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GAETANO PERUSINI (1910-1977)

Gaetano Perusini

Spinto dagli eventi - la prematura scomparsa del padre e la necessità di supportare la madre nella gestione della tenuta di famiglia, la Rocca Bernarda -si laureò in Scienze Agrarie all’Università di Bologna nel 1934.

Non abbandonò la propria inclinazione per gli studi storici, specializzandosi in diritto consuetudinario, ambito che gli consentì di approfondire lo studio della cultura tradizionale, suo campo d’indagine privilegiato. 

Restituire la cultura popolare alla storia, applicando alla ricerca etnografica un metodo rigoroso al pari di quello riservato per la storia delle istituzioni, dell’arte, della letteratura fu per Perusini una vera e propria missione perseguita con straordinaria costanza, profondità e senza compromessi esplicatasi in quasi centocinquanta tra saggi, studi, articoli e monografie.

Fin dagli inizi Perusini trovò in Giuseppe Vidossi, linguista di origini istriane, una guida disposta ad appoggiare il giovane ricercatore nell’esplorazione di un moderno metodo di indagine fondato sull’incrocio di una molteplicità di fonti dirette ed indirette e sul principio della comparazione che necessariamente portava ad allargare i confini delle ricerche oltre i limiti regionali e nazionali.

La Rocca Bernarda a Ipplis di Premariacco, residenza storica della famiglia, diventò infatti, dal 1944, non solo la dimora abituale di Gaetano e sede della sua ricchissima biblioteca privata, ma anche il centro da cui si irradiarono i suoi viaggi e i suoi incontri e da cui si dipartì lo sguardo indagatore verso la sinistra dello Judrio, le alture del Collio, apprezzabili dall’invidiabile e strategica posizione della rocca.

Proprio dalla consuetudine con i lavoratori stagionali dei suoi vigneti che provenivano dai villaggi orientali, si rafforzò il suo interesse per la cultura slovena e i suoi intrecci con quella friulana, (fruttuosa la sua amicizia con il grande studioso slavo Milko Matičetov). 

Memorabili gli studi condotti a partire dalla fine degli anni ’30 con Lea D’Orlandi sul costume tradizionale, di assoluta avanguardia in Italia per la sintesi di diversi strumenti d’indagine: le fonti d’archivio, il rilevamento diretto, la raccolta degli oggetti, ovvero i capisaldi della moderna ricerca etnografica. Nelle ricerche sul costume è da ricercare l’impulso originario alla collezione di gioielli che rimane una delle più ricche in Europa per numero di esemplari e per le possibilità comparative suggerite dalla presenza di serie di pezzi analoghi per provenienza, lavorazione, destinazione.

Fu un collezionista accanito, acquistò non solo sul mercato dell’antiquariato, ma salvò dalla dispersione, dalla rovina e dall’oblio migliaia di oggetti, testimonianze autentiche della vita tradizionale, recuperandoli nelle soffitte e nei granai. Rilevante anche il corpus di documenti, manoscritti, lettere, che arricchirono la sua biblioteca e che contribuirono a ridare voce e vita alle storie del passato.

Perusini non fu però semplice raccoglitore, come dimostra l’impegno per la costituzione del Museo delle Tradizioni Popolari di Udine, che contribuì a istituire lasciando la straordinaria serie di costumi tradizionali.
Dal 1944 Perusini diresse la rivista Ce fastu? che sotto la sua direzione si emancipò dalla dimensione provinciale, anche grazie alla rete di collaboratori non solo friulani, ma italiani e stranieri, che si era costituita intorno alla sua figura. Per oltre trent’anni fu nel Consiglio direttivo della Società Filologica Friulana.
Nel 1962 ottenne la libera docenza in Storia delle tradizioni popolari all’Università di Trieste e nel 1975 diventò professore ordinario, incarico che detenne fino alla tragica scomparsa avvenuta nell’estate del 1977.

Consulta anche la bibliografia di Gaetano Perusini.

 

 

ultimo aggiornamento: 02/04/09 - Stampa pagina Stampa pagina

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