Luigi Ciceri (Tricesimo, 1911-1981) laureatosi in Medicina e Chirurgia consegue diverse specializzazioni e crea il reparto stomatologico all’Ospedale Civile di Udine, di cui tiene il primariato fino al pensionamento. La sua passione letteraria inizia durante gli studi liceali interessandosi alla figura di Ippolito Nievo, cui dedica interessanti studi ed una mostra nel 1961; Nel dopoguerra nasce anche l’amicizia con Pier Paolo Pasolini, di cui pubblica a sue spese il volumetto Tal cour di un frut.
Strenuo sostenitore dell’identità friulana, è cultore appassionato della storia e delle tradizioni friulane di cui ama raccogliere le testimonianze più varie atte a documentare la peculiarità della terra e della gente friulana. Inizia la sua attività nella Società Filologica Friulana, ricostruendone la Biblioteca e curando il settore editoriale con la pubblicazione di vari volumi, crea le “collane” dei numeri unici annuali, degli ex voto, dei racconti popolari e delle aggiunte al Pirona; dirige alcuni periodici “storici” quali Sot la Nape e Il Strolic furlan, collabora con Ce fastu? e determinante è il suo contributo all’acquisto del Palazzo di via Manin sede della Filologica.
Cura l’allestimento di varie mostre: l’ultima è dedicata alla Religiosità popolare a Pordenone nel 1980.
Originaria di Buia (1920 – Tricesimo, 2000), figlia della poetessa Maria Forte, laureatasi in lettere presso l’Università di Padova con una tesi in filologia romanza sul “Matrimonio in Friuli”, in seguito continua ad approfondire gli studi sulle tradizioni popolari, la poesia e la letteratura, affiancandoli all’insegnamento; pubblica diversi inediti di Ippolito Nievo, fra cui le Lettere garibaldine edite da Einaudi (1961) e contribuisce a far conoscere di Pier Paolo Pasolini l’opera poetica (Tal cour di un frut) e di teatro (I Turcs tal Friûl); agli scritti sulla linguistica friulana affianca l’importante lavoro per il recupero e la valorizzazione della narrativa popolare, con i volumi dedicati ai Racconti popolari in Friuli, fedele trascrizione della memoria orale collettiva.
Costanti gli interessi in ambito demologico che dagli argomenti più ampi si sono specializzati sugli usi e le consuetudini della vita tradizionale, ricerca che approda nei due tomi dedicati alle Tradizioni popolari in Friuli (1982). Il contributo offerto per la valorizzazione dell’etnografia friulana le procura diversi premi, quali il Pitrè (Palermo), il Risit d’aur (Percoto) e l’Epifania (Tarcento). Importante e innovativo il lavoro che dedica alle feste tradizionali in Friuli, realizzato insieme alla fotografa Olivia Averso Pellis.
Dopo la morte del marito dona, nel 1985, ai Civici Musei di Udine un gruppo di 28 statue lignee, al Museo delle Arti e Tradizioni popolari di Tolmezzo la raccolta di ritratti popolari, al Museo Civico di Pordenone le ceramiche e al Museo Diocesano di Arte Sacra di Udine i vetri devozionali dipinti.
Con volontà testamentaria per la ricostituzione del Museo Friulano delle arti
e tradizioni popolari destina la preziosa collezione etnografica e artistica
(2000 manufatti circa) frutto dell’attenzione e della passione demologia
condivisa con il coniuge
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