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La Pinacoteca » La sala VIII

Qui sono raccolti soprattutto dipinti dei maggiori interpreti friulani della poetica barocca, Antonio Carneo e Sebastiano Bombelli. Del primo, rimangono capolavori assoluti che ne documentano le grandi capacità tecniche, la predilezione per i "ritratti" vivaci ed immediati, esuberanti nel tocco, spregiudicati nell'invenzione, e che evidenziano le radici culturali friulane sulle quali si innestano tematiche venete facenti capo al Langetti e al Loth, allo Zanchi, al Giordano, al Maffei. Del secondo, tre splendidi autoritratti nei quali il pittore,che fece scuola nel Veneto e in Italia e fu molto apprezzato nelle corti europee, dà un'ulteriore conferma del suo grande talento e della capacità di introspezione psicologica.

Il Giramondo di Antonio Carneo: Il giramondo - Antonio Carneo - Olio su tela, cm. 176x120nei documenti relativi ai dipinti ceduti dal pittore ai Conti Caiselli "a buon conto dell'Affitti et Danari et Biave aute" negli anni 1667-1676, compaiono anche due quadri raffiguranti "un pitocho et una pitocha" valutati L.170, collocati "versi il pozolo" nella grande sala del palazzo Caiselli di Udine nel cui soffitto, di lì a qualche anno, il Tiepolo avrebbe dipinto la nota tela con La Fortezza e la Sapienza. La "pitocha", che rappresenta una vecchia seduta, con un teschio in grembo, è generalmente denominata La Meditazione ed è entrata a far parte delle collezioni dei Civici Musei di Udine insieme con il "pitocho", ritratto di vecchio contadino, che il Rizzi preferisce chiamare Il Giramondo, in abiti dimessi e cappello in testa, seduto a terra con una zucca sullo sfondo di una lussureggiante vegetazione. L'opera rientra nel clima di quella pittura di genere diffusa nel Veneto nella seconda metà del Seicento, suggerita da esempi nordici e giunta certamente al Carneo attraverso Eberhard Keil - cioè Monsù Bernardo, la cui presenza a Bergamo e Venezia favorì la nascita nel Settecento di una corrente di pittura realista ben rappresentata dal Todeschini e dal Ceruti - e il repertorio di incisioni che va dal Callot al Bloemaert. I possibili riferimenti culturali nulla tolgono alla grandezza e all'originalità dell'opera che offre una resa libera e personale del tema picaresco nell'invenzione del Giramondo, bizzarra figura di girovago reso con umana partecipazione.
Autentico capolavoro, il dipinto trova i suoi punti di forza nelle eccezionali variazioni e vibrazioni di tono, greve nella sobrietà del colore privo di gamme accese ma impreziosito da raffinati passaggi di nocciola e dalla presenza di bianchi corposi alla Fetti, nella felicità del tocco largo e costruttivo.
I due quadri del "pitocho" e della "pitocha" (ripresa, quest'ultima, in un dipinto ora a Brera già attribuito al Murrillo) rappresentano uno dei più alti lavori dell'arte del Carneo e come tali sono stati valutati anche in passato.

La Vergine col Bambino venerata dal Luogotenente e da tre Deputati di Antonio Carneo: La Sacra Famiglia venerata dal Luogotenente e dai Deputati - Antonio  Carneo -Olio su tela, cm. 230x410 la tela, di carattere devozionale, ma di commissione pubblica, e quindi con dichiarate finalità politiche, eseguita per il Castello e passata poi nel palazzo comunale, costituisce la prima testimonianza pittorica udinese del Carneo e risale verosimilmente al 1667.
Impostata secondo schemi propri del Palma o del Padovanino, mutuati però dal pittore Giovanni Giuseppe Cosattini presso cui è ipotizzabile l'alunnato, l'opera pur denunciando i molti prestiti culturali desunti dall'area veneta e lombarda, appare non priva di organicità e denuncia la raggiunta maturità artistica del trentenne pittore.
Sullo sfondo delle Alpi e del colle del Castello di Udine (colto con vivace immediatezza) si snoda un ricco corteo che culmina, a sinistra, nella figura del Luogotenente Zaccaria Vallaresso inginocchiato davanti alla Vergine che a lui mostra il Bimbo addormentato. Ed è proprio nei volti dei personaggi che il Carneo si esprime con autonomia di linguaggio mostrando fin d'ora la propensione per quel realismo vigoroso che informerà tutta la successiva produzione ritrattistica. Firmato in basso al centro "CARNEUS F(acieb)a(t)"; a destra in alto le iniziali "C.F.". E' tra le pochissime opere firmate.

 

ultimo aggiornamento: 30/04/09 - Stampa pagina Stampa pagina

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