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Udine, Casa della Confraternita e atrio del Castello
3 luglio >> 21 agosto 2008

Fino al 21 agosto sarà possibile visionare l'esposizione Udine Anni Cinquanta. Una cronaca in bianco e nero.
Le oltre 100 fotografie, illustrano la vita della città attraverso i cambiamenti architettonici e urbanistici, gli avvenimenti e la vita quotidiana di un periodo contrassegnato in ambito nazionale da uno straordinario processo di rinnovamento, innescato dalla crescita economica che nel giro di pochi anni trasformò l’Italia, uscita dalla miseria del dopoguerra, da paese agricolo a una delle nazioni più industrializzate.

Descritta soprattutto da Valente, da Quargnolo e da Provini, che per illustrare i loro scritti si sono avvalsi anche della fotografie conservate nei Civici Musei, ma soprattutto di quelle degli studi Pignat e Brisighelli prima che tutta la loro produzione fosse acquisita dalla Fototeca, Udine si presenta con le sue diffuse mutazioni urbanistiche e architettoniche, con le prime industrie e i nuovi servizi, con la sua storia minore impreziosita da eventi culturali e da presenze illustri.

Le fotografie appartengono alla Fototeca e al Museo Friulano della Fotografia (Civici Musei), il catalogo è curato dal conservatore Cristina Donazzolo Cristante e da Alvise Rampini dell’IRPAC_Istituto Regionale di Promozione e Animazione Culturale in  collaborazione con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e la Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone.

Negozio di scampoli di via SavorgnanaSe l’aspetto più evidente è il cambiamento delle caratteristiche maturate nel seno della storia di quella che Gianfranco Ellero definisce "Udine minore", caratterizzata da una "tranquilla e domestica bellezza", tra palazzoni e distruzioni (come quella più evidente e dolorosa del palazzo liberty che così ben si sposava con il vicino palazzo comunale di D’Aronco), l' "udinesità" si legge ancora in certe immagini. E’ il caso  del negozio Cavazzini di via Savorgnana, con la spettacolare esposizione dei cosiddetti scampoli ("avanzi" di una pezza di tessuto); e di piazzale Cavedalis, in cui convivono la tradizione, con la Trattoria Alle Due Palme, dove chi amava le bocce poteva ancora  giocare all’ombra delle palme, e il nuovo, ovvero il complesso dell’ Istituto Tecnico "A. Zanon" sorto nel 1956.
Tra le immagini anche quello che all'epoca era il ritrovo più singolare, il Mokambo Club, dancing all’ultimo piano del primo grattacielo della città, dieci piani affacciati su piazza XX Settembre e sulla nuova via del Gelso, emblematico del periodo. Anche perché il palazzo comprendeva la galleria con il cinema-teatro Astra e "un grande negozio e magazzino di macchine mangiasoldi per giochi amerikani» importati, come ci ha raccontato Luciano Provini definendolo "la miccia del primo boom economico". 

ultimo aggiornamento: 13/01/09 - Stampa pagina Stampa pagina

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