Nell’ambito delle iniziative “Udine capitale della guerra, capitale della pace”, è presente in Castello la mostra “La moneta di necessità: da Caporetto ai miniassegni”.
Con questo termine si definisce la moneta o la cartamoneta realizzata per avvenimenti speciali (assedi, crisi economiche, inflazione, scarsità di materie prime) come surrogato provvisorio della monetazione ordinaria di uno stato, territorio o città. In Italia già per gli assedi del XVI secolo si batterono tali monete.
In epoca napoleonica per gli assedi di Mantova e Palmanova apparvero le prime cartemonete ossidionali. Emissioni d’emergenza furono poi realizzate da governi rivoluzionari provvisori (Governi provvisori nel 1848 a Venezia, Osoppo e Palmanova). Furono monete d’occupazione le emissioni metalliche o cartacee utilizzate durante campagne militari: i Buoni del Comune di Udine e di Buia; le emissioni della Cassa Veneta dopo Caporetto; le varie emissioni della seconda guerra mondiale (occupazioni tedesca, inglese, americana, iugoslava).
Nella mostra ha uno spazio determinante la cartamoneta emessa dal Comune di Udine dopo Caporetto. Tra le molte esigenze immediate non secondaria fu la carenza di circolante monetario, soprattutto nei valori di taglio basso per sostenere un pur minimo commercio. Soltanto nei primi mesi del 1918 si riuscì a trovare una parziale soluzione con l’utilizzo di Buoni di Cassa emessi da amministrazioni locali (Udine e Buia) e con la creazione di una cartamoneta d’occupazione da parte del Comando Austriaco (i Buoni della Cassa Veneta dei Prestiti).
Per arrivare a questo vi fu una lunga elaborazione da parte del Comitato Cittadino provvisorio che si impegnò in un dialogo con i comandi militari, i quali cercarono di procrastinare l’autorizzazione a procedere all’emissione della cartamoneta comunale. Dapprima ci fu la proposta di stampare le banconote in Germania, poi si richiesero continue modifiche nella legenda dei valori, finché si arrivò nel marzo del 1918 alla stampa di Buoni di Cassa, teoricamente spendibili solo negli spacci comunali per l’acquisto di viveri, ma ben presto ampiamente circolati ed utilizzati in città. Vi erano 4 tagli di valore: 50 centesimi, 1, 5 e 10 Lire per un controvalore complessivo di Lire 400.000.
All’inizio del 1918 anche l’Amministrazione comunale provvisoria di Buia provvide a emettere una serie di Buoni (da 25 e 50 cent., da 1 e 5 Lire), convertibili in valuta legale entro sei mesi dalla conclusione della pace.
Forse stimolati anche dalle emissioni comunali i Comandi militari austro-tedeschi a loro volta crearono una cartamoneta d’occupazione. Tra marzo e aprile 1918 fu istituita come consorzio la Cassa Veneta dei Prestiti con scopi di cambiavalute e di pagamento delle spese d’occupazione. Il 20 maggio la Cassa Veneta aprì la sua sede in Udine (presso la sede della Banca d’Italia) e cominciò ad emettere Buoni nei tagli da 5, 10 e 50 centesimi (formato piccolo) e da 1, 2, 10, 20, 100 e 1.000 Lire (formato grande). Fino al termine della guerra furono immessi nel mercato grandi quantitativi di Buoni della Cassa Veneta che drenarono tutte le risorse economiche dei territori occupati.
Un’amplissima serie di monete di necessità – anche in cuoio – dal XVI secolo e specialmente la cartamoneta del Novecento, insieme con documenti d’archivio e lastre tipografiche non utilizzate, sarà esposta fino al 4 novembre nella sede del Gabinetto numismatico, nel Castello di Udine.
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