
Il giorno
11 marzo alle ore 18 si aprirà in Castello a Udine una mostra organizzata dai Musei
provinciali di Salerno, intitolata
“Nel mare delle Sirene”. La mostra si inserisce nell’ambito
delle iniziative culturali del Comune dedicate all’approfondimento della tematica femminile, particolarmente
presente nel mese di marzo. L’argomento ripropone la forza del mito che ancora nel Novecento ha ispirato molti
artisti attivi nel territorio della costiera amalfitana. Specialmente qui, come ci narra il famosissimo mito,
le sirene incantavano con la loro voce melodiosa i naviganti, ma l’astutissimo Odisseo si fece legare all’albero
della sua nave e mise tappi di cera agli orecchi dei suoi marinai. Così, per adempiere il fato che aveva disposto
che le sirene sarebbero vissute finché con il loro canto avessero ammaliato i naviganti, queste si precipitarono in
mare, diventando rupi. Partenope morì a Napoli, Leucosia a Paestum e così via. Come ci narra il geografo Strabone,
che scrive all’incirca nell’età di Augusto, gli antichi chiamavano propriamente Sirene le isole dinanzi a Positano.

Figura intermedia tra l’animale e
l’uomo la sirena (che talvolta in antiche raffigurazioni porta la barba) in
origine simile alle arpie (donne-uccello) costituisce uno di quegli esseri
straordinari che fiorirono specialmente nella fase prearcaica della cultura
greca, frutto della suggestione di modelli mediorientali, e che, come altre
immagini ambigue, tra cui i noti centauri o i tritoni, uniscono in sé elementi
positivi e negativi. Le sirene dunque il fascino ambiguo della tentazione della
morte, celato dietro l’incanto della musica. Dal periodo tardoantico, quando la
sirena assume stabilmente le fattezze di donna-pesce, essa rappresenta la
tentazione, che per molti cristiani è intimamente connessa all’immagine
peccaminosa della donna.
Trasformata nei racconti medievali dell’Europa
settentrionale in Melusina o provvista di una doppia coda, la sirena percorre
larga parte della letteratura occidentale quasi fino ai nostri giorni (occorre
citare Andersen o Walt Disney?), e alla fine dell’Ottocento approda stabilmente
alla produzione artistica della scuola napoletana. Una sirena distesa sugli
scogli con il Vesuvio sullo sfondo promuove a Napoli nel 1901 il nuovo secolo e
anche la festa di Piedigrotta. Ma soprattutto per impulso dei numerosi tedeschi,
pittori e scrittori, attivi sulla costiera amalfitana tra le due guerre, i
maestri ceramisti di Vietri, eredi di una tradizione plurisecolare, riprendono
l’antico tema che sanno esprimere con sensibilità tutta nuova, mediterranea e
“classica” ad un tempo.
Il rapporto con i musei provinciali di Salerno non si esaurisce con questa mostra, ma continua il giorno successivo
e sperabilmente darà i suoi frutti anche più avanti nel tempo. Il
12 marzo, alle ore 17,30 presso
il Museo di Ragogna si inaugurerà una seconda mostra allestita dai Musei provinciali di Salerno, diretti con tanta
passione e competenza da Matilde Romito. Essa, che si intitola
“Recupero di un patrimonio minore”, riguarda le immagini sacre realizzate con piastrelle disposte
all’esterno della case nel Salernitano, e perciò in qualche modo risponde alle
attente indagini sull’iconografia popolare effettuate dai responsabili del museo
di Ragogna. Le due mostre salernitane saranno esposte in Slovenia all’inizio del
prossimo mese di settembre.
Castello Dal'11 marzo al 25 aprile 2005
Orario:
da Martedì a Domenica mattina
mattina:
9.30-12,30
pomeriggi: 15.00-18.00
Referente per informazioni
Maurizio Buora
Conservatore Civici Musei di Udine
e.mail
maurizio.buora@comune.udine.it
tel.0432.271977 - Fax: 0432.271982