Protagonista assoluto del Cinquecento friulano, Giovanni Antonio Pordenone con la sua poetica spericolata e magniloquente, fatta di composizioni di ampio respiro, di figure di plastico modellato, di colori caldi e modulati, ebbe notevole ascendente sui pittori contemporanei. Della sua attività udinese (lavorò tra l'altro in duomo e in palazzo Tinghi)
poco rimane: quanto basta, tuttavia, a giustificare il seguito che la sua arte ebbe presso i pittori locali ed il ruolo giocato insieme con i più stretti collaboratori o seguaci, in primo luogo naturalmente il genero Pomponio Amalteo, nell'arte friulana del Cinquecento e addirittura del primo Seicento.
Eterno Padre di Giovanni Antonio Pordenone - Il Pordenone: era stato incaricato di eseguire, per il convento di S. Pietro Martire di Udine, una Annunciazione della Vergine, che lo stesso Vasari (1568) ricorda con parole di elogio, sormontata da un Eterno Padre in volo tra angioletti e la colomba dello Spirito Santo.
Alla fine del Settecento l'opera già si trovava in cattivo stato di conservazione; nel secolo seguente l'Annunciazione, di cui nel Seicento il frate gesuita Carlo Griffoni aveva eseguito copia (oggi in Museo), andò perduta, mentre la lunetta con l'Eterno Padre venne collocata in Museo. Databile intorno al 1527, la lunetta "pensata non solo come coronamento dell'opera, ma anche come elemento di unificazione spaziale", mostra nei pochi brani leggibili le eccezionali doti coloristiche, ritrattistiche e prospettiche del Pordenone, e fa rimpiangere il troppo perduto.
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