La parte epigrafica e monumentale, in pietra, della sua collezione, fu portata nella villa di Buttrio, ove ancora si conserva gran parte, per quanto depauperata da furti e manomissioni. Lì si realizzò nella prima metà dell’Ottocento un giardino archeologico, su modello anglosassone, che non ha molti confronti nell’Italia nordorientale, ma cui si può accostare il giardino del museo archeologico di Aquileia, che deriva dal medesimo gusto. La parte mobile della sua collezione, comprendente monete, gemme, terrecotte, ambre, vetri si conservava nella sua casa di Udine, in via Savorgnana, di fronte all’attuale palazzo Morpurgo.
Sulla base dell’inventario la collezione di Toppo dovrebbe comprendere 543 oggetti di vetro. Nel corso del riscontro effettuato per la pubblicazione del catalogo generale si è constatato che quaranta numeri non sono presenti, mentre altri oggetti risultano privi di numero: dal computo teorico dovrebbero mancare una quindicina di numeri, ma non è detto che siano stati usati tutti solo per i vetri, che venivano usualmente inventariati insieme con il restante materiale e va detto anche che alcuni oggetti di vetro furono catalogati (ripetendo i numeri di scheda) tra i gioielli.
La collezione è assolutamente ragguardevole:
essa era la principale raccolta privata nell’Italia settentrionale e per questo
fin dalla metà dell’Ottocento fu volentieri fatta ammirare dal
proprietario ai visitatori.
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