
Atrio del Castello
Materiali esposti:
Giornali e riviste illustrate italiane e straniere,
libri e documenti, oggetti di propaganda e “giochi di guerra” dell’epoca.
Per fare la guerra i governi devono poter contare sul massimo consenso e sostegno attivo delle popolazioni che con il lavoro, l’entusiasmo e il contributo finanziario finiscono per sostenere gli altissimi costi del conflitto, sopportando nel contempo l’estesissimo e quasi generalizzato lutto collettivo imposto dalla guerra. Il convinto o quantomeno manifesto consenso delle popolazioni viene ottenuto attraverso la propaganda e la complessiva mobilitazione della società. L’assistenza pubblica e la beneficenza privata fronteggiano le crescenti necessità dei familiari dei combattenti, mentre scuole, istituzioni, quotidiani e giornali illustrati divulgano le ragioni del conflitto.
Vengono stampati milioni di manifesti e cartoline illustrate e nascono giornali e riviste illustrate dedicate ai combattenti e alle loro famiglie per far conoscere e rendere popolari i volti dei governanti e dei capi militari, così come i principali luoghi, fronti e battaglie del conflitto.
Nella mobilitazione senza precedenti della società di guerra, anche i bambini
vengono “arruolati” quali attori/attrici di una fantastica e irreale
“guerra-gioco”. La propaganda di guerra li ritiene infatti specialmente adatti a
sostenere il ruolo di “piccoli soldati” nelle cartoline illustrate umoristiche,
ma anche quello, più serio, di figli/e e fratelli/sorelle di combattenti in
trepidante attesa negli innumerevoli manifesti stampati per accrescere lo
spirito combattivo nelle popolazioni e incoraggiare la raccolta di fondi per il
finanziamento della guerra.
Stampa pagina