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GLI AFFRESCHI

AffreschiNella ricca decorazione di palazzo Morpurgo di notevole rilievo risultano gli affreschi parietali del Cinque – Seicento recentemente rinvenuti al piano terra ed in particolare quelli scoperti sulla parete di confine situata a nord, testimonianza di una diversa disposizione dei solai, rialzati e riallineati nel corso del Settecento. All’indomani dall’acquisto della dimora gentilizia, la famiglia Sarmede inizia ad ospitare molti artisti per decorare la residenza con quadri e stucchi dando contemporaneamente vita ad una cospicua quadreria che annovera dipinti di vario genere, ritratti e alcune miniature, per la maggior parte di anonimi.

In un clima favorevole allo sviluppo culturale e agli studi dell’arte e dell’archeologia si inseriscono i cicli pittorici voluti all’inizio Ottocento, dal nuovo proprietario del palazzo, Ludovico Valvason, che decise di aggiornare le decorazioni secondo i nuovi stilemi neoclassici. L’incarico – circoscritto al soffitto dello scalone, al salone e a tre stanze adiacenti - venne affidato a Giambattista Canal, prolifico pittore-decoratore veneziano attivo in Veneto e Friuli, e a Giuseppe Borsato, specializzato in apparati prospettico-ornamentali e anch’egli attivo nella medesima zona.

Giunto in Friuli nel 1794 per riformare il Teatro Sociale di Udine, Canal sicuramente segnò il gusto dei nobili impegnati nel rinnovamento architettonico-decorativo delle loro dimore: ne è un chiaro esempio il soffitto dello scalone dove il pittore veneziano dipinse, entro una cornice mistilinea ancora di gusto rococò, la Fama che annuncia la virtù di casa Valvason. Rappresentata come una figura femminile che suona una tromba e regge un ramo d’ulivo, la Fama si libra nel cielo mentre la Verità seduta tra nubi regge con la mano sinistra una corona d’alloro sopra lo stemma dei conti Valvason (un leone rampante su campo argentato) mentre attorno tre putti inanellano ghirlande di fiori.

Spettacolare è il salone d’onore, a cui si accede tramite una porta con vetri sabbiati a tenui motivi neoclassici, unico esempio  del genere pervenuto in città. Al centro del soffitto Canal dipinge centralmente Il carro di Apollo eseguito con una ricchezza di particolari e un’arditezza dell’illusionismo prospettico che rendono unico questo salone. Nei due riquadri minori campeggiano invece delle figure angeliche monocrome, inginocchiate a reggere una corona d’alloro mentre a Giuseppe Borsato è da attribuire l’elegante decorazione ad ottagoni che circonda i riquadri.

Sulle due pareti maggiori sono raffigurati finti colonnati marmorei di ordine corinzio che introducono ad ambienti con vasi decorati e fregi con scene classiche in bassorilievo. Ai lati, sopra colonne spezzate che fungono da piedistalli, si ergono i due gruppi scultorei raffiguranti Venere e Marte e probabilmente Orfeo ed Euridice. In questo ciclo udinese il ricorso alla simulazione della scultura è talmente rilevante da diventare motivo dominante dell’intera decorazione, in esplicito omaggio all’arte di Antonio Canova, artista amato tanto dal Canal – che intende riprodurne i “modi” – quanto dalla committenza. Specifici rimandi allo scultore di Possagno sono visibili nei due vasi ornamentali sul corpo dei quali si possono riconoscere scene come La morte di Priamo e Briseide consegnata agli araldi, raffigurati fra le colonne ai lati delle figure centrali e sicuramente tratte dai bassorilievi in gesso noti in tutta Europa e realizzati dal famoso artista tra il 1787 e il 1792.
Affreschi

Raffigurazioni di busti di filosofi decorano le sovrapporte, ma sicuramente l’aspetto più interessante di questo ciclo pittorico risiede nella presenza all’estremità delle pareti maggiori, all’interno di finte nicchie, delle raffigurazioni delle statue canoviane di Ercole e Lica e dei pugilatori greci Greugante e Damosseno. Nelle sale minori adiacenti, anch’esse rettangolari, il registro decorativo abbandona i toni solenni per diventare più leggero e giocoso.

Nella sala sul cui soffitto sono raffigurati Zefiro e Flora nell’atto di incoronarsi reciprocamente, si possono ammirare un finto bassorilievo a monocromo celebrante il Ritorno di Telemaco in Itaca disposto come sovrapporta e, sulla parete di fronte, l’episodio di Alessandro che dona Campaspe ad Apelle. Agli angoli del soffitto, attorno all’affresco centrale, sono disposte delle placchette esagonali con figure femminili monocrome su sfondo rosso pompeiano, reggenti lire e cornucopie. Tra queste, profilate in stucco, corrono fasce con leggerissimi ornati su fondo chiaro a festoni, vasi, nastri ed altre placchette con esili figure su fondo nero, tutti motivi tipici di Borsato mentre di mano di Canal sono le delicate scene classicheggianti delle placchette, condotte in punta di pennello.

Nella seconda sala la sovrabbondanza di motivi ornamentali permette di ascrivere il formulario ornamentale di Borsato al gusto Impero. Lungo la fascia superiore delle pareti corre un finto velario simulante una struttura a padiglione, sorretta da colonnine vegetali interrotte a metà da dei brucia-profumi e scandita da coroncine di gusto “Adam” sorrette da nastri. Sopra dei finti basamenti Giambattista Canal dipinge, su fondo color crema, tra elegantissime candelabre su fondo bianco le Ore danzanti a gruppi di tre affiancate da una tredicesima figura, allegoria del Silenzio, alludenti al trascorrere del tempo. Sul soffitto, riquadrato con esuberanti motivi decorativi, si staglia invece l’allegoria della Notte. Nella grande stanza a destra del salone, il soffitto è dominato da quadrature ed ornamentazioni del Borsato mentre nel tondo centrale la rappresentazione di Giunone, Minerva, Venere e Paride con il pomo della discordia è opera di Giambattista Canal.

Quando i Morpurgo acquistarono il palazzo fecero decorare alcune stanze con tenui motivi ornamentali e diedero molta importanza al giardino romantico, abbellendo la vasca d’acqua con un’elegante statua in pietra raffigurante una Ninfa di gusto neoclassico, eseguita alla fine dell’Ottocento dallo scultore udinese Leonardo Liso e particolarmente nota per esser stata posta sulla fontana antistante la Galleria di Belle Arti di D’Aronco nell’Esposizione Regionale di Udine del 1903. L’amore per l’arte della famiglia Morpurgo, ed in particolare del senatore Elio, è testimoniato anche dalla collezione di opere d’arte otto – novecentesche, la maggior parte delle quali sono passate per lascito testamentario degli eredi, la signora Elena Hofmann Morpurgo e l’ingegner Enrico Hofmann, ai Civici Musei udinesi.

ultimo aggiornamento: 07/01/09 - Stampa pagina Stampa pagina

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