Italico Brass (1870-19439)
Chioggiotti
alla briscola, 1893
olio su tela cm. 95 x 136
Esposto nel 1894 al Salon des Champs Elysées di Parigi il dipinto fu successivamente proposto dall'autore alla I Esposizione Internazionale di Venezia nel 1895 riscuotendo un immediato successo. L'opera si inserisce, per il soggetto trattato, nell'ambito di quel realismo tardo-ottocentesco che nelle scene di genere aveva trovato una delle sue migliori espressioni. Le figure dei giocatori, colte in un interno, si definiscono nel colloquio ininterrotto della luce e dell'ombra secondo la migliore tradizione coloristica veneta che, nell'esaltazione del tono locale, aveva indicato la via per rappresentare la naturalità del vero.
Si forma all’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera alla scuola di Karl Raupp, noto pittore di paesaggio. In seguito si trasferisce a Parigi entrando in contatto con A.W. Bougeurau e J.P. Laurens e con il tardo impressionismo francese. Qui inizia la sua attività espositiva presentando le proprie opere alle mostre parigine a partire dal 1893 quando, al Salon des Champs Elysées, propone al pubblico I chioggiotti alla briscola che, inviato alla I Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia nel 1895, è acquisito dalla Galleria d'Arte Moderna di Udine. Tra il 1894 e il 1896 partecipa anche alle mostre organizzate dalla parigina Societé des Artistes Français. Rientrato in Italia nel 1895, si stabilisce definitivamente a Venezia, pur continuando a mantenere uno studio a Gorizia fino al 1899. La produzione pittorica di questi anni manifesta il progressivo abbandono del linguaggio realistico della sua prima formazione in favore di uno stile più libero e visionario. Le numerose vedute veneziane vanno sostituendo, nel repertorio dei soggetti prediletti dall’artista, i ritratti e le composizioni di genere degli anni giovanili. A dipinti come Il racconto del missionario (o Cappuccini) dei Musei Provinciali di Gorizia o il Ritratto della moglie, premiato all’Esposizione Universale di Parigi nel 1900, si sostituiscono opere come il Ponte del Redentor ( 1909, Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’Pesaro) o la Processione sulla laguna (1910, Milano, Castello sforzesco), racconti di vita popolare inquadrati in ampie e luminose vedute veneziane. S’interessa come studioso e collezionista ai pittori vedutisti veneti del Settecento, Francesco Guardi in primis, ma anche ad Alessandro Magnasco rivisitato criticamente negli anni tra le due guerre quando Brass abbandona la pittura per dedicarsi esclusivamente al collezionismo. Nel 1910 la Biennale gli dedica una sala personale decretando il suo successo internazionale. Le sue opere vengono acquistate dalle più importanti collezioni pubbliche italiane (Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, ecc.) ed estere (Galleria d’Arte Moderna di Budapest, Museo del Lussemburgo a Parigi, di Santiago del Cile, di Pittsburgh, di Buenos Aires ecc.). Nel 1915 la presenza all’Esposizione di San Francisco gli vale una medaglia d’oro per l’opera Ponte della laguna (Milano, Galleria d’Arte moderna), mentre nel 1919 viene invitato ad esporre i propri dipinti alla mostra su Venezia tra Settecento e Ottocento allestita al Petit Palais di Parigi. Negli anni tra le due guerre la sua collocazione defilata rispetto sia ai grandi movimenti d’avanguardia che alla modernità novecentista, non gli impedisce di mantenere un discreto successo segnato anche dalla partecipazione alle mostre collettive friulane e dell'Opera Bevilacqua La Masa (1930, 1937, 1941 e 1943).
Nota bibliografica
Italico Brass, catalogo della mostra di Gorizia a cura di M. Masau Dan, Electa, Milano 1991; Il Novecento a Gorizia. Ricerca di una identità. Arti figurative, cat. d. mostra a cura di Annalia Delneri, ed. Marsilio, Venezia 2000.
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