
Fino al terribile terremoto del 1511, che ne distrusse gran parte, il Castello di Udine era cinto da mura e turrito. La sua ricostruzione iniziò nel 1517 e durò per quasi tutto il secolo. In età veneziana, il Castello era la sede del rappresentante dell’autorità repubblicana, il Luogotenente della Patria. Costui, avvertendo la crescente tensione tra le due fazioni cittadine, la sera prima del giovedì grasso ne convocò i capi, che si scambiarono gesti di pace. Il giorno seguente, tuttavia, la carneficina ebbe inizio e il Luogotenente rimase inerme ad assistere agli eventi dal Castello.
Di probabile costruzione trecentesca, la porta d’Aquileia segnava verso sud il limite della città. Secondo una cronaca, Antonio Savorgnan la varcò all’alba del giovedì grasso con 1500 contadini e popolari armati, per affrontare gli imperiali che minacciavano la città; non trovandone però traccia, la folla tumultuosa venne fatta rientrare per la stessa porta, in un crescendo di rabbia ed eccitazione.
Il quartiere della ricca e nobile famiglia dei Savorgnan, con numerosi palazzi, si trovava nei pressi della chiesa di S. Francesco, nell’area dell’odierna via Savorgnan. Nelle corti e nelle strade di questa contrada, all’ora di pranzo, gli uomini agli ordini di Antonio Savorgnan vennero serviti di cibo e vini. Nei pressi vi era il pozzo di S. Giovanni, dove nel corso degli scontri furono gettate alcune persone. Nell’area di Piazza Venerio (già place de rovine) sorgeva invece un palazzo Savorgnan raso al suolo nel 1549 come pena per i crimini commessi durante la faida nobiliare che seguì la rivolta del 1511.
Adiacente al quartiere dei Savorgnan vi erano i palazzi dei Della Torre (o Torriani), una delle famiglie nobiliari a capo della fazione strumiera. L’edificio principale sorgeva nell’area ora elevata di Piazza XX settembre, e fu tra i primi ad essere saccheggiato e addirittura bombardato dalla fazione zamberlana con due pezzi d’artiglieria sottratti alla santabarbara del castello.
Anche questo palazzo sarà abbattuto per ordine del veneziano Consiglio dei Dieci nel ‘700, a causa dei crimini efferati di Lucio Dalla Torre.
Il Borgo Grazzano, che venne incluso nella cerchia cittadina dal Trecento, aveva inizio dalla porta omonima, di cui rimangono alcune tracce nell’attuale via Battisti. Qui sorgevano alcune case e palazzi di strumieri (Soldoniero de Soldonieri, Augustin di Partistagno) che furono assaltate nel corso della lotta.
Più in là, dallo slargo oggi occupato da piazza Garibaldi, si andava verso borgo Cussignacco o verso i gorghi (via Crispi, via Gorghi), teatro di altri scontri.
Anche questa contrada, che rientrò nel perimetro cittadino nel tardo medioevo, fu teatro di scontri e saccheggi. Qui si trovavano, tra gli altri, anche i palazzi di Zuanlunardo e Polidoro della Frattina, esponenti della fazione strumiera.
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