Castello di Udine, Sala didattica
15 Aprile – 15 Maggio 2005
Orario
Da martedì a domenica
9.30-12.30 / 15.00-18.00
Lunedì chiuso
Per informazioni
tel. +39 0432 271591 – fax +39 0432 272982
civici.musei@comune.udine.it
Verso la seconda metà dell’Ottocento, il Giappone è scosso da una serie di imponenti sconvolgimenti politici e sociali che pongono fine all’isolamento e alla chiusura al mondo esterno voluta fin dalla prima metà del XVII secolo dalla classe politica al potere, quella dei samurai. La ripresa del commercio e dei rapporti con le altre nazioni immette nel mercato antiquariale una straordinaria quantità e qualità di manufatti d’ogni genere. Lo dimostrano il ricco patrimonio del Museo Orientale di Genova interamente acquisito da Edoardo Chiossone (1833-1898) durante gli anni di permanenza in Giappone, la collezione del Museo d'Arte Orientale di Venezia, comprendente abiti e accessori, armi, armature, sculture, carte e dipinti costituita da Enrico di Borbone conte di Bardi (1851-1906) durante il viaggio intorno al mondo compiuto dal 1887 al 1889 e allestita a Ca’ Pesaro dal 1928, la raccolta dell'inglese Frederick Stibbert (1838-1906), uno dei primi collezionisti ad interessarsi agli armamenti dell'Oriente, anche Estremo, che nella villa di Montughi, alla periferia di Firenze, ha dato vita ad una straordinaria ed eclettica raccolta di armi europee, giapponesi, arabe, turche, persiane, indiane e tutte conservate nell’edificio da lui accuratamente restaurato. A Roma nel 1957 grazie ad una convenzione tra lo Stato e l'Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente viene inaugurato il Museo nazionale d'Arte Orientale che raccoglie oggetti artistici dall'età preistorica ai tempi più recenti dalle regioni asiatiche. Non da ultimo, il Civico Museo d'Arte Orientale di Trieste, recentemente allestito nel Palazzetto Leo, che ospita le collezioni e gli oggetti d'arte orientale, ma anche memorie e ricordi di viaggio, armi, strumenti musicali, testimonianze di vario tipo e reperti di carattere etno-antropologico, provenienti da tutta l'area asiatica, in particolare dalla Cina e il Giappone, e acquisiti dai Civici Musei di Storia ed Arte a partire dalla seconda metà del XIX secolo.
A tutte queste importanti realtà si può aggiungere la piccola ma apprezzabile raccolta di armi giapponesi e indonesiane dell’armeria dei Civici Musei di Udine, solitamente conservata ed esposta a Villa Manin di Passariano, la cui origine è riconducibile all’interesse di alcuni collezionisti friulani come il medico Giuliano Mauroner che, tra Otto e Novecento, ha messo insieme una cospicua collezione d’arte comprendente dipinti, suppellettili ecclesiastiche, sculture, strumenti musicali, mobili ed armi confluita, per volontà testamentaria, nelle raccolte museali cittadine.
Con l’occasione del Far East Festival , quest’anno giunto alla sua settima edizione (22-29 aprile), i Musei Civici udinesi presentano una trentina di armi giapponesi e indonesiane recentemente restaurate.
Nel percorso espositivo trovano largo spazio le spade lunghe (katana) e corte (wakizashi) giapponesi e i kris indonesiani, un'armatura da samurai del tipo Yokohagi-do-gosoku riconducibile agli anni a cavallo tra XVII-XVIII secolo e due cappelli da guerra (jingasa), generalmente indossati dalla fanteria. Fanno parte della mostra anche gli archi, simboli di forza guerriera e di poteri di concentrazione con le loro frecce e faretre e una raccolta di armi in asta tra le quali si distingue la naginata, una lancia che veniva utilizzata anche dalle donne, educate fin dall’adolescenza all’uso di quest’arma. Fra le armi da fuoco è esposto un moschetto (teppo) dove il drago fra nuvole e lo stemma della famiglia nobiliare dei Tokugawa, ageminati in argento, costituiscono l’elemento decorativo della canna in ferro. Suscitano grande interesse e suggestione la tarda ottocentesca spada (tachi) con fodero e impugnatura in avorio intagliato a bassorilievo raffigurante Scene di uomini in armi e il piccolo pugnale (kaiken ), solitamente portato dalle donne nella scollatura del kimono.
Stampa pagina