
Il percorso sull’abbigliamento inizia dalla sua materia prima, la fibra. Può essere suddivisa in due principali tipologie: vegetale e animale. Al primo gruppo appartengono la canapa e il lino mentre al secondo la lana e la seta.
Fibre tessili vegetali e animali convivevano nell’economia di autoconsumo e servivano per la locale produzione domestica. Lino e canapa erano coltivati dalla pianura alla montagna friulana fino agli anni cinquanta del secolo scorso.
L’allevamento degli ovini e l’allevamento del baco da seta convivevano nei tempi del ciclo agricolo friulano, portando di volta in volta un’integrazione economica alle famiglie contadine oppure materia prima per il fabbisogno domestico.
Il primo passo nel laborioso percorso che porta alla produzione del filo è, nel caso della fibra vegetale, quello di ottenere la fibra dalla pianta. Gli strumenti esposti e gli apparati relativi spiegano dettagliatamente le minuziose operazioni: sgranatura, macerazione, asciugatura, gramolatura e pettinatura.
Queste ultime operazioni necessitavano di precisi strumenti, cioè la gramole e i pettini. I cardi o la "scardassa" erano invece utilizzati per la pulitura di una fibra animale come la lana, che necessitava di molta cura.
La filatura è l’atto di preparazione e torsione della fibra per ottenere il filo. La filatura più semplice avveniva attraverso la combinazione di rocca e fuso, mentre la meccanizzazione del lavoro porta all’utilizzo sempre più frequente del filatoio a ruota. Le successive operazioni per passare dal filo alla matassa e quindi al gomitolo prevedevano l'uso dell'aspo e dell'arcolaio.
Un processo a parte riguardava la lavorazione della seta. La produzione dei bozzoli era infatti convogliata alle filande dove avveniva la trattura della seta e il duro lavoro era svolto per lo più da manodopera femminile fin da giovanissima età, in condizioni ambientali e igieniche difficili. La materia era quindi inoltrata ai setifici mentre gli scarti erano invece usati per il consumo domestico.
Prima dell’avvento dei coloranti sintetici nel 1856, per la colorazione dei tessuti si impiegavano sostanze di origine vegetale, minerale e animale.
Le piante tintoree, dopo la raccolta e la preparazione, messe a bagno in tinozze insieme alla stoffa, erano sottoposte a ebollizione. Il processo di tintura era accompagnato dalla mordenzatura (metodo di fissaggio del colorante), che si eseguiva utilizzando allume di potassio, solfato di rame, cremor tartaro, idrosolfito di sodio, ammoniaca, sale, aceto, tannini e l’orina. Seguivano il risciacquo e l’asciugatura.
Le matasse venivano sottoposte a tintura naturale dopo le operazioni di filatura. Per la lana, che se greggia doveva essere preliminarmente purgata, si usavano pochi colori in quanto gradevoli effetti si raggiungevano anche mescolando lana bianca, marrone e nera.
La creazione del tessuto avviene principalmente in due fasi: il lavoro all’orditoio e quello al telaio, due oggetti che si trovano sempre abbinati.
Dopo le procedure di filatura, le matasse ottenute venivano fatte scivolare su apposite spole o rocchette, regolabili o coniche, e avvolte a formare spole per l’ordito. 
Le spole erano poi disposte su apposite rocchettiere orizzontali (a panca), verticali (abbinate a una filiera) o mobile a cassetta con scomparti. Dalla rocchettiera venivano presi i fili da disporre sull’orditoio con un regolare movimento di “va e vieni” tra i pioli.
L’ordito, una volta creato nell’orditoio verticale a parete, viene montato sul telaio. Il tessitore, seduto su uno sgabello, muove con i pedali, secondo un ordine programmato i licci, che consentono di abbassare e alzare l’ordito, e al contempo inserisce i fili di trama lanciando la navetta, nella quale è inserita la spola.
Nella sezione dedicata alla tessitura, anche grazie all'aiuto di un video, è possibile avere una panoramica delle tecniche che portano dalla fibra al tessuto. Non manca però un riferimento storico al mestiere del tessitore (quaderni dei tacamenti) e l'accento sulle principali manifatture friulane.

Vengono presentati alcuni esempi di lavorazioni, eseguite per decorare e imprimere una caratteristica specifica al tessuto; si va quindi dagli stampi per tessuti, sino ad un'articolata esposizione di diverse tipologie di manufatto: tessile sacro, tovaglie "perugine", buratti, merletti ad ago e a fusello, ricami, produzioni seriche e in cotone.
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