Si forma da autodidatta nel ristretto ambito locale facendo propria la lezione pittorica veneta di tardo Ottocento. La sua arte rimane sempre fedele al genere paesaggistico alpino che egli ritrae, secondo i canoni realistici, con una notevole attenzione alla resa fotografica dell'immagine e alla cura del dettaglio. La sua posizione in perfetta sintonia con i dettami artistici della tradizione accademica gli consente di ottenere ampi riconoscimenti a livello regionale con la partecipazione continuativa ai comitati organizzativi e alle esposizioni che si tengono, nei primi decenni del Novecento, in Friuli e nella Venezia Giulia. Nel 1924 prende parte alla mostra di Belle Arti ordinata da Antonio Morassi a Gorizia. Nel 1926 e nel 1928 partecipa alle Biennali Friulane di Udine, mentre nel 1929 presenzia, con un unico quadro, alla III Esposizione Sindacale di Trieste. Nel 1935 lo Studio Jandolo di Roma ospita una sua importante rassegna di centosessanta opere, perlopiù paesaggi montani già teatro delle vicende belliche del primo conflitto mondiale, che ottiene un discreto successo di pubblico e di critica suggellato dall'acquisto di uno dei dipinti in mostra da parte del Re (Luci ed ombre, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma).
Nota bibliografica
Il Novecento a Gorizia. Ricerca di una identità. Arti figurative, cat. d. mostra di Gorizia a cura di Annalia Delneri, Marsilio, Venezia 2000, pp. 167-168.
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