Nella cultura popolare sono i tempi della festa a offrire le occasioni di divertimento che nella sua dimensione comunitaria privilegia gli spazi della piazza. 
Nei giorni delle sagre, delle fiere o del mercato questo spazio diventa il polo di attrazione per un variegato popolo di artisti girovaghi, venditori ambulanti, animatori di uno spettacolo generalizzato con forme di intrattenimento per tutti i gusti: gare e competizioni; spettacoli musicali e teatrali; dimostrazioni; tombole e lotterie; attrazioni scientifiche e tecnologiche.
A Udine le due fiere più importanti avevano luogo a San Lorenzo (10 agosto) con spettacoli di corsa, tombole, opere musicali, e a Santa Caterina di Alessandria (26 Novembre), originariamente ambientata sui prati lungo il torrente Cormôr e nel 1485 trasferita in Zardin Grant. Nei paesi la festa grande coincide con le solennità patronali, occasioni di divertimento popolare, di novità, ma anche di movimento commerciale fra aree e comunità e di scambio relazionale.
Almeno fino alla fine dell’ottocento si ha notizia di corse di cavalli tenute a Udine nel mese di aprile con partenza dall’esterno di porta Aquileia e arrivo in via Mercatovecchio, angolo Pulesi, dov’era collocato il traguardo e dov’erano allestiti i palchi per i giudici di gara e le autorità.
Seguitissime anche le corse dell’anello e le giostre (i duelli tra cavalieri con le armi da battaglia); tra queste, di indubbio valore storico il gioco della quintana, che affonda le sue origini nel XIV secolo quando venne organizzato per salutare la seconda visita di Carlo IV di Lussemburgo alla città di Udine nel 1368.

Nelle piazze e nei cortili, su palcoscenici improvvisati, marionette e burattini animati da artisti girovaghi divertono adulti e bambini nei giorni di festa.
A Udine, fino agli anni ’50, figuravano teatri per gli spettacoli di figura, come il teatro Nazionale in pieno centro (via Belloni), il teatro di San Quirino al numero 50 di via Gemona, e il Galmi di via Magrini, nella vecchia scuola San Domenico.
Ne è una riprova anche l’attività di alcuni artisti locali come Antonio Reccardini, inventore della maschera di Facanapa, Armando Miani, Jacum Pitor, don Biasico, Vittorio Braidotti e Vittorio Podrecca conosciuto in tutta il mondo per il suo “teatrino dei Piccoli”. Accanto a questi personaggi deve sicuramente essere citato anche il commerciante Enrico Sturolo, collezionista di marionette e marionettista egli stesso, il cui negozio di mercerie in via del Monte a Udine fu per molto tempo un punto di riferimento per i marionettisti della città e la cui collezione di marionette è in parte esposta proprio in questa sala.
Diverse generazioni si intrattengono in un momento comune: è la veglia serale nelle stalle, dove i grandi intrattengono i più piccoli con giochi di tipo ancora diverso, quelli fatti di parole con le filastrocche, i racconti, le ninne-nanne, gli indovinelli.
Esempi di giochi per i bambini tra il XIX e il XX secolo sono le bambole o pupazzi di pezza. Sicuramente i giochi più frequenti erano quelli fatti con pochi elementi naturali: un martelletto con un guscio di noce e una corda; un pezzettino di legno e una corda, gioco utilizzato durante la Settimana Santa, quando si faceva volteggiare il legno tenendo la corda con due dita. Semplici canne di bambù, adeguatamente bagnate, potevano diventare strumenti musicali.
Più per adulti erano le carte da gioco. Fino al 1866 a Udine ed in Friuli si usava una variante locale di 52 carte, poi soppiantata dalla serie delle travisane. Nel 1860 un certo Francesco Sandini di Vicenza aprì una bottega a Udine di fabbricazione di carte da gioco che operò per alcuni anni. Nel 1873 il laboratorio venne riaperto da un operaio di Sandini, tale Giacomo Bolognatto. La tecnica artigianale del tempo imponeva che, dopo la stampata in bianco e nero, le carte venissero dipinte in un secondo momento attraverso l’impiego di mascherine. Sono esposti nella sala gli stampi in legno per vari tipi di carte da gioco e mazzi di carte da briscola, varianti del gioco del “Cucco”. Particolarmente interessante è il mazzetto di minuscole carte del XIX secolo, dipinte a mano. Anche il gioco della tombola era molto popolare e giocato sia da adulti che da bambini. La meraviglia di fine XIX secolo per eccellenza è però la lanterna magica, strumento ottico per spettacoli didattici e di divertimento ove le immagini costituite da lastre di vetro dipinte e animate da una fonte luminosa a lumino venivano “raccontate” dalla figura dell’imbonitore.
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