Di primaria importanza per la comprensione dello sviluppo della pittura in Friuli tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo sono le opere di questa sala. Da una parte infatti vi si trova la pala di S. Lucia dipinta da Domenico da Tolmezzo nel 1479 per il duomo di Udine, documento patente del provincialismo ritardatario degli artisti friulani, dall'altra spicca la tela con Cristo e gli strumenti della Passione che Vittore Carpaccio dipinse nel 1496 per la chiesa udinese di S. Pietro Martire e che costituì un modello per i pittori locali, come ben si vede nei dipinti di Girolamo da Udine e Giovanni Martini.
Nel 1479 Domenico Mioni, intagliatore e pittore carnico meglio conosciuto con il nome di Domenico da Tolmezzo, si impegnò con la Fraterna dei Sartori ad
eseguire una pala per l'altare di S. Lucia del Duomo di Udine, che qualche secolo dopo fu collocata nella chiesa di S. Maria di Castello da dove nel 1939 passò al Museo.
Consiste in un trittico dipinto con le figure della Madonna in trono con il Bambino e di S. Lucia inginocchiata nello scomparto centrale, dei Ss. Ermacora e Marco in quello di sinistra e del Beato Bertrando e S. Omobono in quello di destra. Nella sovrastante edicola, Cristo morto sorretto da due angeli; altri due angeli compaiono entro le volute di raccordo sulle cui basi poggiano le figurine dell'angelo e della Vergine annunciata. E' un'opera di notevole interesse sia per la storia della pittura friulana che per la comprensione della poetica di Domenico, che dipinge qui una struttura archítettonica di tipo rinascimentale, con fregi lombardeschi negli stipiti e nella trabeazione, ben diversi da quelli che è solito scolpire nei polittici lignei (di Invillino, Carpeneto, Zuglio, Moggio o Forni di Sopra) ed elimina ogni residuo di quella fastosa ornamentazione di tipo gotico fiammeggiante che caratterizza la sua produzione scultorea. La sua pittura, che presenta un colore talora greve e una linea secca e rigida, mancanza di movimento, personaggi dalle espressioni ieratiche, si rifà ai modi veneti dei Vivarini e del Mantegna, ma con marcati accenti provinciali. La resa prospettica degli ambienti entro cui si collocano le figure indica in Domenico vicinanza al linguaggio umanistico e si contrappone all'uso dell'oro nello sfondo che da una parte si riallaccia al mondo della scultura lignea, dall'altra annulla la dimensione spazio-temporale. Interessante il gruppo della Pietà, ripetuto nel polittico di Forni di Sopra; piacevoli le figurine dell'Annunciazione, la parte più fresca e vivace dell'intera composizione, che rimane una delle pochissime testimonianze della vicenda artistica di Domenico da Tolmezzo.
Cristo e gli strumenti della Passione di Vittore Carpaccio:
eseguito per la chiesa udinese di S. Pietro Martire il dipinto passò al demanio in seguito alle soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi; portato all'Hofmuseum di Vienna nel 1838, fu restituito allo Stato italiano nel 1919 e da questo affidato in deposito al Museo di Udine. In un cartiglio nel basamento della croce reca la scritta: VICTORIS CHARPATJO / VENETI OPUS / 1496. Coevo al ciclo veneziano di Sant'Orsola, è una delle più alte realizzazioni religiose del Carpaccio sia per la complessa simbologia del tema risolto con intensa ma non pietistica interpretazione, sia per l'altezza dello stile che mirabilmente fonde e armonizza nella rigorosa struttura quasi architettonica della scena valori grafici, plastici, cromatici, in un insieme ricco di vibrazioni luministiche.
Sullo sfondo di un rosso drappo damascato retto da cherubini si staglia al centro, verso cui convergono tutte le linee della composizione, la bella figura del Cristo dal bianco trasparente incarnato, che abbraccia con la sinistra la croce simbolo del martirio e abbassa la destra verso un calice in cui scendono gocce di sangue che si tramutano in ostia, simbolo del mistero eucaristico. Quattro angeli che a lui si rivolgono con sguardo trasognato e malinconico tengono in mano i simboli della Passione: le verghe, la lancia, i chiodi, l'asta con la spugna imbevuto di fiele. Al sacrificio di Cristo allude Pure il cervo sbranato dal leopardo visibile sul prato a destra. Splendidi gli scorci di paesaggio, immerso in una calda atmosfera pomeridiana, con le verdi colline digradanti punteggiate di case, mura, castelli (fra cui, in libera riduzione, quello che sorge sul colle di Udine). Il dipinto può essere stato ispirato da uno di quei carri recanti i quadri della Passione che sfilavano in occasione del Corpus Domini nelle rappresentazioni spagnole e nei pageants inglesi.
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