La sala è caratterizzata dalla presenza di dipinti dei secoli XVII e XVIII eseguiti da artisti diversi, tutti facenti parte della scuola veneta, il che permette di trovare un comune denominatore anche in presenza di tematiche diverse. Spiccano i nomi dei bellunesi Sebastiano Ricci - protagonista del rococò europeo, cui viene attribuito un arioso, elegante Paesaggio eseguito in collaborazione con il nipote Marco - e Gaspare Diziani, largamente attivo in Friuli e qui presente con un calibrato Sposalizio della Vergine; di Pietro Longhi veneziano, cui spetta il bel ritratto di Ludovico Manin, ultimo Doge di Venezia; di Giandomenico Tiepolo, autore di un delicato S.Vincenzo Ferreri.
S.Vincenzo Ferreri di Giandomenico Tiepolo: delicata, dolce e cordiale rappresentazione di S. Vincenzo Ferreri a mezza figura su sfondo dorato, con le ali, secondo un'iconografia riferita agli angeli piuttosto che ai Santi, mentre esce dalle nubi tenendo con la mano sinistra un libro ed un giglio ed indicando, con la destra, una tromba.
Colori nel complesso chiari e cantati, stesi con tocco veloce e grafia tremula, a contrastare con la gran macchia scura della veste. Databile al settimo-ottavo decennio del Settecento.
Paesaggio di Sebastiano Ricci e Marco Ricci: la bella veduta con cascata tra rupi boscose, animata dalla presenza di vari pescatori e di un guerriero, per molto tempo attribuita al Magnasco, è stata dal Fiocco a buon diritto data a Marco e Sebastiano Ricci. Al primo si deve l'ambientazione paesistica che, pur nella fantastica trasfigurazione pittorica, rappresenta la valle del Mel spesso ricorrente nei suoi dipinti, resa con tocco svirgolato alla Magnasco; al pennello del secondo sembrano appartenere le figure in primo piano memori di Salvator Rosa. La perfetta intesa stilistica tra zio e nipote, l'ottima qualità della luce e del colore ne fanno un autentico capolavoro.
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