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Michele Leskovic, alias Escodamè' (Udine, 1905 - Imola, 1979)

Figlio di Alberado Leskovic, appartenente a una famiglia di origine slovena trasferitasi a fine Ottocento a Udine per avviarvi un'attività di trasporti di carbone e nel 1870 uno stabilimento per la lavorazione della latta, attivo nel campo dei trasporti e della vendita di autovetture, e di Angelina Miacola, Michele trascorre la sua infanzia a Udine e si trasferisce durante la guerra a Milano dove completa gli studi ginnasiali nel 1919. Poeta, declamatore, teorico e attivista del Movimento Futurista di cui entra a far parte nel 1920 quando incontra Marinetti divenendo suo stretto collaboratore. Nel maggio del 1921 insieme a Clerici e Albrighi redige il manifesto "Svegliatevi studenti d'Italia" edito a Milano dalla Direzione del Movimento Futurista, allo scopo di sovvertire futuristicamente i programmi di studio tradizionali, promuovendo agitazioni studentesche sostenuto da "Fiamma Verde" diretto da Notari. Fonda nello stesso anno a Udine il primo Gruppo Futurista Friulano e partecipa alla tournée del Teatro della Sorpresa di Marinetti e Gangiullo che nel febbraio del 1922 si esibisce anche al Teatro Sociale di Udine. Nel 1923 sue poesie vengono pubblicate sulla rivista futurista "Rovente" di Parma; nel 1924 al Primo Congresso Futurista di Milano presenta "Metropoli - poema parolibero a 5 differenti timbri vocali (tenore, baritono, basso, soprano e contralto)" e relazioni sul tema "La declamazione e la necessità di un ambiente speciale in ogni città riservato alla declamazione di opere poetiche, il Poedromo", "La poesia réclame nuovo genere poetico", "Il libro italiano e contr gli editori e librai passatisti e antitaliani", "I nuovi sensi". Aderisce al gruppo dei futuristi giuliani, stringendo rapporti con Bruno G. Sanzin. Nel 1925 nove sue liriche vengono pubblicate con lo pseudonimo Escodamè nell'antologia "I nuovi poeti futuristi" per le Edizioni di "Poesia" a Milano, a cura di Marinetti. L'anno seguente tiene una conferenza sul Futurismo all'Università Popolare di Udine. Nel 1927 insieme a Marinetti, Depero, Russolo e altri è tra i fondatori della "Società per la protezione delle macchine". Nel '30 ordina a Como la "Mostra delle opere dell'architetto futurista comasco Sant'Elia", scrivendone a proposito sulla rivista romana "Oggi e domani" (13 ottobre e 6 novembre). Nel '31 pubblica in collaborazione con Marinetti e Prampolini "Sant'Elia e l'Architettura futurista mondiale" (Morreale, Milano) e il 31 ottobre alla Galleria Pesaro a Milano interviene sulle parole in libertà alla finale del Circuito di poesia, gara per l'elezione del Poeta record d'Italia. Scrive la canzone "Sultanina" su musica di Carmine Guarino per l'omonima opera di Marinetti che va in scena nello stesso anno al teatro di Gorizia e a Trieste. Sue poesie vengono pubblicate su varie riviste tra cui "Futurismo" e la "Fiera Letteraria" di Roma, sul numero unico "Futurismo" di Rovereto (1932) e su "Dinamo futurista" nel '33, anno che lo vede anche partecipe del comitato per le onoranze a Boccioni. Nel dopoguerra a Roma si occupa di giornalismo continuando a interessarsi di teatro e intraprendendo attività commerciali. Negli ultimi anni si ritira con la moglie Lia nella casa di riposo per artisti drammatici italiani a Bologna.

Nota bibliografica

Frontiere d'avanguardia, gli anni del Futurismo nella Venezia Giulia, cat. d. mostra, Gorizia 1985, p. 160. Bruno G.Sanzin "Escodamè poeta futurista friulano" in "Ce fastu?" a. 50-51,1974-1975, pp.148-153.


 



 

ultimo aggiornamento: 14/10/08 - Stampa pagina Stampa pagina

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