di queste trasformazioni si è fatto ricorso ad un'ottica interdisciplinare, mettendo in relazione fenomeni economici con testi letterari che riflettevano la mentalità dell'epoca, oppure collegando le trasformazioni istituzionali con cambiamenti nel campo edilizio e urbanistico, ma anche normativo e linguistico, nel tentativo di comprendere – in tutta la sua complessità – quella particolare società.
Donata Degrassi, professore associato all’Università di Trieste, è vicedirettore del Dipartimento di storia e culture dall’antichità al mondo contemporaneo. Insegna storia medievale.
Dal 21 dicembre 2009 sono iniziati i primi traslochi del materiale librario del secondo e terzo piano della Torre libraria di Sede Centrale (Palazzo Bartolini) verso il magazzino di via Sondrio, così da creare uno spazio adeguato per ospitare altri importanti documenti, ora depositati in Casa Andriotti, la parte della Biblioteca che sarà oggetto di restauro a partire dalla prossima primavera.
Di conseguenza, fino al 15 gennaio 2010, tutti i volumi e le collane tra le collocazioni 9.I.A e 24.XII.F non saranno disponibili. Successivamente a quella data torneranno a essere consultabili le collane e i volumi già inseriti nell'OPAC Infoteca il giorno successivo alla richiesta.
Successivamente i lavori di trasloco sono stati ripresi per svuotare completamente Casa Andriotti, sistemando provvisoriamente nel nuovo magazzino di via Sondrio tutto il restante materiale librario. A seguito di questa imponente operazione, che ha comportato una decina di giorni di lavoro da parte di una squadra di sei operai, non saranno più consultabili fino a nuova sistemazione i libri della Stanza "Doppie Lettere" (con collocazioni Aa, Bb, ecc.), i cui titoli compaiono solo a schedario cartaceo.
Con i primi giorni di aprile si è iniziato lo sgombero della Sezione Musica per permettere al cantiere edile di effettuare il rifacimento e consolidamento del solaio sovrastante. La Sezione Musica sarà parzialmente trasferita accanto alla biblioteca della II Circoscrizione, in via Martignacco 146. Con l'8 aprile sono iniziati i lavori per creare un nuovo accesso alla Sezione Ragazzi, attraverso l'atrio di Palazzo Bartolini, vista l'occupazione del cantiere di tutto il sottoportico di RIva Bartolini. Di conseguenza, fino al 16 aprile 2010, non saranno consultabili le annate rilegate del "Messaggero Veneto".
Anche la Direzione sarà trasferita e confluirà provvisoriamente nella Segreteria. Si prevede che la stessa sarà operativa nella nuova sistemazione entro il 15 aprile 2010.
Mercoledì 10 marzo 2010, alle 18, in occasione degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica “V. Joppi” e dall’Assessorato alla Cultura, in collaborazione con il Club Unesco, sarà presentato il libro “Dalla danza al corpo. Potenza e desiderio: i ballerini dionisiaci” di Elsa Stagnaro, edito dalla casa editrice Mimesis nel 2009.
Presenteranno l’opera Roberto Botti (SSIS Università di Parma) e Luca Taddio (Università di Udine).
La danza di cui parla Elsa Stagnaro è un’espressione dell’essere che non riflette niente di trascendente o superiore al corpo che danza. È l’espressione viva della sensualità come intelligenza del creato e come potenza e ragione del corpo, come saggezza del desiderio inconscio di vivere e realizzare: pathos che diventa gesto, realtà sentita, percepita e pensata. È la volontà nell’esercizio della sua potenza. Nella danza le immagini che muovono il corpo e il corpo stesso che genera immagini creano un divenire costante che si cristallizza nella successione di gesti: le forme dell’essere del divenire. La danza diventa così una potente visione dionisiaca del mondo che non guarisce niente, tranne il male di vivere. Essa aiuta ad avere il coraggio di vedere la vita così com’è e di farsi carico, nonostante tutto, della necessità e della gioia di realizzare e portare a termine le forme del nostro essere.
Elsa Stagnaro, danzaterapeuta, ballerina e coreografa argentina. Diplomata in Lettere, laureata in Terapia Occupazionale, realizza studi sulle civiltà antiche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia e si forma in psicologia presso l’Istituto Jung e l’Università John Kennedy di Buenos Aires. Da più di trent’anni si dedica alla ricerca sul movimento umano e crea la Danza Spontanea. In Italia dal l986, fonda il Circolo Culturale Danza y Vida. È docente e supervisore di Danzaterapia per psicomotricisti, musicoterapeuti, insegnanti e operatori della salute in istituzioni di cura e riabilitazione.
Roberto Botti è supervisore SSIS per Scienze Umane all’Università di Parma e docente di filosofia in un liceo di Parma. È psicologo e danzaterapeuta formato alla scuola di Elsa Stagnaro. Si è occupato di problemi relativi all’identità maschile e si interessa alle questioni che concernono la formazione filosofica.
Mercoledì 3 marzo 2010 alle 18, nell’ambito degli Incontri con l’Autore organizzati dalla Biblioteca Civica “Joppi” e dall’Assessorato alla Cultura, in collaborazione con il Club Unesco, sarà presentato in Sala Ajace il romanzo “L’ultimo treno per Valujki“ di Lino Leggio, appena uscito dall’editore Nuovi Sentieri.
Introdurranno Nicola Turello (Sindaco di Pozzuolo), Enzo Cainero (Commissario straordinario dell’Azienda Villa Manin) e Dante Soravito de Franceschi (Presidente ANA Udinese).
Sarà presente l’Autore.
Un romanzo storico, quello di Lino Leggio, ambientato in Russia, nel tragico gennaio 1943. Due alpini volontari della Julia sono paracadutati nella più ostile delle nature con un duplice obiettivo: deviare sullo scalo ferroviario di Nikolajewka i raccogliticci resti delle divisioni in marcia verso la trappola ordita dai cosacchi a Valujki, ed eliminare uno spietato criminale messo a capo di un nucleo partigiano. Comincia così una missione suicida in territorio nemico, che giunge a un passo dal cambiare il corso della storia.
Basato su un minuzioso lavoro di ricerca, il romanzo, puntigliosamente rigoroso in quanto a fatti storici, sapientemente sciolto in quanto a fantasia, si dipana fino ai giorni nostri, ponendo al centro dell’intreccio un non eroe che tutti avremmo voluto conoscere: un alpino della divisione Julia, di nome Angelo.
Il ricavato della vendita di questo romanzo, che ha una tiratura iniziale di ben 20.000 copie, sarà devoluto per salvare il piccolo museo (chiuso e fatiscente) che sorge a pochi passi dal Tempio di Cargnacco dove riposano oltre ottomila caduti dell’Armir e location di una parte del romanzo di Leggio.
Nato in Slovenia nel 1944, Lino Leggio vive a Udine dal 1945. Dopo aver insegnato e praticato varie discipline sportive, è approdato alla letteratura con lo pseudonimo di “Li noleggio” facendo conoscere a un sempre più numeroso pubblico trame di romanzi di grande successo, dove si alternano lavori autobiografici ambientati nella Udine degli anni Cinquanta a indagini che riguardano la montagna: “La banda delle cataste”, “Lui non è qui!”, “Il cacciatore di valanghe – Herr Eiger”, “La maschera di enrosadira”, “L’ultima banda”, “Eigerwand 1957 - La morte non riposa”, “La quinta stagione”, “Cercando Rommel”. Romanzi presentati con sempre grande successo in Sala Ajace per il ciclo degli “Incontri con l’Autore”.
Mercoledì 24 febbraio 2010, in Sala Aiace alle ore 18.00, per il ciclo degli Incontri con l’Autore organizzati dalla Biblioteca Civica “V. Joppi” e dall’Assessorato alla Cultura in collaborazione con il Club Unesco, sarà presentato il libro di poesie “Tiere di ombre” di Umberto Valentinis, edito l’anno scorso dal Circolo Culturale Menocchio di Montereale Valcellina.
Presenterà il libro e parlerà dell’opera complessiva di Umberto Valentinis il prof. Rienzo Pellegrini, docente di letteratura friulana all’Università di Trieste.
Umberto Valentinis è nato ad Artegna nel 1938 e, dopo una lunga attività nella farmacia dell’Ospedale, vive a Udine. Ha esordito nel 1967 con le liriche nell’antologia “La Cjarande”. L’anno successivo è uscita la raccolta intitolata “Palustri”. Nel 1996 è comparso “Scoltant a scûr”. Nel 2000, il Circolo culturale Menocchio ha pubblicato “Suazes” nei Quaderni del Menocchio e ancora per gli stessi Quaderni è uscita la raccolta “Di mîl, di ombre”. Nel 2002 sono uscite due edizioni d’arte: “Corotos”, con quattro incisioni dell’autore (Edizioni del Tavolo Rosso di Corrado Albicocco) e “Bocjes dal Timâf”, con incisioni di Mario Di Jorio (Edizioni di Federico Santini). Nel 2003 è stata pubblicata la raccolta “Disuincjants”. E’ presente nelle principali antologie della letteratura friulana e in alcune antologie della poesia dialettale italiana. Valentinis si dedica, da dilettante, all’incisione e ama allestire piccoli presepi portatili, una cui fortunata mostra era stata allestita proprio nei mesi scorsi al Museo Etnografico di Palazzo Giacomelli.
Scrive Rienzo Pellegrini a proposito di “Tiere di ombre”: “Valentinis è autore che chiede impegno non generico e il suo friulano è lingua d’elezione, non demotica e spesso impervia, cifra splendida e spesso inconfondibile.(…) Il paesaggio nella poesia di Valentinis è tendenzialmente non antropizzato: i campi non propongono e non conservano traccia del sudore della fronte, escludono la presenza umana, e gli stessi toponimi si risolvono in astratta geografia della mente, uncini e bandoli per attivare il ricordo, per dare corda al percorso a ritroso.”
Un grande poeta friulano che forse – a differenza di altri – è rimasto più discosto dalle cronache letterarie di questi anni, ma mai dimenticato dalla critica più attenta, cui la Biblioteca Civica offrirà mercoledì prossimo un’occasione unica per una sua più approfondita conoscenza.
Mercoledì 17 febbraio 2010, in Sala Ajace alle 18.00, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica “Vincenzo Joppi” in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e il Club Unesco, sarà presentato il libro bilingue (italiano e sloveno) “Gospod, za tabo se bom zdaj napotil”, “Signore, dietro a te muoverò i miei passi” di France Balantič, raccolta di poesie tradotte e musicate da Mirko Špacapan ed edita l’anno scorso a Gorizia.
Presenteranno l’opera Manuela Quaranta Špacapan (Presidente dell’Associazione Cure Palliative, vedova del traduttore Mirko e promotrice dell’incontro) e Tatjana Rojc, dell’Università di Nova Gorica e curatrice del libro.
France Balantič, uno dei più grandi poeti sloveni del XX secolo, è nato a Kamnik il 29 novembre 1921, ed è morto nella notte fra il 23 e il 24 novembre 1943 a Grahovo, nei pressi di Cerknica, nel rogo della guardiola che presidiava, appiccato durante un attacco partigiano.
Solo alla fine degli anni ’80 Balantič viene riscoperto anche in Slovenia, e da allora è considerato fra i “Grandi” ed avvicinato a France Prešeren, Alojz Gradnik, Srečko Kosovel, da cui sicuramente venne influenzato nel suo intimismo di poeta mistico e appassionato, che più volte espresse il senso della tragica dissoluzione portata dalla civilizzazione, attraverso una personale visione del Sacro.
La sua produzione letteraria si intensifica proprio dopo la liberazione dal campo di concentramento di Gonars, dove fu internato nel 1942 come sloveno, e si concentra su tematiche tragiche, di morte e fuoco, in un’impressionante previsione della propria fine in circostanze drammaticamente simili a quelle da lui descritte nei suoi sonetti.
Proprio per queste sue scelte politiche la sua produzione letteraria venne censurata nel dopoguerra dalla Jugoslavia di Tito, che lo mantenne pervicacemente nell’oblio, mentre venne pubblicato a Buenos Aires nel 1956, essendo presente in Argentina una folta comunità di Sloveni, emigrati anch’essi per lo più per motivi politici.
L’Onlus “Cure palliative Mirko Špacapan-Amore per sempre” sostiene gli ammalati oncologici in fase terminale e le loro famiglie, e si prefigge di contribuire alla realizzazione a Udine di un “Hospice” che accolga tali pazienti nella fase di accompagnamento all’ultimo tratto di vita.
Martedì 9 febbraio 2010, per il ciclo degli Incontri con l’Autore organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, nell’ambito delle celebrazioni per il “Giorno del Ricordo”, sarà presentato il racconto “Dove danzavano le streghe” di Gabriella Chmet, appena edito dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia - Comitato provinciale di Udine.
Presenteranno l’opera Silvio Cattalini (Presidente ANVGD di Udine) e Romano Vecchiet (Direttore Biblioteca Civica “Joppi”):
Leggerà il racconto Titti Bisutti.
In questo racconto di Gabriella Chmet – che il Comitato provinciale udinese dell’ANVGD ha dato proprio in questi giorni alle stampe – il tema centrale e problematico delle foibe e dell’esodo, pur rimanendo motivo centrale e ispiratore della breve opera dell’autrice istriana, viene quasi avviluppato da un alone di magico mistero che trova proprio negli incontri e nelle manifestazioni di tre giovani amiche (due croate e una italiana) una particolare e positiva soluzione.
«E’ ancora una volta l'Istria – scrive nella prefazione Romano Vecchiet – con i suoi paesaggi scarni e rischiarati ora dalla luna, la sua povertà sempre affiorante, l'aspro suo territorio brulicante di erbe dalle più diverse proprietà, che si rafforza come luogo del ricordo. Ce ne possiamo anche allontanare, per molti anni, costretti dalle necessità più grevi e incalzanti, o semplicemente per sopravvivere alla brutalità della guerra, ma se vi abbiamo lasciato il cuore, l'Istria rimane sempre lì, ci aspetta anche dopo una vita passata altrove, perché quel cuore lo veniamo prima o poi a riprendere.»
Gabriella Chmet è nata a Capodistria nel 1973, ha vissuto in Istria gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, all’interno di quella comunità di italiani d’oltre confine che Tomizza definì “divisi fra un mondo e un altro, fra un’ideologia e un’altra...” Nel 2007 ha pubblicato il suo primo romanzo: Libera. Una storia istriana (Mgs Press) che l’anno scorso, per il “Giorno del Ricordo”, è stato con successo presentato a Udine. Attualmente vive e lavora a Trieste.
Il 3 febbraio alle 18.00, per il ciclo degli "Incontri con l'Autore" organizzati in Sala Ajace dalla Biblioteca Civica e dall'Assessorato alla Cultura del Comune, il prof. Mario Turello presenterà il libro "Due racconti ottomani" di Cristiano Caracci, edito nel 2009 dalla SBC di Ravenna.
In "Due racconti ottomani" vengono narrate le vicende delle colonie genovesi nel Mar Nero e nell'Egeo invase dai turchi e sottomesse all'Islam e l'invasione ottomana dell'Istria e del Friuli appartenenti alla Repubblica di Venezia. VIcende dolorose raccontate con grande pathos dagli immaginari protagonisti.
Cristiano Caracci, avvocato, è nato a Udine, dove vive, nel 1948. E' autore di diverse pubblicazioni tra cui un compendio della storia di Ragusa (l'attuale Dubrovnik) "Né turchi né ebrei, ma nobili ragusei", e il romanzo "La luce di Ragusa", ambientato a Ragusa, oltre a numerosi articoli storici e giuridici.
Per la Giornata della memoria 2010 le Sezioni Moderna, Musica, Ragazzi della Biblioteca V. Joppi e le Biblioteche di Circoscrizione hanno ritenuto di partecipare alla riflessione comune per non dimenticare, lasciando parlare le voci delle storie e delle testimonianze di chi ha vissuto e ripercorso l'inferno dei campi di concentramento.
Così sono stati selezionati alcuni brani tratti da romanzi, saggi, film, canzoni e sono stati confezionati dei piccoli rotoli, denominati rotoli della memoria, che per tutta la settimana dal 25 al 30 gennaio saranno messi a disposizione degli utenti della Biblioteca nelle sue diverse sedi, unitamente ad un depliant dove sono indicati i titoli dei testi riportati nei rotoli.
Sono stati previsti rotoli per gli adulti e rotoli per ragazzi - vista la complessità del tema essi non saranno distribuiti ai bambini di età inferiore ai 9 anni.
Presso ogni sede, oltre alla locandina, sarà esposto un testo cumulativo di tutti i pezzi citati nei rotoli che potrà essere usato come base di un tazebao dove gli utenti - e i cittadini -potranno affiggere i loro post-it con segnalazioni di altri titoli o pensieri e riflessioni.
Infine sarà disponibile alla consultazione il catalogo bibliografico realizzato per la precedente edizione della Giornata della Memoria, aggiornato al gennaio 2010.
Mercoledì 20 gennaio 2010, alle ore 18.00, per il ciclo degli Incontri con l'Autore organizzati dalla Biblioteca Civica in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura, Claudio Zanier, dell'associazione storica Tiliaventum, presenterà il romanzo di Guido Cervo "I ponti della Delizia", di recente pubblicato da Piemme.
Sarà presente l'Autore.
Nel cuore della notte, sul fronte di Caporetto, si abbatte terribile l'offensiva austro-ungarica. Il nemico che gli italiani avevano creduto sfiancato, si è ripreso e ora, complice pioggia e nebbia, cala su truppe infreddolite, demotivate e stanche, impreparate a tanta potenza di fuoco. C'è una babele di dialetti nelle trincee, uomini che maledicono, danno ordini, pregano, e spesso neanche si capiscono tra loro. In poche ore i soldati italiani si trovano in fuga, non si parla più di sconfitta ma di disfatta. I "tugnit" avanzano. I soldati allo sbando invadono città e paesi friulani ormai quasi deserti, razziano, devastano, dei civili chi può si da alla borsa nera, gli altri se ne vanno, lasciando tutto. Per sfuggire ai carabinieri, che nel caos tiranneggiano e si lasciano anche andare alla ferocia, il socialista Santini e il sergente bergamasco Tarcisio, il protagonista della storia intervenuto a difenderlo, si arruolano negli arditi, quelli che si rifiutano di dare le spalle al nemico e gli vanno invece incontro a testa alta.
Un romanzo avvincente, di veloce lettura: un quadro efficace di un evento fondamentale e traumatico della nostra storia, visto da una prospettiva insolita, grazie a personaggi assolutamente comuni. Interessante l'uso dei diversi dialetti parlati nelle trincee.
Guido Cervo (1952) è uno dei più noti e prolifici autori di romanzi storici. Vive e lavora a Bergamo, dove è insegnante di Diritto ed Economia politica. La storia lo attrae da sempre, soprattutto quella antica, in cui affondano le radici etniche, culturali, politiche e religiose della civiltà europea. Storici sono dunque i suoi romanzi tutti pubblicati da Piemme: "Il legato romano", "La legione invincibile", "L'onore di Roma" (premio Selezione Bancarella del 2005), "Il centurione di Augusto", "Il segno di Attila", "Le mura di Adrianopoli" e il suo ultimo romanzo "L'aquila sul Nilo". Le situazioni dei suoi romanzi sono frutto di scrupolose ricerche storiche. I personaggi sono in parte inventati, in parte corrispondenti a figure realmente esistite. In ogni caso, la costruzione delle storie dei protagonisti, anche se inventata, comprende minuziosamente fatti storici realmente accaduti.
Introdurrà il prof. Luigi Reitani, Università degli Studi di Udine.
L’iniziativa inaugura la rassegna “La Shoah e oltre” dedicata alla Giornata della Memoria.
Lunedì 18 gennaio 2010, alle ore 18 in Sala Ajace, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura, saranno presentati gli ultimi due libri del grande scrittore sloveno Boris Pahor, “Tre volte no. Memorie di un uomo libero” e “Una primavera difficile”.
Appartenente alla minoranza slovena di Trieste (è nato nel 1913 nel capoluogo giuliano dove tuttora vive), laureatosi a Padova e poi professore di letteratura italiana e slovena nei licei triestini, Boris Pahor ha conosciuto l’orrore dei campi di sterminio nazisti, dove venne tragicamente deportato e dove maturò il nucleo più forte e presente della sua poetica antifascista. Un testimone scomodo, in quanto rappresentante di una comunità che il fascismo di confine aveva insegnato a odiare e disprezzare, i cui nomi aveva storpiato e cancellato senza ritegno, la cui lingua aveva vietato, e le cui biblioteche aveva incendiato per cancellarne del tutto la memoria. Forse per questo in Italia è stato tenuto per tatni anni sotto silenzio, fino alla clamorosa scoperta nel 2008 del suo talento letterario con Necropoli (ed Fazi, 2008, dopo una prima uscita passata inosservata nel 2005), romanzo autobiografico sulla sua prigionia a Natzweiler-Struthof.
L’incontro udinese sarà l’occasione anche per conoscere gli ultimi sviluppi della sua infaticabile vena di scrittore, che nel 2009 ha prodotto due nuove opere, Tre volte no. Memorie di un uomo libero (con Mila Orlic, ed. Rizzoli) e Una primavera difficile (ed. Zandonai).
Mercoledì 13 gennaio 2010, in Sala Ajace alle ore 18, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica “Joppi” e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato il libro “Giustina” nei ricordi di “Mascotte”. Una marchesa nella Resistenza udinese 1943-1945, di Alberto Picotti, edito a Udine dall’Associazione Partigiani Osoppo nel 2008.
Presenterà l’opera il prof. Paolo Strazzolini (Università di Udine).
Il libro ricostruisce – attraverso i diari dei protagonisti, quello della nobildonna udinese Lucilla Muratti, detta “Giustina”, e del giovanissimo Alberto Picotti, detto “Mascotte” – una pagina inedita della resistenza friulana, più silenziosa forse, ma altrettanto audace e pericolosa, condotta in città da una marchesa monarchica che ha nel suo gruppo un partigiano poco più che bambino.
Sono pagine che fanno da sfondo al tema conduttore del libro, che rimane la guerra, una guerra con le sue tragedie viste da vicino: dai treni dei deportati in partenza dalla stazione di Udine, all’eccidio di Colloredo di Prato, al supplizio di Cecilia Deganutti, una delle protagoniste del libro.
Ne è nato un racconto di grande suggestione che parla di una ribellione che ha accomunato anche strati sociali diversi in nome di una comune battaglia per la dignità del nostro Paese e per la libertà dai nazisti invasori e dai loro complici.
Alberto Picotti è nato a Udine nel 1929. Dopo l’esperienza partigiana raccontata in questo libro, fece parte del gruppo di scrittori di “Risultive” cui offrì interessanti contributi poetici. Hanno fatto seguito molteplici saggi e monografie su temi di storia e cultura friulana, spesso in materia di emigrazione (Emigrazione, significato di un ricordo, 1985; Quell’alba sul lago Kivu. Settant’anni di emigrazione friulana in Randa, 2000, con Gian Alberto Tomini e prefazione di Stanislao Nievo), di cui Picotti è in Friuli uno dei massimi e riconosciuti esperti.
Con ordinanza del Sindaco del 27 ottobre 2000, una parte della Biblioteca Civica "Vincenzo Joppi" è stata dichiarata inagibile. Il materiale che qui si conserva (tutti i manoscritti del fondo Joppi, Principale, Manin e Del Torso, nonché varie collezioni a stampa antiche, tra cui il Fondo Del Torso e la libreria dei fratelli Joppi) viene comunque prelevato per gli utenti che ne facessero richiesta dal Direttore della Biblioteca o dalla Responsabile della Sezione manoscritti e rari, grazie a una speciale autorizzazione del Servizio Prevenzione e Protezione, e su prenotazione.
Rimane normalmente aperta la consultazione dei manoscritti dell'Archivum Civitatis Utini secondo le consuete modalità antecedenti la chiusura e con i seguenti orari: lunedì, martedì e giovedì 8.30-12.30; 15.00-18.00; mercoledì e venerdì 8.30-12.30.
Per qualsiasi informazione, rivolgersi alla Responsabile della Sezione manoscritti e rari dott.ssa Francesca Tamburlini (tel.0432-271586).
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