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Gaetano K. Bodanza (Udine, 1950)

L’opera di Gaetano K. Bodanza è per propria indole eccessiva e tende ad una didattica morale come tutte le opere che poggiano il loro dire su concetti universali, oppure fanno leva su convinzioni storico – religiose o su elementi di strutture narrative tradizionali, quali la storia disneiana del Bambi o il ciclo pittorico sugli Indiani d’America: i Pellerossa. Il perfezionismo descrittivo di sapore naturalistico rientra in questa ottica di concezione di una scultura a tutto tondo nel senso più largo e cioè scenico, pertanto identificabile con un carattere neo Barocco. Si potrebbe definire Bodanza come il Bernini del vetro – resina se non fosse che anche la scultura nel suo insieme ha perso quel valore morale del suo dire: il raccontare, che è passato all’arte del cinema. L’azione si coniuga alla figura e questa alla morale storica donando così all’opera una compiutezza interna tutta rivolta al racconto. La virtualità dell’opera di Bodanza sta nella sua perfezione che diviene così un virtuale – concreto, al di qua ed al di là quindi del cinema, più vicina alla rappresentazione teatrale. Inoltre Bodanza negli anni Settanta in U.S.A. ha diretto, girato e costruito dei film dei quali almeno un paio conosciuti dagli addetti ai lavori artistici. Era l’epoca quella della Beat Generation, dei Figli dei Fiori, del gruppo Fluxus: Arte eguale a Vita dove tutto era possibile. Oggi il cinema è industria tecnologicamente avanzata dove un indipendente finirebbe nel mare degli sconosciuti. La scultura di Bodanza, anch’essa risente del clima di questa era industriale cinematografica e per la scelta sensibile dei materiali come il vetro – resina e delle vernici speciali che usa per rendere l’incarnato e per i temi che usa spesso quali quello del sesso. L’ossessione per il sesso abita tutta la scultura contemporanea da Ray Charles, a Matthew Barney o ai fratelli Jake e Dinos Chapman: sesso che viene ora esibito, ora trattenuto, ora nascosto, ora simulato. Qui in Bodanza è tutto intrinseco alla figura retorica complessiva del racconto scultoreo inscenato, è più mitologia del sesso, che è tutto da vivere per conto nostro come nella migliore tradizione barocca della imagerie corporale: il corpo era un pretesto per la mente.


Nota bibliografica

Gaetano K. Bodanza, catalogo della mostra, prefazione di P. Restany, Ferrara 1987; Gaetano Bodanza. Osservatorio Arte Giovane, catalogo della mostra, a cura di S. Zannier, Tarcento 1996;
Nuove Contaminazioni. Scultura, Spazio, Città, catalogo della mostra a cura di E. Crispolti e I. Reale, Ed. Arti Grafiche Friulane, Udine 1998, pp. 58,59 (con bibliografia precedente).


 

ultimo aggiornamento: 14/10/08 - Stampa pagina Stampa pagina

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