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Getulio Alviani (Udine, 1939)


Getulio Alviani (1939)
Superficie a testura vibratile, 1973
acciaio cm 50 x 50

Le ricerche sulla percezione ottica e sugli effetti visivi dei materiali trovano nell'udinese Alviani uno degli esponenti tra i più lucidi e coerenti. Attivo a livello internazionale dagli anni Sessanta, ha realizzato numerose di queste superfici vibratili che coniugano la regolarità del modulo quadrato con l'infinita iridescenza dei raggi luminosi riflessi dalla superficie d'acciaio.

Giovanissimo si interessa di pittura e ai problemi della percezione e della comunicazione visiva collaborando con architetti e ingegneri nel campo della progettazione e del design. Alla fine degli anni Cinquanta, trasferitosi a Milano, al tempo centro vitale di sperimentazione dell’arte astratto – concreta, elabora strutture monocromatiche polivalenti indirizzando la sua ricerca alla percezione ottico – cinetica e sulle potenzialità di nuovi materiali come i metalli come l’acciaio e l’alluminio: da queste nascono le “Superfici a testura vibratile”. Animate dal gioco della luce in superficie, progettate e realizzate dallo stesso artista come opere seriali, modificandone con regole geometriche e matematiche la struttura. Anche con opere tridimensionali, Alviani sviluppa lungo gli anni Sessanta tale procedimento, applicandosi a temi quali il dialogo tra cerchio e quadrato, o tra gli opposti bianco e nero, lucido e opaco ecc., formulando immagini in continua e progressiva evoluzione. Nel 1962 espone all’interno del gruppo “Arte programmata” di Bruno Munari, partecipando a varie mostre internazionali, da quelle promossa da “Nouvelle tendance recherches continuelles”, al “Responsive eye” al Museo d’Arte Moderna di New York nel 1965. Continua a occuparsi di design, contribuendo alla moda optical, crea le cromostrutture estendendo il concetto di opera a inglobaro lo spazio circostante, o environments, spazi nei quali il pubblico si muove interagendo tra arte e architettura. Dal ’67 disegna oggetti luminosi, atti di acqua e fuoco utilizzati in “happenings” e lungo gli anni Settanta crea opere nate dallo studio fenomenologico del colore, concentrandosi verso il 1978 sul colore nei cromogrammi, strutture tridimensionali e superfici nate da operazioni algebriche e partizioni quantitative. Docente all’Accademia di Carrara, dal 1981 al 1985 in Venezuela dirige il Museo d’Arte Moderna di Ciudad Bolivar, quindi riprende l’insegnamento a Milano, continuando a partecipare a mostre internazionali come la Biennale di Venezia.

Nota bibliografica

Getulio Alviani, pregledna razstava, catalogo della mostra, Mednarodni Graficni Likovni Center, Lubiana 1996.
Getulio Alviani, retrospektiva, catalogo della mostra Muzej Suvremene Umjetnosti Zagreb, Zagabria 1997 (con bibliografia precedente).






 

ultimo aggiornamento: 14/10/08 - Stampa pagina Stampa pagina

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