La sala è dominata dal grande dipinto di Palma il Giovane raffigurante S. Marco che pone la città di Udine sotto la protezione di S. Ermacora (1595), strutturato secondo uno schema celebrativo in auge tra Cinque e Seicento e più volte ripetuto - per la volontà dei Luogotenenti veneti che nel Castello di udine avevano sede - da Pomponio Amalteo, Francesco Floreani, Innocenzo Brugno, Alessandro Spilimbergo, Secante Secanti, Antonio Carneo.
Ad altre significative esperienze pittoriche e ad utili confronti stilistici rimandano i dipinti del fiorentino Michele di Ridolfo Ghirlandaio, dello spagnolo Juan de Juanes, del friulano Francesco Floreani.
Sacra Famiglia di Francesco Floreani:
il dipinto riprende la Sacra Famiglia in un momento di affettuosa intimità: disteso su un drappeggiato lenzuolo, in primo piano, il piccolo Gesù tende le braccia per afferrare la mela che la Vergine tiene nella mano destra.
Assiste incuriosito alla scena, in secondo piano, S. Giuseppe, delineato con tonalità brune che contrastano con quelle chiare (rosa, azzurri, bianchi) della madre e del bambino. Nel gesto inconsueto della Madonna che gioca col Bambino, nel vivace agitarsi di questi, si attua il superarmento di schemi iconografici convenzionali, ad indicare forse una committenza privata.
In alto, a sinistra, una finestra si apre su un paesaggio collinare e su un cielo percorso da nubi rossastre: sotto corre la scritta "FRANCISCUS FLOREANIS F. 1573". L'accentuato fraseggio coloristico delle vesti, delle lenzuola, del cuscino, pare desunto da dipinti parmigianineschi.
Il Giudizio di Paride di Juan de Juanes:
il dipinto raffigura Paride, sulla destra, in abiti da pastore e con il pomo della discordia nella mano destra; davanti a lui - come narra l'antica leggenda - le tre dee che si contendevano il primato della bellezza: Giunone a destra, Venere al centro, con un dardo in mano e Minerva, sulla sinistra, appoggiata ad una lancia.
La scena è ambientata in un lussureggiante paesaggio, con il monte Olimpo sullo sfondo, sede di una turrita città con obelischi, colonnati ed imponenti monumenti. Elegante il tessuto cromatico, gradevoli i nudi classicheggianti, dalle forme tornite e morbide di derivazione romana, raffaellesche in ispecie.
Il dipinto, che proviene dal lascito Mauroner, dopo essere stato a lungo genericamente attribuito ad anonimo pittore fiammingo, è stato recentemente riconosciuto da Alfonso E. Perez Sanchez opera di Juan de Juanes (pittore spagnolo formatosi alla scuola del padre Vicente, seguace di Raffaello) e datato a poco dopo la metà del XVI secolo.
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