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La Pinacoteca » La sala VII

La stanza accoglie dipinti di artisti italiani e stranieri tra la seconda metà del Cinquecento e la prima del Seicento. Si passa dal colore caldo di un vivace ritratto toscano all'arioso paesaggio di una composizione anversese, dalle figure corpose e plastiche del dipinto attribuito all'olandese Hendrick Goltzius, nel quale paiono vivere addirittura suggestioni masaccesche, alla gioiosa interpretazione dell'autunno di Nicolò Frangipane. La caduta della manna dell'udinese Fulvio Griffoni (1647) nel mentre si impone per la scenografia dell'insieme, evidenzia sia il gusto provinciale che la persistenza di motivi rinascimentali nella pittura friulana dell'avanzato Seicento; S. Francesco che riceve le stigmate (ca. 1605), dipinto dalla complessa iconografia, attribuibile al Caravaggio (ma c'è chi lo ritiene una replica di scuola), è chiaro esempio delle geniali capacità pittoriche dell'artista.

S. Francesco che riceve le stigmate del Caravaggio:S. Francesco che riceve le stigmate - Il Caravaggio - olio su tela, cm. 93x129 il giorno 7 luglio 1612 il notaio Giulio de Vecchi rese pubblico il testamento redatto in Udine il 25 ottobre 1607 dall'abate di Pinerolo Ruggero Tritonio nel quale questi lasciava al nipote Ruggero, tra le altre cose, la suppellettile che possedeva in Roma, i libri ed un quadro del Caravaggio, con l'ordine di conservarlo per sempre di non venderlo a nessuno: "Divi Francisci signum a Caravagio celeberrimo pictori summa cum diligentia affabre pictum, quod mihi do. Octavius Costa civis lanuensis nobilissimus mutui amoris, icomparabilisque amicitia ergo donavit, perpetuo osservari, nec ulli unquam concedi, aut alienari iubeo". Il dipinto passò poi, per eredità, alla nobile famiglia friulana dei Fistulario; nel 1852 il conte Francesco lo donò alla chiesa di Fagagna che nel 1854 lo fece restaurare dal pittore-fotografo Giuseppe Malignani: con scarso successo però, se intorno al 1875 lo studioso G.B. Cavalcaselle lo registrò come in cattivo stato di conservazione e lo giudicò in gran parte ridipinto. "Guasto dai ritocchi, lo definì nel 1912 anche il Bragato e proprio per questo l'allora soprintendente Fogolari ne ordinò il deposito presso i Civici Musei di Udine.
Ritenuto autografo da A. Venturi nel 1928, fu subito dopo considerato dal Longhi una buona copia. Nel 1929 il Marangoni rinvenne nella collezione Grioni di Trieste un analogo dipinto - passato nel 1943 al Wadsworth Atheneum di Hartford - che risultava provenire da Malta ed essere giovanile opera del Caravaggio: dipinto che dalla critica successiva è stato quasi unanimemente riconosciuto per l'originale e come tale esposto alla grande mostra napoletana del 1985. In tale occasione è stata redatta da Mina Gregori un'esaustiva scheda che riassume l'intricata questione attributiva, non priva di ipotesi in alcuni casi macchinose e azzardate. La stessa Gregori - che nota come il dipinto di Hartford, giovanile espressione del genio caravaggesco memore della pittura lombarda (Moretto, Savoldo) ed emiliana (Correggio), risulti privo di ripensamenti - nel ricordare l'esistenza di cinque copie di analogo soggetto, giudica quella udinese copia antica. In attesa di uno scientifico restauro che permetta una definitiva valutazione critica della qualità del dipinto udinese, converrà almeno ricordare che la sua attribuzione è coeva al Merisi e che i termini "celeberrimo" e "affabre" (con grande maestria) del testamento Tritonio non sono certo casuali; che, infine, il quadro ha suscitato un certo interesse in Friuli, come prova la libera copia trattane intorno alla metà del Seicento dal pittore udinese Gio. Giuseppe Cosattini in una tela per il duomo di Maniago con i SS. Valentino, Rocco, Sebastiano e, appunto, S. Francesco che riceve le stigmate.
Va ricordato infine che, per quanto riguarda il soggetto, l'interpretazione del Caravaggio, per la pluralità dei significati mistici e teologici, è una delle più complesse tra quelle realizzate nel periodo post-tridentino.

 

ultimo aggiornamento: 30/04/09 - Stampa pagina Stampa pagina

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