L’opera di restauro di palazzo Morpurgo (sottoposto a vincolo monumentale da parte della Soprintendenza ai Beni Architettonici nel 1951) ha avuto come obiettivo la conservazione della tipologia architettonica e delle caratteristiche costruttive dell’edificio riorganizzandone funzionalmente gli spazi per le nuove esigenze di destinazione. Sin dal primo progetto, elaborato nel 1988, si è quindi inteso dare continuità funzionale ai due corpi di fabbrica senza che questo incidesse sull’aspetto estetico delle facciate.
Il palazzo aveva già subito alcune modifiche prima di venire donato al comune di Udine : per ricavarne appartamenti e locali da affittare, gli ambienti erano stati suddivisi da tramezzi eliminati con il restauro per riportare i diversi vani alle loro dimensioni originali. Nel corpo secondario (quello perpendicolare a via Savorgnana), un tempo destinato ad ospitare le cucine, le stalle con il fienile e le cantine, è stata operata una modifica delle quote dei solai per allinearli a quelli del corpo principale permettendo così anche lo sfruttamento dello spazio del sottotetto. La scala che portava al primo e secondo piano dell’edificio è stata spostata sotto la loggia, mentre precedentemente si trovava in una posizione più centrale.
Il piano nobile del corpo principale del palazzo, dove sono presenti gli affreschi di Canal e Borsato (oltre che tempere e stucchi di grande pregio), era in evidente stato di abbandono, con una pesante patina di sporco e fumo che ricopriva nel complesso gli ambienti, oltre alle varie lesioni sull’intonaco (che presentava anche rigonfiamenti e sconnessioni) dovute agli inserimenti nelle pareti dipinte di ganci, cornici e termosifoni.
I restauri delle superfici affrescate del primo piano, eseguiti nel 1998, hanno riguardato la pulitura, il consolidamento e – dove necessario – la reintegrazione pittorica. Durante i restauri del soffitto del salone (che aveva subito dei crolli nel 1996) è riemersa - sotto la decorazione tardo ottocentesca con cassettonato a riquadri - la decorazione originale di Borsato a cassettoni ottagonali degli stessi colori dei fondi delle pareti. Proprio per i crolli che ci furono è stato fatto un particolare lavoro di consolidamento del soffitto prima di ricollocare l’affresco raffigurante Apollo sul carro del sole, ricomposto su un supporto di fibra di vetro dal gabinetto di restauro di Renzo Lizzi.
L’intervento di conservazione delle facciate ha invece riguardato solo le parti in pietra di Torreano - che risultavano ricoperte da uno spesso strato di sporco- e alcune parti in pietra piasentina particolarmente degradate e lacunose.
Durante i lavori di restauro sono riemersi in varie stanze di palazzo Morpurgo strati di pitture sottostanti agli intonaci più recenti e in alcune zone anche sinopie a carboncino. Si è voluto pertanto lasciare visibili questi affreschi che testimoniano l’evoluzione del gusto decorativo e artistico e l’evoluzione storica dell’edificio, per i cui restauri sono stati usati materiali della tradizione locale come legno, intonaco di calce, pietra piacentina, laterizio.
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