Figlio di un pittore decoratore attivo in Friuli e nelle contigue regioni dell’Impero Austro - ungarico, e di Romana D’Aronco, figlia di un impresario edile, frequenta la Scuola di Arti e Mestieri di Gemona iniziando a collaborare col padre: tra il 1920 e il 1933 è a Milano dove frequenta, introdotto dal poeta Giulio Trasanna, lo studio di Fred Pittino sostenendosi con lavori saltuari, e l’ambiente artistico al tempo animato dall’attività della Galleria del Milione e dal critico Edoardo Persico: alla iniziale ripresa di motivi e tagli compositivi tratti da Pittino, con una pittura cupa e di soggetto umile e quotidiano, segue l’impiego di una tavolozza più vivace sulla “via del colore” intrapresa dal Gruppo dei Sei e da artisti quali Birolli, Sassu, Tomea, antitetica al plasticismo del Novecento. Rientrato a Gemona, esordisce nel 1934 alla VIII Sindacale interprovinciale di Trieste e alla II mostra del Sindacato della Venezia Giulia a Udine (1934 -1935), nel 1935 all’Intersindacale di Ca’Pesaro a Venezia dove tornerà nel 1939, alla III mostra del mare a Trieste, alla I mostra dell’Artigianato a Gemona, quindi alla III (con “Autoritratto”) e IV provinciale a Udine nel 1936 e nel 1938 e nel 1942 alla XII Sindacale del Veneto a Verona: verso la metà degli anni trenta la sua pittura si orienta verso l’espressionismo tra Corrente e la Scuola di via Cavour guardando in particolare a Scipione, per poi alleggerire la corposità del colore e intraprendere la via intimista del chiarismo in nature morte, paesaggi e ritratti. Intorno al 1940 nuovamente riaccende il colore in figurazioni arcaizzanti esposte nel 1943 a Udine in una collettiva insieme a Micconi, Mitri, Piccini, Pischiutti, Pittino e Tramontin, dove è recensito da Pasolini che rileva la “grazia arcaica ed astratta delle sue leggere fantasie cromatiche”. Nel 1944 viene arrestato per antifascismo sfuggendo alla fucilazione e alla deportazione. Emigrato a Zurigo dal 1947 al 1963, dove lavora nei cantieri, la sua pittura attraversa una nuova fase espressionista e selvaggia recuperando a tratti la lezione di Beckmann, che si fissa in una figurazione schematizzante e primitiva, di forte carica emozionale nella pennellata robusta e nell’acceso cromatismo che rimangono costanti della sua ultima produzione.
Nota bibliografica
Francesco Bierti pittore. Il sogno di una vita, a cura di Franca Merluzzi, cat. d. mostra, Centro Regionale di catalogazione e restauro dei beni Culturali di Villa Manin di Passariano, Arti Grafiche Friulane, Tavagnacco 1996 (con bibl. precedente).
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