Il deposito di parte dei beni raccolti da Gaetano Perusini e Lea D'Orlandi fra gli anni 1930-1950, ha permesso il consolidamento delle collezioni e nel 1963 l’apertura del Museo presso il piano nobile di palazzo Maniago a Udine.
Il nucleo più importante riguarda il tema del costume popolare, oggetto di importanti studi da parte dei due etnografi e delle attività inerenti legate al mondo tessile; altra attenzione era rivolta alla vita domestica e alle espressioni dello spettacolo. Idealmente connessa a questi materiali è anche l’importante collezione di oreficeria, ora di proprietà del Sovrano Ordine di Malta erede del prof. Gaetano Perusini e conservata presso la Cassa di Risparmio di Udine.
Gaetano Perusini aveva anche operato per far acquisire ulteriori materiali al museo (mobilio, artigianato).

Gaetano Perusini (Cimetta, Codognè 1910 – Trieste 1977), si laurea nel 1934 presso L’Università di Bologna in Scienze Agrarie, ma la sua vera passione è la ricerca storica. Alla metà degli anni ‘50 si trasferisce dalla casa di Udine per stabilirsi definitivamente nella tanto amata proprietà di Rocca Bernarda. Studioso del costume, storico, fu dal 1944 direttore della rivista “Ce fastu?” della Società Filologica Friulana di cui per oltre trent’anni fu membro del Consiglio direttivo. I proficui ed intensi rapporti con studiosi esteri fruttano la costituzione del gruppo di ricerca etnografica “Alpes Orientales”, all’interno del quale austriaci, svizzeri, tedeschi e sloveni si confrontano sulle tematiche legate agli studi demologici. Assieme a Gian Paolo Gri, cura per l’Atlante Linguistico Etnografico Friulano un piano di ricerche riguardante le feste tradizionali e la devozione popolare. Nel 1975 diviene ordinario della cattedra di Storia delle tradizioni popolari dell’Università di Trieste.
La grande passione per la sua regione lo porta a raccogliere materiali e testimonianze della cultura e della storia del Friuli ma il suo interesse principale viene rivolto soprattutto ai gioielli tradizionali per cui la sua personale raccolta raggiunge i cinquemila pezzi e costituisce la più importante raccolta dell’Italia settentrionale. Ha lasciato il suo patrimonio all'Ordine di Malta.
Tra le numerosissimi studi e pubblicazioni che ci ha lasciato si ricordano: Usi e consuetudini dei coscritti friulani, 1943, gli studi sull’agricoltura in provincia di Udine nel 1948, Fiabe e leggende friulane, 1950, Vita di Popolo in Friuli. Patti agrari e consuetudini tradizionali 1961. Nel 1988 a Gorizia venne pubblicata la sua raccolta di studi, realizzata con Lea D'Orlandi, Antichi costumi friulani.
Lea d’Orlandi (Udine 1890 - 1965) Studiosa e artista dai multiformi talenti e interessi; insegnante, scrittrice, folclorista, pittrice, acquafortista, xilografa, ritrattista. Si diploma all'Accademia di Belle Arti a Bologna nel 1915. Scrive parecchi testi per il teatro: la sua favola lirica in tre atti Barbe Basili e il paradîs, musicata da E. Vittorio, fu tradotta in tedesco da O. M. Polley e rappresentata a Klagenfurt nel 1954.
Tra i campi d’interesse etnografico Lea si appassiona, con moderni metodi di ricerca e lasciando scritti memorabili, allo studio del costume, agli usi nuziali, e soprattutto al mondo magico degli esseri fantastici della tradizione friulana. L’attenzione al linguaggio popolare la indirizza verso lo studio dei proverbi e modi di dire esplicatosi nei Proverbi friulani (1961) segnalato al prestigioso premio internazionale G. Pitrè. Per gli alunni delle scuole elementari scrive il volumetto Il Friuli in una collana diretta da O.Marinelli per l'editore Bemporad di Firenze.
Tra gli altri studi pubblicati vanno segnalati: Gli elementi magico e religioso nella terapia popolare in Friuli, 1951-52, Gli animali nella terapia popolare in Friuli, 1963, Antichi costumi friulani, 1988 in collaborazione con Gaetano Perusini.
A Udine le è stata intitolata una scuola elementare.
Costituisce senz'altro la collezione che oggi permette di articolare in maniera ampia, con molti spunti di approfondimento e diverse opportunità di ricerca e presentazione l’esposizione del prossimo museo.
L’onnivoro interesse di Luigi Ciceri in particolare, sostenuto dagli interessi e dagli studi specifici della moglie Andreina Nicoloso, ha spinto i due coniugi a collezionare gli oggetti più vari con lo sguardo a documentare la vita, la storia, le tradizioni locali nell’ottica di una regione di confine. Sono state donate sculture lignee, acquisite maschere, mentre con la sua morte Andreina Nicoloso ha destinato al Comune di Udine per la realizzazione del Museo Friulano delle arti e tradizioni popolari tutte le sue collezioni artistiche e l’archivio di Ippolito Nievo (Biblioteca Civica Joppi). Si tratta di mobilio, metalli artistici e ferri battuti, strumenti musicali, ceramiche, oggetti della vita domestica, delle attività artigianali, della religiosità, del gioco e dello spettacolo, nonché dipinti, sculture, ex voto per un totale di oltre 2000 manufatti.
Attualmente altri beni comprendono i settori di carattere ergologico, agricolo, vitivinicolo, del trasporto, della vita domestica, dell’artigianato artistico dei metalli, del legno e della ceramica, dell’arte e dello spettacolo popolare ora ospitati in locali diversi e che potranno essere riorganizzati nel dettaglio a localizzazione del museo.
Luigi Ciceri (Tricesimo, 1911-1981) laureatosi in Medicina e Chirurgia consegue diverse specializzazioni e crea il reparto stomatologico all’Ospedale Civile di Udine, di cui tiene il primariato fino al pensionamento. La sua passione letteraria inizia durante gli studi liceali interessandosi alla figura di Ippolito Nievo, cui dedica interessanti studi ed una mostra nel 1961; nel dopoguerra nasce anche l’amicizia con Pier Paolo Pasolini, di cui pubblica a sue spese il volumetto Tal cour di un frut. Strenuo sostenitore dell’identità friulana, è cultore appassionato della storia e delle tradizioni friulane di cui ama raccogliere le testimonianze più varie. Inizia la sua attività nella Società Filologica Friulana, ricostruendone la Biblioteca e curando il settore editoriale con la pubblicazione di vari volumi, crea le “collane” dei numeri unici annuali, degli ex voto, dei racconti popolari e delle aggiunte al Pirona; dirige alcuni periodici “storici” quali Sot la Nape e Il Strolic furlan, collabora con Ce fastu?.
Cura l’allestimento di varie mostre: l’ultima è dedicata alla religiosità popolare a Pordenone nel 1980.

Andreina Nicoloso Ciceri. Originaria di Buia (1920 – Tricesimo, 2000), figlia della poetessa Maria Forte, laureatasi in lettere presso l’Università di Padova con una tesi in filologia romanza sul “Matrimonio in Friuli”, in seguito continua ad approfondire gli studi sulle tradizioni popolari, la poesia e la letteratura; pubblica diversi inediti di Ippolito Nievo, fra cui le Lettere garibaldine edite da Einaudi (1961) e contribuisce a far conoscere di Pier Paolo Pasolini sia l’opera poetica (Tal cour di un frut) che di teatro (I Turcs tal Friûl); agli scritti sulla linguistica friulana affianca l’importante lavoro per il recupero e la valorizzazione della narrativa popolare, con i volumi dedicati ai Racconti popolari in Friuli, fedele trascrizione della memoria orale collettiva.
Costanti gli interessi in ambito demologico che dagli argomenti più ampi si sono specializzati sugli usi e le consuetudini della vita tradizionale, ricerca che approda nei due tomi dedicati alle Tradizioni popolari in Friuli (1982). Il contributo offerto per la valorizzazione dell’etnografia friulana le procura diversi premi, quali il Pitrè (Palermo), il Risit d’aur (Percoto) e l’Epifania (Tarcento). Importante e innovativo il lavoro che dedica alle feste tradizionali in Friuli, realizzato insieme alla fotografa Olivia Averso Pellis.
Dopo la morte del marito dona, nel 1985, ai Civici Musei di Udine un gruppo di 28 statue lignee, al Museo delle Arti e Tradizioni popolari di Tolmezzo la raccolta di ritratti popolari, al Museo Civico di Pordenone le ceramiche e al Museo Diocesano di Arte Sacra di Udine i vetri devozionali dipinti.
Con volontà testamentaria, per la ricostituzione del Museo Friulano delle arti e tradizioni popolari, destina alla comunità udinese la preziosa collezione etnografica e artistica (2000 manufatti circa) frutto dell’attenzione e della passione demologia condivisa con il coniuge.
(Mereto di Tomba 1891 - Udine 1975) critico d'arte, decoratore e pittore, progetta mobili e paramenti liturgici. Affresca la chiesa di Castelnovo Vicentino. Premio Epifania 1963.
È stato presidente dell'Accademia e Direttore dei Civici Musei dal 1932 al 1958; durante il suo incarico, si impegna nell’oneroso riordino di tutto il materiale artistico, creando delle nuove sezioni: disegni e stampe, numismatica e quella dedicata alle armi antiche. Raccoglie inoltre un rilevante corpus di materiale etnografico, parte del quale costituito da sue personali donazioni e realizza il grande archivio fotografico del Friuli. Durante l’ultima guerra si dedica con grande impegno a salvaguardare il patrimonio artistico della provincia udinese, opponendosi con determinazione alle pretese da parte dell’esercito tedesco di espropriare opere d’arte.
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