Inaugurazione:
Martedì 17 maggio, ore 18.00, Castello
Le ragioni di una mostra

Dopo oltre 120 anni dal lascito di Francesco di Toppo, il Comune di Udine onora uno dei benefattori che arricchirono il museo e gli diedero un notevolissimo impulso. L’occasione è venuta dall’intervento del Comitato Nazionale Italiano dell’Association Internationale pour l’Histoire du Verre che ha elaborato un piano per la pubblicazione di un corpus di tutti i vetri antichi conservati nelle raccolte pubbliche del Friuli, corpus che per il primo volume è stato interamente finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia. In occasione della pubblicazione del catalogo, che per la prima volta presenta in maniera organica i vetri antichi, sono esposti tutti i cinquecento vetri della collezione di Toppo, cui si aggiungono materiali da altre collezioni conservate in museo.
Il museo di Udine, inaugurato ufficialmente nel 1866 e aperto dopo un
lungo lavoro di preparazione locale, accolse fin dall’inizio una serie di
oggetti archeologici che l’Accademia di Scienze, Lettere e Arti aveva raccolto,
grazie ai suoi associati, da rinvenimenti casuali effettuati in città e nel
Friuli centrale fin dagli ultimi decenni del Settecento.
Un
salto di qualità si ebbe nel 1883 con la donazione della grande collezione di
Francesco di Toppo, raccolta da lui e da suo padre, con materiali provenienti in
misura prevalente dalla città di Aquileia, dove la famiglia di Toppo aveva vasti
possedimenti.
Francesco di Toppo, letterato, ma specialmente amministratore e uomo politico della Udine dei decenni centrali dell’Ottocento accolse nella sua casa di Udine (mentre le epigrafi e il restante materiale lapideo venivano disposti artisticamente nel suo giardino di Buttrio) il materiale mobile provenente dai rinvenimenti e dagli scavi che nel periodo invernale i suoi contadini effettuavano nei suoi possedimenti ad Aquileia, i quali si estendevano in special modo alla Colombara, inglobando i terreni della necropoli posta ai lati del decumano massimo della città, della strada antica diretta all’odierna località di Villa Vicentina e a ovest della città presso la Bacchina, lungo la sponda occidentale del fiume Natissa. Il materiale archeologico sembra provenire per lo più dalle indagini effettuate negli anni tra 1859 e 1880, circa, di cui abbiamo notizie in parte dallo stesso di Toppo e soprattutto dal primo volume del Corpus Inscriptionum Latinarum, - redatto a cura dell’Accademia delle scienze di Prussia sotto la direzione di Teodoro Mommsen nella seconda metà dell’Ottocento, - che comprende peraltro anche altre iscrizioni di proprietà della famiglia già dalla fine del Settecento, provenienti da rinvenimenti aquileiesi, anche nella necropoli di S. Stefano.

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