Sono visibili in questa sala alcuni dipinti, provenienti dal mercato antiquario, appartenenti a scuole e territori assai diversi tra loro, a testimoniare quasi della variegata cultura figurativa del Quattrocento da cui prende avvio la pittura friulana deI Rinascimento, che su un substrato di tradizione veneta innesta motivi sia centroitaliani che nordici. Il sec. XV registra infatti la presenza in Friuli non solo di artisti toscani, ma anche di numerosi pittori o intagliatori provenienti dalla baviera, dall’Austria, dalla Transilvania. Più numerosi ancora, naturalmente, gli artisti veneti e cio è facilmente spiegabile se si considera che a partire dal 1420 Udine, con la maggior parte del territorio friulano, esclusa la parte della contea di Gorizia entra a far parte della Serenissima Repubblica Veneta.
Venezia e Padova diventano punti di riferimento culturale per i pittori locali, da Andrea Bellunello a Gianfrancesco da Tolmezzo, da Domenico da Tolmezzo a Giovanni Martini.
Accanto alle opere pittoriche sono esposti dei pregevoli tabernacoli in terracotta e stucco dipinto di ambito toscano.
Da notare la Crocifissione su tavola di Battista da Zagabria del 1468. Firmata e datata sul retro: Magister Baptista Zagabrensis pinxit 1468, è l'unica opera conosciuta del pittore. Nella semplice e rigorosa impaginazione frontale richiama analoghi soggetti cari al mondo della miniatura. Felice equilibrio formale e cromatico, sensibile resa del colore intenso ma dignitoso e contenuto, eleganza delle figure che si stagliano sul blu oltremare del fondo, preziosa decorazione delle dorate aureole caratterizzano quest'opera che ci pone davanti ad un pittore dal fare arcaicizzante, mutuato da schemi e moduli diffusi nel mondo padano post giottesco (si vedano soprattutto le figure della Madonna e di S. Giovanni) rivisitati in chiave veneziana.
Nella composizione, che trova punti di contatto con opere di Giorgio da Traù e che viene quasi puntualmente ripetuta in un affresco devozionale sulla facciata di una casa in via Mantica a Udine, compaiono provinciale ingenuità e freschezza, ma anche cruda essenzialità del linguaggio, ampi campi di colore sommariamente chiaroscurato, linea riassuntiva ferma ed evidenziata, paesaggio ridotto a poche notazioni. Una traduzione pittorica, parrebbe, di modelli scultorei, del resto comprensibile se si pone mente al fatto che Battista è ricordato dai documenti anche come intagliatore ligneo.
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