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Le sale del Castello

Nel piano terra del Castello, (stanza 9, a sinistra) si trovano alcuni affreschi, del 1513, piuttosto rovinati, a causa di antichi restauri; Il Leone marciano ed una Madonna con Bambino tra S. Giuseppe e un S. Vescovo (S.Ermacora?), attribuiti a Pellegrino da S. Daniele. Di epoca più tarda gli stemmi e le figure allegoriche secentesche, ed il paesaggio entro fregio ovale (1672) della parete esterna.

Il Salone del Parlamento

Salone del Parlamento La decorazione del Salone completata nel 1567, presenta nelle pareti maggiori alcune opere pittoriche, con soggetti tratti da fatti della storia antica, sia repubblicana che imperiale, (Curzio si getta nella voragine, Morte di Catone, due scene allegoriche), allusive al ruolo di Udine e del Friuli nel contesto della Repubblica di Venezia. La Partenza delle navi cristiane, l’Assedio al Forte Malgariti, e l’Assedio di Aquileia, invece, si riferiscono alle imprese belliche contro i Turchi del Luogotenente Filippo Bragadin. Tutto l’apparato pittorico in questione fu realizzato da Pomponio Amalteo e Giovanni B. Grassi.

Il monocromo della fascia inferiore raffigurante Il Trionfo dei Cristiani sui Turchi, è di poco posteriore alla battaglia di Lepanto (1571) e in parte fu rifatto da Giambattista Tiepolo, autore anche degli affreschi con Putti sopra gli ovati nelle pareti minori. Il soffitto del Salone del Parlamento è opera di vari pittori e di varie epoche: Giacomo Secanti (1583), Giovani Battista de Rubeis(1788 ca), Innocenzo Brugno e Secante Secanti (sec. XVII)

I dipinti allegorici, nei ventuno riquadri del soffitto, realizzati tra il XVI e il XVIII sec. sono opera di vari autori tra cui Giacomo Secante, Innocenzo Brugno, Secante Secanti e Giovanni Battista de Rubeis. Qui vengono esaltate le virtù individuali, e le arti del trivio e del quadrivio, (si vedano ad esempio, La Giustizia e La Fede). L’iterazione dei soggetti (le ricorrenti allegorie di Venezia e della Giustizia, per esempio), indica una ideazione non unitaria ma lasciata alla fantasia dei singoli committenti.

Per il monocromo sopra la porta dello scalone, raffigurante dei guerrieri ed una donna incatenata, si è fatto il nome di Giambattista Canal, che in quegli anni (1795) operava a Udine.

ultimo aggiornamento: 09/04/09 - Stampa pagina Stampa pagina

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