Si trasferisce bambino, nel 1910, a Trieste, città a cui rimane legata la sua avventura artistica. Negli anni della prima guerra mondiale soggiorna, profugo, a Isernia, negli Abruzzi, dove apprende i rudimenti artistici da un artigiano locale. Rientrato a Trieste nel 1919 si iscrive all'Istituto Industriale dove inizia a seguire i corsi della sezione Scultori ornatisti sotto la guida di Alfonso Canciani. Le ristrettezze economiche in cui versa la sua famiglia gli impediscono di proseguire gli studi all'Accademia. Compie i suoi esordi espositivi nel 1925 a Trieste in una delle mostre annuali organizzate dal Circolo Artistico cittadino, ottenendo da subito l'attenzione della critica. A partire da questa data la sua attività espositiva si fa assai intensa; presenta, con regolarità, le proprie opere alle Sindacali interprovinciali triestine, alle Quadriennali romane (1931, 1935, 1939, 1943 e nel secondo dopoguerra in molte edizioni) mentre al 1934 risale la sua prima partecipazione alla Biennale veneziana che nel 1938 gli dedica una sala personale. La partecipazione alla Quadriennale di Roma del 1931 gli permette di entrare in contatto con la scultura di Arturo Martini che da allora costituisce il suo punto di riferimento fondamentale. Tale esperienza lo spinge a superare le forme bloccate e chiuse delle poetiche novecentiste per approdare ad un linguaggio espressivo semplificato e arcaizzante e ad una moderna disarticolazione spaziale nelle pose delle sue figure come dimostrano opere quali La sirena e l'Estate (Trieste, Museo Revoltella) eseguite rispettivamente nel 1933 e nel 1936. Prestigiosi riconoscimenti cominciano a giungergli anche dall'estero: nel 1936 ottiene il diploma d'onore all'Esposizione d'Arte Italiana di Budapest e l'anno successivo quello di medaglia d'argento all'Esposizione Universale di Parigi. Nel corso degli anni Trenta si va consolidando la sua fama nel contesto regionale e nazionale grazie a lavori come l'Abbondanza per il Palazzo Reale di Bolzano (1935) e due Vittorie alate per l'Ossario di Fagarè (1935). La sua attività prosegue con rinnovato fervore anche nel secondo dopoguerra; al 1948 si data il suo esordio come scenografo al Teatro Verdi di Trieste, mentre risalgono al 1949 le statue per la facciata del palazzo delle Assicurazioni Generali a Milano. In questo periodo la ricerca plastica di Mascherini, pur mantenendo inalterato il suo fondamento realistico, finisce per puntare ad un'ulteriore semplificazione formale giocata sulla rimeditazione del linguaggio cubista. Nel 1951 compie il suo primo viaggio a Parigi dove frequenta Ossip Zadkine e conosce Boris Vian e Louis Barrault che lo avvicinano al teatro, interesse che l'artista ha modo di manifestare successivamente a Trieste fondando, nel 1957, il gruppo teatrale "La Cantina" con il quale organizza spettacoli d'avanguardia in veste di regista, costumista e scenografo. Al 1954 risale l'esecuzione del Monumento ai Caduti per il Cimitero di S. Anna a Trieste e nel 1956 l'Ateneo cittadino acquista alla Biennale di Venezia la Minerva (1954) per la sua nuova sede di piazzale Europa. Nel corso degli anni Sessanta le sue opere vanno sempre più caratterizzandosi per accentuate sintesi volumetriche e per superfici tormentate e scabre, percorse da solchi profondi tali da renderle estremamente sensibili alla luce. Il suo linguaggio scultoreo rimane fino alla fine permeato di quella dimensione magica e mitica che ne contraddistingue tutto il percorso artistico accentuando nelle opere dell'ultimo decennio di attività l'aspetto allegorico e simbolico come si evidenzia nel Frutto proibito (1972) oggi conservato presso la Galleria d'Arte Moderna di Udine. L'inaugurazione nel 1982 del busto di James Joyce (1981) nel Giardino pubblico di Trieste conclude idealmente la copiosissima attività dello scultore.
Nota bibliografica
A.Panzetta, Marcello Mascherini Scultore 1906-1983. Catalogo generale dell'opera plastica, voll. 2, Torino, Umberto Allemandi & C., 1998, (con bibliografia precedente).
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