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GOti DALL'ORIENTE ALLE ALPI

Udine, Castello di Udine
11 marzo  >>  1° maggio 2008

Nel 1934  Giovanni Battista Brusin nel suo libro ancora fondamentale sugli scavi di Aquileia  definiva come “de’ bassi tempi” tutto quello che oltrepassava il IV secolo d. C. Oggi, a distanza di due generazioni, la ricerca archeologica è riuscita a portare elementi concreti e precisi su un periodo storico che non sempre le fonti scritte illustrano adeguatamente.
Tra gli elementi più significativi vanno ricordati in primo luogo i nuovi dati sul periodo dei Goti, il cui regno comprese dal 489 al 552 d. C. gran parte dell’Italia – con capitale Ravenna - , l’attuale Austria e la Slovenia.

La loro origine è ancora argomento di discussione, tuttavia si ritiene dalla penisola scandinava si siano spostati verso sud, come i loro vicini longobardi, nel I secolo d.C. e poi siano scesi dal Baltico  lungo la Vistola (nell’attuale territorio polacco) fino alla Crimea, sul  Mar Nero, in un’area che si estende tra le odierne Romania, Ucraina e Bielorussia. In questi territori, dal III secolo, costituirono il gruppo più rilevante dei Germani orientali. Dediti all’allevamento del bestiame e all’agricoltura, divennero federati dell’Impero Romano,  cui fornivano un aiuto militare come abili guerrieri.  
Dagli ultimi decenni del IV secolo d.C.,  sotto la spinta dell’invasione unna, i Goti si spostarono nei territori dell’impero e per questo entrarono più volte in conflitto con i Romani. Nuove aggregazioni si costituirono attorno alla figura di alcuni capi: le principali furono quelle dei Visigoti e degli Ostrogoti. Agli inizi del V secolo, i Visigoti con Alarico giunsero in Italia e presero anche Roma (nel 410 in un famoso sacco che tra gli altri fu pianto anche da sant’Agostino), per spostarsi poi definitivamente in Gallia e nella penisola iberica. Gli Ostrogoti, rimasti nei Balcani, alla fine del V secolo seguirono Teodorico alla conquista dell’Italia, poco prima occupata da altre tribù di Germani orientali sotto la guida di Odoacre.
Negli ultimi anni numerose indagini archeologiche sono state effettuate in Slovenia,  in Austria e in Italia. Per il Friuli finora l’unico insediamento noto è quello di S. Giorgio di Attimis, ove da alcuni anni la Società Friulana di Archeologia in accordo con il museo archeologico dei Civici Musei di Udine sta svolgendo indagini archeologiche.

Una parte dei risultati sarà esposta in una mostra che da Attimis si trasferisce nella prestigiosa sede del Castello di Udine che si è aperta martedì 11 marzo e chiuderà il 1 maggio.
Accanto ai rinvenimenti locali saranno esposti anche oggetti noti da tempo, come ad es. i resti del corredo di alcune tombe rinvenuti nel 1874 a “Planis” ovvero fuori porta Pracchiuso a Udine, altri frutto di rinvenimenti ottocenteschi ad Aquileia e una fibula ritrovata alcuni anni fa ad Osoppo. Figureranno inoltre i corredi di alcune tombe della necropoli slovena di Dravlje, posta a nord di Lubiana, l’antica Emona, e i recentissimi rinvenimenti carinziani di Globasnitz, ai piedi dell’Hemmaberg, nel VI secolo d. C. meta di pellegrinaggi sia da parte dei cattolici che degli Ariani (in cui si riconosceva gran parte della popolazione dei Goti). Tra le pratiche che i rinvenimenti funerari hanno confermato vi è quella della deformazione dei crani, eseguita per motivi estetici e ricercata anche come riconoscimento di rango, da più popolazioni, per lo più di origine orientale.

Accanto agli elementi più prestigiosi (fibule in argento dorate, fibbie con decorazioni di granati) saranno esposti anche semplici recipienti domestici e parti di anfore orientali, a dimostrare che la cultura materiale presso i Goti non era dissimile da quella della popolazione autoctona. Di particolare interesse sono i numerosi resti di semi carbonizzati rinvenuti in un edificio, che permettono di gettare luce sulla agricoltura e sull’alimentazione dei Goti.

ultimo aggiornamento: 04/12/08 - Stampa pagina Stampa pagina

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