Dal latino bractea, che vuol dire foglia, indica una sottile lamina
d’oro o d’argento usata come rivestimento di statue, mobili, oggetti
d’oreficeria, ma anche come applicazione da cucire sulle vesti, spesso decorata
a stampo con un punzone o modano. Si tratta in genere di opere di modesto valore
artistico, che utilizzano una tecnica elementare e perciò potevano essere
fabbricate con facilità.
La nostra con l’immagine di S. Teodoro presenta una
figura del tutto stilizzata e per questo è indizio di grande interesse delle
tendenze artistiche altomedievali. La leggenda relativa al santo si diffonde
solo nel IX secolo, per cui forse il nostro pezzo è un prodotto locale che imita
modelli orientali.
In Calabria vi erano miniere d’argento, attive al tempo
del conte Ruggero e di Gioacchino da Fiore. Presso Stilo vi era una scuola di
argentieri, forse di antichissima tradizione, che produceva arredi sacri per uso
liturgico.
EnkolpionCroce a due valve che presenta sulla faccia principale l’immagine del Cristo in croce e al retro la Madonna. Di chiara origine orientale, spesso sono documenti dei rapporti tra varie zone d’Italia, in particolare dell’Italia bizantina, con i grandi santuari della Siria e dell’Egitto che si mantenevano vivi anche mediante i frequenti pellegrinaggi oltre che per i rapporti epistolari e i trasferimenti dei monaci.
Riza o MantaCornice d’argento, spesso decorata a sbalzo o a cesello, intorno alle figure dei santi raffigurate nelle icone. Compare in Russia a partire dalla fine del XVIII secolo quando si diffuse la moda di lasciare scoperti solo il volto e le mani.
Icona
Deriva dalla parola greca eikon, che indica immagine e compare nel latino
medievale e poi in italiano a partire dall’umanesimo. Nell’arte e nella cultura
bizantina designa un’immagine portatile, dipinta su legno o su tela ed eseguita
a tempera ad encausto e anche con smalto, argento e oro. Nata nel V sec. d. C.
nei territori dell’impero bizantino, dal XII secolo si diffuse in Russia ove
rimase viva nella tradizione popolare fino al XVIII secolo. Numerose icone
furono disposte nell’iconostasi, recinto nelle chiese che separava lo spazio
riservato al clero (presbiterio) da quello accessibile ai fedeli (quadratum
populi). In origine nelle chiese paleocristiane l’iconostasi era un recinto di
legno o di pietra, talora in marmo lavorato. Al tempo dell’iconoclastia la sua
decorazione fu solamente geometrica e quindi riportò le figure dei santi e della
divinità dal tardo IX sec. d. C. Nel basso medioevo e nei secoli successivi
l’iconostasi viene costruita in legno e contiene numerosissime icone che sono
disposte secondo un preciso ordine gerarchico. Ne esistono ancora molti
esempi dal Mar Nero all’Adriatico, dall’Egeo allo Ionio, nei territori in cui la
cultura bizantina fu predominante
Dal punto di vista estetico, l’icona è
caratterizzata da una certa uniformità del disegno realizzato spesso con modelli
geometrici sempre ripetuti, dall’uso particolare della prospettiva, da un
simbolismo nella scelta dei colori.
Hodigitria Designa la Madonna che indica la strada. L’immagine ha un posto privilegiato
nell’iconografia della Madonna. E’ la rappresentazione prediletta nel mondo
occidentale, benché sia di origine orientale. Il nome deriva da un miracolo
attribuito alla Madre di Dio, che sarebbe apparsa a due ciechi. Toccandoli
con la sua mano li avrebbe guidati fino al santuario dell’Hodigitria, dove essi
avrebbero riacquistato la vista.
Il santuario, costruito da Michele II (842 –
867) era anche chiamato Chiesa delle Guide perché i comandanti dell’esercito si
riunivano in preghiera davanti alla sacra immagine prima delle loro campagne
militari..
Il termine designa le pie donne che portarono la mirra per ungere il corpo di Cristo e imbalsamarlo. A loro apparve l’angelo che indicando la tomba vuota spiega il miracolo della resurrezione.
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