Figlio di emigranti, torna in Friuli nel 1916 e si stabilisce con la famiglia
a Tarcento. Si dedica alla pittura verso i trent’anni dopo essere entrato in
contatto, durante la guerra, con Fiorenzo Tomea. Da quest’ultimo mutua
l’interesse per una pittura scarna ed essenziale testimoniata dalle numerose
nature morte con fiori secchi realizzate nel periodo trascorso a fianco
dell’artista torinese e ambientate in atmosfere di impianto novecentista.
Successivamente la sua pittura si arricchisce di suggestioni neorealistiche
alimentate dall’esperienza della lotta partigiana vissuta a fianco dei contadini
delle valli del tarcentino. Nascono in questo periodo opere come “Memorie della
Resistenza” e “Dopo la fucilazione” in cui gli orrori della guerra sono
rivissuti in figurazioni di epico lirismo attraverso un linguaggio carico di
deformazioni espressioniste di origine nordica sovrapposte ad un impianto
cubisteggiante. Nel secondo dopoguerra i temi pittorici di Anzil riprendono la
rappresentazione mitica e arcaizzante del mondo contadino rivelando un impegno
sociale appena mitigato dalla sospesa e metafisica monumentalità delle sue
figurazioni. In ciò egli manifesta la sua indipendenza da un movimento politico
a cui altri pittori neorealisti guardano in quel momento; si tratta della stessa
indipendenza che lo aveva condotto nel 1946 a firmare il “Manifesto invito per
un’arte classica moderna” a cui aderiscono anche Luigi Rapuzzi, Fiorenzo Tomea,
Edoardo Devetta, Giuseppe Zigaina e Virgilio Guidi.
La denuncia sociale
assume nell’arte di Anzil i toni di una solenne epopea tragica, tradotta in
figurazioni possenti e accesi cromatismi come evidenzia un’opera come “La
mietitrice” (1951, Udine, Galleria d’Arte Moderna) caratterizzata dal dilatarsi
della figura in primo piano e da evidenti deformazioni espressioniste. A partire
dalla seconda metà degli anni Cinquanta Anzil accentua nella sua pittura
l’elemento simbolico e visionario per abbandonarlo nel corso del decennio
successivo, in favore del dipinto di paesaggio, non recupero realistico quanto
piuttosto pretesto per una fuga dalle ingiustizie e dal dolore della vita reale.
Tematiche, queste ultime, che riaffiorano nell’ultima produzione volta a
recuperare con una riacquistata lucidità il senso e il valore della storia e
della sua raffigurazione.
Anzil ha partecipato alle più prestigiose
esposizioni in Italia (Biennali di Venezia e Quadriennali romane) e all’estero,
lasciando sue opere in molte delle collezioni pubbliche a livello
internazionale.
Nota bibliografica
Anzil, catalogo della mostra, a cura di M. Goldin, Milano, Electa, 1995 (con bibliografia precedente)
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