Al piano terra del Castello sono esposte le sculture lignee donate nel 1985 da Andreina Nicoloso Ciceri in ricordo del marito Luigi Ciceri, medico udinese, nato a Tricesimo nel 1911, collezionista nonché cultore della storia e cultura friulana, passione che lo ha portato a raccogliere le testimonianze più varie sull’arte, la vita e la tradizione della sua terra.
Secondo la tradizione questa sala era riservata al corpo di guardia del Castello. Da qui si accedeva ad alcune celle delle antiche carceri, poste nel piano inferiore, in fondo e su un piano rialzato. Nel corso dei decenni centrali dell’Ottocento, dopo i fatti del 1848, anche il piano superiore (mezzanino) fu trasformato in carcere prima di venire a far parte della caserma in cui era alloggiato il 76° reggimento di fanteria Napoli.
In questa sala si possono ammirare 28 sculture di soggetto sacro eterogenee per epoca e per provenienza, per lo più rappresentative delle testimonianze artistiche dell’arco alpino orientale – ma anche di area propriamente tedesca - e di culti devozionali della religiosità popolare.
Per qualità artistica è di estremo interesse il gruppo della Madonna con il Bambino e Sant’Anna, L’iconografia ne denuncia la chiara origine tedesca, area cui appartengono numerose composizioni chiamate Anna selbdritt, che rappresentano la figura di sant’Anna, presente nei Vangeli Apocrifi e nella Legenda Aurea di Jacopo da Varazze.
Il gruppo scultoreo udinese, databile all’inizio del XVI secolo ed assegnabile ad un intagliatore di cultura tedesca, raffigura la Madonna e Sant’Anna sedute una a fianco all’altra, viste frontalmente. In piedi sulle ginocchia della madre che lo tiene alla vita, il Bambin Gesù tende vivace le braccia alla nonna e sembra voler andare sul suo grembo. Un’immagine serena e familiare nella quale prevale la dimensione di quotidiana umanità e di affettuoso realismo. Sant’Anna ha la testa coperta da un velo bianco, la veste è di colore verde, mentre il manto è blu con decori a rosette dorate. La Madonna, con una corona sul capo, ha la veste rossa ed il manto azzurro decorato con stelline in oro. I bordi di tutte le vesti sono a foglia d’oro. L’Anna selbdritt di Udine era quasi certamente parte di un altare: le statue infatti, tranne il Bambino, non sono a tutto tondo. L’intaglio appare essenziale e privo di insistenze grafiche.
Accanto figura un’altra scultura degna di particolare attenzione: è il Cristo dolente, una statuina lignea, databile alla prima metà del XVI secolo, di probabile maestranza tedesca. Sottoposta nel tempo a ridipinture, attualmente la scultura presenta una tinta giallastra che copre uniformemente il volto, dai tratti nobili ed incorniciato da una barba curata, e il corpo. Seduto con naturalezza su un basamento di massi questa immagine di Cristo fa trasparire un profondo senso di stanchezza o malinconia. L’iconografia si ispira al tema del Christus in der Rast, del Cristo in riposo, che l’ignoto scultore tratta con proprietà di linguaggio e con estremo realismo. L’iconografia è piuttosto comune nel periodo tardomedievale specialmente in Germania, ove fu diffusa dai predicatori: è ben nota una incisione di Albrecht Dürer, del 1511, che ebbe grande diffusione in tutta Europa.
Altre sculture degne di interesse sono: un’antica Pietà, o Vesperbild, immagine della sera, come suggerisce il suggestivo termine in lingua tedesca, e una mirabile esecuzione dell’ Ecce homo databile al XVII sec., ignoto rimane lo sculture, probabilmente di area friulana. Uscendo oltre ad altre opere della collezione databili fra XVI e XVIII secolo, si noti la Madonna con Bambino di Martino da Tolmezzo (XV secolo) rappresentativo documento della feconda scuola tolmezzina. La scultura, solida nell’impianto volumetrico, dalle ampie dorature, presumibilmente una Madonna del Rosario, come lascia supporre il gesto della mano, ha le tipiche fattezze dei tratti carnici e si configura come una Sacra Immagine del culto popolare originariamente destinata ad altari intitolati luogo di venerazione.
Ritornando ora verso l’ingresso del Castello, raggiungete la Pinacoteca attraversando l’atrio.
Stampa pagina