Musei

Archeologia, tradizioni popolari, grafica, design, affreschi del Tiepolo...
Teatri

I link ai teatri di Udine, "Giovanni Da Udine", Teatro Club, Contatto...
Cinema

Il "Visionario", uno spazio per la cultura in città: cinema, mediateca...
Biblioteche

La Biblioteca "Vincenzo Joppi" memoria storica della città, le Sezioni Moderna e Ragazzi e ...
Ospitalità

Gli alberghi, i bed and breakfast, gli agriturismi ...

La produzione vetraria nell’antichità.
Importazioni di materie prime, di semilavorati e riciclaggio del materiale

In seguito a un’attenta serie di analisi scientifiche e grazie agli ultimi rinvenimenti si riscontra oggi una precisa tendenza  nel campo degli studi, secondo la quale la diffusione dei vetri finiti, molto fragili, sarebbe stata limitata, mente si dovrebbe pensare a una vasta commercializzazione delle materie prime, in special modo del natron egiziano e delle sabbie della costa siro-palestinese, particolarmente adatte per la lavorazione del vetro. Alcune notizie in tal senso ci vengono dalle fonti antiche  in special modo da Plinio il Vecchio.  Questi indica con precisione due località dove si trovavano sabbie adatte a far vetro: la foce del Belus (oggi chiamato Na’ Mân Nâhal, un piccolo fiume che scorre tra Haifa e S. Giovanni d’Acri in Israele e una ridotta area costiera in Campania, tra Cuma e Literno, presso la foce del Volturno.

Nell’alto medioevo, già a partire dal periodo bizantino, la forma dei semilavorati cambia, assumendo l’aspetto di una sorta di fungo. Oggetti del genere sono stati individuati anche ad Aquileia nell’area del così detto Patriarcato.
Si aggiunga poi la documentata diffusione di blocchi semilavorati, provenienti dal Mediterraneo orientale, che erano alla base di   una produzione secondaria molto diffusa.
 Dall’epoca romana fino ai giorni nostri è poi ampiamente documentata la diffusa pratica del riciclaggio, che convogliava verso centri di raccolta e di riuso vetri di diversa cronologia e provenienza, come è dimostrato per il tardo II sec. d. C. dal carico della così detta Iulia felix, il relitto recuperato pochi anni fa al largo di Grado.
Per molto tempo la possibile individuazione di officine e centri per la produzione del vetro si è basata soprattutto sul numero complessivo degli oggetti in vetro rinvenuti nelle varie aree e località e sulla relativa frequenza di alcune forme. Oggi in molte zone mediante l’intensificata ricerca di superficie e l’ attività di scavo, che spesso hanno fatto emergere resti di fornaci o comunque scarti di lavorazione (che richiedono di essere ben distinti dalle deformazioni dei frammenti vitrei prodotti da incendi verificatisi in alcuni luoghi) che vanno senza dubbio riferiti a officine vetrarie. Ovviamente il riconoscimento di questi è estremamente diversificato nelle diverse zone e dipende, oltre che dal caso, anche dal volume dell’attività di ricerca che nei singoli distretti è stato condotto ed è stato oggetto di studio e  di pubblicazione.
Nelle cartine che seguono si riassumo i dati disponibili al momento (anno 2005).
Per la prima età imperiale i centri documentati sono ben pochi, ma è da pensare che almeno per le produzioni correnti che richiedono impianti semplici e che possono  essere state realizzate anche da maestranze itineranti, il numero dei luoghi di produzione fosse molto più elevato. Oggi sappiamo che specialmente alcune aree dell’Italia settentrionale furono interessate dalla produzione vetraria. Tra queste spiccano la Liguria, specialmente la sua parte occidentale (da cui si sarebbe poi sviluppato un artigianato specifico anche in epoca recente), il Canton Ticino e sulla costa la zona di Adria. Probabilmente vi fu almeno un’officina vetraria della fine del I sec. d. C. ad Emona – Ljubljana.

Per il tardo impero la documentazione è più abbondante e quindi presumibilmente più vicina al vero, come si ricava dalla seguente cartina. Per la costa adriatica possiamo ricordare  Ravenna. Altre aree di produzione vi furono nelle vicine province, ad es. in Pannonia (specialmente nella città di Poetovio-Ptuj) e in Dalmazia, in particolare nel territorio di Zara.

La conoscenza della produzione vetraria nell’alto medioevo dipende dalla scelta dell’indagine archeologica, che in linea di massima ha privilegiato i centri più importanti. La situazione allo stato attuale è riassunta nella cartina seguente, in cui si osservano vistose lacune, ad esempio per quanto riguarda Forum Iulii ove una produzione del genere pare del tutto plausibile, anche se finora non attestata. Si è inserito qui anche il centro di Venezia che per tutto il medioevo e  fino all’età moderna ebbe un’importanza predominante, venendo ad assumere la funzione che prima probabilmente aveva avuto Aquileia.


 

ultimo aggiornamento: 04/12/08 - Stampa pagina Stampa pagina

Cerca nel sito




In evidenza

Giornata della Memoria 2012

 

Hic sunt leones

 

Le mostre in città

 

 

Le Card museali

card museali

Scopri i vantaggi delle CARD Museali e i musei aderenti