Il Museo del Duomo è dedicato al Patriarca Beato Bertrando di Saint Geniès (1265-1350), figura ecclesiastica e politica a cui si devono contributi significativi durante il suo governo (1334-1350). Come pastore diede precisi orientamenti pastorali, attraverso molteplici iniziative, tra cui due concili provinciali e quattro sinodi da lui convocati. Fu padre dei poveri accogliendo gli affamati e i derelitti alla sua mensa, prese le difese della sua gente di fronte alle prepotenze e alle illegalità dei nobili, procurandosi l’odio dei feudatari e la morte violenta. Come principe dello stato patriarcale friulano in un’epoca tumultuosa, seppe impostare sul territorio una politica di rinnovamento civile e morale, applicando riforme istituzionali laiche ed ecclesiali, amministrative e militari, tali da rinvigorire la sua giurisdizione nel contesto europeo. Da uomo di cultura aveva avviato un processo di promozione che mirava a far riscoprire nella realtà storico-culturale i valori di riferimento civili e morali per un’adesione costruttiva alla propria identità; tentò tra il 1342 e il 1344 l’istituzione dell’università a Cividale.
Il museo costituisce una memoria significativa della storia, della cultura e dell’arte del patriarcato di Aquileia all’epoca del Beato Bertrando, ma anche un’espressione “alta” della fede cristiana della Chiesa madre di Aquileia.
Il museo è allestito nelle trecentesche cappelle di S. Nicolò, del Corpo di Cristo e nel Battistero che costituiscono il nucleo più antico e accessibile del duomo. Gli ambienti sono interessati da affreschi di più periodi.
Tra essi, i due cicli realizzati da Vitale da Bologna (1348-49), artista chiamato a Udine dal Patriarca Bertrando e a cui si deve, con queste opere, il carattere di rinnovamento che interessò nei decenni successivi la pittura friulana e quella delle regioni limitrofe d’oltralpe. In parte staccati dal coro del duomo, sono visibili scene dell’Antico e Nuovo Testamento (battistero) e Vita, Miracoli e Esequie di San Nicolò nella cappella dedicata al Santo, interessata da altri registri di affreschi di epoche precedenti in cui sono raffigurati vite di Santi e Sante e temi iconografici distinguibili anche nella cappella del Corpo di Cristo dove sono esposti i tre dipinti su tavola (XV sec.) riproducenti immagini della vita e della morte del Bertrando, una tavola a scomparti, già ancona dell’altare della cappella di S. Nicolò, con un’Incoronazione della Vergine e miracoli di San Nicolò (XIV sec.).
Il Battistero fu istituito per volere del Beato Bertrando nel 1348 e rappresenta un singolare esempio di architettura gotico-cistercense, insieme al portale di ingresso. Entrambi sono realizzati con diversi materiali lapidei, che infondono purezza e linearismo alle forme. Gli archi a costoloni si chiudono in una chiave con la figura di S. Giovanni Battista, rappresentato con la mano destra indicante il basso e con la sinistra reggente un cartiglio con la scritta “Ecce agnus dei”. Ospita la pregevole arca marmorea del Beato Bertrando, commissionata dal patriarca nel 1348 per la Basilica di Aquileia allo scopo di porvi le reliquie dei Santi Ermagora e Fortunato, protomartiri aquileiesi. Il sarcofago fu trasportato nel duomo di Udine nel 1353, destinato a contenere le spoglie del Patriarca Bertrando morto nel 1350 e da ciò ne assunse la denominazione.
Il sarcofago è sorretto da cinque statue, che potrebbero essere identificate con le Sante Vergini Martiri Aquileiesi Erasma, Tecla, Dorotea, Eufemia e S. Valentiniano. Sulla cassa, ispirata al ciclo romanico di affreschi nella cripta della Basilica di Aquileia, sono disposti i bassorilievi con l’iconografia di Ermagora e Fortunato.
Il sarcofago conteneva, oltre alle spoglie del Patriarca Bertrando, anche i suoi cimeli che trovano collocazione nelle vetrine. Si trovano inoltre i paramenti liturgici e le insegne assegnati all’epoca vissuta dal Bertrando: il camice in tela di lino con il vessillo serico recante l’aquila su campo azzurro, simbolo del patriarcato; la dalmatica in diaspro e lampasso di lavorazione d’origine persiana; la pianeta in velluto cremisi e stoloni ricamati finemente in seta, oro e argento con effigiati i volti di santi; la Vergine e Gesù; il manipolo; il “fazzoletto” ricamato; l’”amitto” intessuto con motivi sacro-simbolici; il cuscino ricamato in ambito locale, come l’ampio “telo funebre” di tela di lino ricamata in lino a partiture geometriche con l’impiego di un solo motivo a croce. Arricchiscono il repertorio storico-artistico i manufatti d’oreficeria sacra e profana dal XIV al XVII secolo, in gran parte frutto della devozione e del culto promosso a seguito della morte cruenta del beato Bertrando. Tra essi spicca la croce-spilla di Santa Elisabetta d’Ungheria, dono dell’imperatore Carlo IV di Lussemburgo.
L'Oratorio della Purità, a fianco della cattedrale, risplende per la decorazione pittorica opera di Giambattista Tiepolo (l'Assunta e la pala della Vergine Immacolata) e del figlio Giandomenico (monocromi lungo le pareti).
La Chiesa della Purità è visitabile su richiesta.
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2010
Citta di Udine.
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Giambattista Tiepolo tra scherzo e capriccio
dal 22 maggio al 31 ottobre 2010
Salone del Parlamento - Castello di Udine
Disegni e incisioni "di spiritoso e saporitissimo gusto" La mostra mira ad offrire una ricognizione sulla ristretta, ma apprezzatissima produzione incisoria del pittore veneziano. Le stampe, originate da occasioni temporanee, vennero poi riunite nella serie dei Capricci - dieci dei quali pubblicati per iniziativa di Anton Maria Zanetti di Girolamo nel secondo volume della sua Raccolta di Chiaroscuri del 1743 - e in quella degli Scherzi di Fantasia, realizzati in tempi diversi e pubblicati in volume unico solo dopo la morte dell'artista. Il percorso espositivo vedrà le acqueforti affiancate da diversi disegni e alcune delle lastre originali da cui furono tratte le incisioni stesse, per chiarire al grande pubblico l’intero processo che portò alla loro produzione.