Abbandona gli studi di diritto ai quali era stato avviato inizialmente dal padre per dedicarsi esclusivamente alla pittura. Compie la propria formazione all'Accademia di Belle Arti di Firenze dove segue le lezioni del Calosci. Qui entra in contatto con la pittura dei macchiaioli toscani mutuando da loro l'impianto realistico e la chiara luminosità atmosferica delle sue prime composizioni a pastello e, successivamente, a olio. Rientra a Udine con lo scoppio della prima guerra mondiale, ma in seguito alla rotta di Caporetto (1917) si trasferisce con la famiglia a Roma iscrivendosi all'Accademia per continuare gli studi intrapresi a Firenze. Al termine del conflitto compie frequenti soggiorni a Venezia dove vanno per la maggiore i vedutisti come Fragiacomo, Brass, Dalla Zorza e Seibezzi da cui egli rimane suggestionato. Da allora Coceani si dedica alla pittura di paesaggio che realizza orchestrando abilmente tono locale e gamme cromatiche soffuse e delicate, caratteristiche che si ritrovano anche nei ritratti di quegli anni come il Ritratto femminile (Tolmezzo, collezione privata) risalente forse agli anni Venti del secolo. Di nuovo in Friuli, risiede spesso a Grado dove trova più facilmente ispirazione per le sue opere tra le calli e la laguna. In questo periodo partecipa alle esposizioni organizzate nel capoluogo friulano: è presente alle Biennali Friulane d'Arte del 1926 e del 1928 e, più tardi, alle mostre sindacali provinciali e regionali del decennio successivo. La sua pittura si caratterizza in questi anni di ritorno all'ordine novecentista per una pennellata ricca di materia cromatica, stesa a corpo sulla tela come si evidenzia nel quadro Casoni a Grado (1935, Udine, Galleria d'Arte Moderna). Nel secondo dopoguerra la presenza dell'artista si registra puntualmente nelle esposizioni collettive allestite a Udine, mentre i suoi dipinti presentano una pennellata vigorosa che definisce con scioltezza forme e volumi e denuncia una ormai consolidata maestria.
Nota bibliografica
A. Manzano, Coceani, Del Bianco, Udine 1976; L. Damiani, Arte del Novecento in Friuli. Il Liberty e gli anni Venti, Udine 1978.
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