Musei

Archeologia, tradizioni popolari, grafica, design, affreschi del Tiepolo...
Teatri

I link ai teatri di Udine, "Giovanni Da Udine", Teatro Club, Contatto...
Cinema

Il "Visionario", uno spazio per la cultura in città: cinema, mediateca...
Biblioteche

La Biblioteca "Vincenzo Joppi" memoria storica della città, le Sezioni Moderna e Ragazzi e ...
Ospitalità

Gli alberghi, i bed and breakfast, gli agriturismi ...

La Pinacoteca » La sala X

La sala è dedicata soprattutto ai dipinti di Giambattista Tiepolo, che nella città di Udine fu a lungo operoso, lasciando tra l'altro importanti cicli d'affreschi nel Duomo e nel Palazzo Arcivescovile tra il 1726 ed 1729 e in collaborazione con il figlio Giandomenico - nella chiesa della Purità nel 1759. Degne di nota anche le tele di Andrea Celesti e del vedutista udinese Luca Carlevarijs. Particolarmente suggestiva la secentesca Veduta prospettica di Udine, già attribuita al Callot e al Carlevarijs ed ora più credibilmente a G.G. Cosattini, capace di restituirci in maniera poetica la medievale struttura urbana del capoluogo del Friuli.
Consilium in arena -  Giambattista Tiepolo - Olio su tela cm. 125x193
Consilium in arena di Giambattista Tiepolo: il dipinto ricorda un singolare fatto storico: il conte Filippo Florio, udinese, aveva fatto domanda nel 1740 per essere ammesso quale cavaliere di giustizia nell'Ordine di Malta; poiché il priorato di Venezia aveva opposto rifiuto dicendo che i nobili di Udine non avevano i requisiti necessari, si fece ricorso all'autorità pontificia la quale dopo alcuni anni stabilì che la controversia fosse discussa dal consiglio stesso dell'Ordine di Malta. Alla seduta del settembre 1748 partecipò il conte mons. Antonio di Montegnacco il quale ottenne la conferma del diritto non solo del Florio, ma dell'intera nobiltà udinese di essere iscritta all'Ordine di Malta: per ricordare l'avvenimento commissionò quindi al Tiepolo un dipinto che raffigurasse il momento saliente della sua perorazione, fornendogli una descrizione tanto lunga e dettagliata di ciò che aveva visto, che come scrive lo Joppi che per primo la pubblicò a chi la legge non occorrerebbe nemmeno la visione del quadro. Il Tiepolo si comportò dunque da "fotografo-cronista", scendendo tra la folla dei personaggi riuniti nel salone del palazzo per fissare con simpatia, ma anche con sottile e pungente umorismo, certi umani veristici atteggiamenti in un'atmosfera resa viva e animata dalla intensa guizzante pennellata e dalla sapiente distribuzione della luce. Alla morte del Montegnacco, nel 1785, il dipinto passò in eredità a Tommaso de Rubeis, avvocato, che quattro anni dopo lo donò alla città di Udine. Riconosciuto come autografo dalla letteratura antica, e datato intorno al 1749-50, a partire dal Goering (1939) si è fatta strada l'ipotesi di una collaborazione del figlio Giandomenico al quale in seguito, da una parte della critica (Furlan, Mariuz, Pignatti) è stata attribuita l'intera composizione, vista come opera giovanile e datata nel 1760 circa. Poiché tuttavia le ragioni storiche che parlano a favore di Giambattista non sono da sottovalutare, al pari di quelle stilistiche che per alcuni versi indicano per autore Giandomenico, il quadro andrà considerato opera di collaborazione eseguita intorno al 1750.

Pianta della Città di Udine - G. G. Cosattini - Olio su tela cm. 146x233Pianta della città di Udine di Giovanni Giuseppe Cosattini (?): eccezionale e suggestiva veduta dall'alto della città di Udine, chiusa dalla possente cerchia di mura e distesa nell'ampia pianura friulana sullo sfondo delle colline e delle Prealpi Giulie.
Segnalato su un giornale dallo storico Vincenzo Joppi quando ancora si trovava in collezione privata (1860), il dipinto venne dall'allora proprietario, il conte Francesco di Toppo, donato al Comune di Udine il 4 maggio 1866, nove giorni prima che il Museo di Udine venisse inaugurato.
Era allora ritenuto opera del pittore francese Jacques Callot, in base alle analogie esistenti tra le figure che animano le scenette della pianta di Udine e quelle delle sue incisioni; tale attribuzione ebbe validità fino al 1962 quando Aldo Rizzi mise in discussione la paternità del dipinto giudicandolo opera giovanile dell'udinese Luca Carlevarijs (ca. 1690).

 

ultimo aggiornamento: 30/04/09 - Stampa pagina Stampa pagina

Cerca nel sito




In evidenza

Hic sunt leones

 

Giornata della Memoria 2012

 

Le mostre in città

 

 

Le Card museali

card museali

Scopri i vantaggi delle CARD Museali e i musei aderenti