La collezione di gioielli tradizionali raccolta da Gaetano Perusini tra il 1964 e il 1977, conta circa 5500 pezzi, ora conservati presso la Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia, dove sono stati depositati dal Sovrano Militare Ordine di Malta che ne detiene la proprietà.
La parte più consistente della raccolta si riferisce all’area del Friuli Venezia Giulia e rappresenta oltre metà dei gioielli raccolti (1800 circa in area friulana, 1200 circa in area giuliana e istriana). Altri nuclei consistenti rimandano alla tradizione popolare del Veneto, della Lombardia, della Valsesia (un nucleo di 174 pezzi legato a una ricerca sui costumi tradizionali di quella valle, avviata nei primi anni Settanta) e della Sicilia (605 pezzi raccolti in tre campagne d’acquisti, tra il 1966 e il 1969).
Presenti anche pezzi di provenienza extra-europea, medio-orientale e asiatica. Un nucleo organico è costituito dagli amuleti (circa 500 pezzi), tema che catturò l’attenzione di Perusini a partire dalla fine degli anni Sessanta, e a cui dedicò due saggi (Amuleti ittici e Diffusione diacronica e sincronica degli amuleti in Italia) e una mostra fra il marzo e l’aprile del 1968 nelle sale del Museo friulano delle Arti e Tradizioni popolari, mentre un volume complessivo sul tema degli amuleti, già commissionato, poté essere solo abbozzato dallo studioso, prematuramente scomparso.
La quasi totalità della collezione copre un periodo che va dal tardo Settecento a metà Novecento; i manufatti più antichi sono pochi e non sempre di ambito popolare, questo per la “natura” stessa degli ori che, se da un lato sono gelosamente conservati quando carichi di ricordi e di affetti, dall’altro sono facilmente disperdibili, soprattutto se di scarso valore, perché venduti, fusi per farne di nuovi, rubati.
L’interesse di Perusini per il gioiello tradizionale nasce in concomitanza agli studi sul costume da lui condotti con Lea D’Orlandi a partire dalla fine degli anni ’30. Nella divisione del lavoro, Perusini sceglie di occuparsi della ricerca d’archivio, assecondando la propria vocazione storica e l’attitudine sviluppata con la specializzazione degli studi in diritto consuetudinario. Lavora quindi sui documenti, inventari, lasciti testamentari, patti dotali e scorrendo gli elenchi di beni, constata come i gioielli siano un elemento ricorrente, da considerare parte integrante del sistema dell’abbigliamento. A questa primissima fase risalgono le prime acquisizioni di pezzi, da Poffabro, da Cividale, da alcuni santuari dei dintorni, che rispondono all’esigenza di accompagnare in maniera sistematica la ricerca documentaria con la raccolta e la catalogazione dei materiali studiati. Da Lea D’Orlandi riceve anche il primo amuleto della collezione, “le perle gattaiole” tre perline azzurre da portare sul seno per favorire la lattazione.
L’avvio vero e proprio della raccolta, alla metà degli anni ’60, è invece conseguente alla constatazione dell’assenza di gioielli friulani alla mostra Oreficeria popolare italiana, curata da Annabella Rossi, nel 1964 al Museo Nazionale delle arti e tradizioni popolari di Roma, dov’erano esposti esemplari acquisiti in occasione della Mostra di etnografia italiana del 1911. La volontà di riempire questo vuoto documentario, spinge Perusini ad intraprendere una raccolta sistematica dei preziosi di area friulana e giuliana, ricerca che porterà avanti sempre, anche quando estenderà il suo interesse per il gioiello ad altre aree. Nel marzo-aprile 1966 i materiali fin a quel punto raccolti vengono esposti alla mostra Oreficeria popolare organizzata da Perusini nel Salone del Parlamento del Castello di Udine per la Settimana dei beni culturali.
Perusini acquista i gioielli prevalentemente presso orefici e antiquari di fiducia, che formano una rete estesa in tutta Italia, all’interno della quale viene costantemente informato della presenza di gioielli di suo interesse.
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