Originario della Carnia, si trasferisce con la famiglia a Udine dove consegue il diploma di geometra nel 1924. Per desiderio del padre diventa commerciante di legname, ma in seguito decide di dedicarsi esclusivamente alla pittura, da autodidatta, risiedendo a Udine fino al 1930. In questa fase è attratto dalle volumetrie di Cézanne e dal "realismo magico" post-metafisico di Achille Funi e di Christian Schad (ma non dalle deformazioni e dalla "satira sociale" introdotte da quest'ultimo), mentre l'interesse per le periferie urbane gli proviene dal Novecento di Sironi. Dopo l'appoggio iniziale alla Scuola Friulana d'Avanguardia, in opposizione alla pittura tardo-ottocentesca allora dominante a Udine, nel 1928 partecipa alla II Biennale Friulana d'Arte di Udine, esponendovi la Mammina al sesto piano (Udine, coll. privata), che risente anche dell'influsso della Maternità di Severini del 1916, e l'Autoritratto (Udine, Galleria d'arte moderna). Nel 1929 è presente sia alla XX Esposizione dell'Opera Bevilacqua La Masa di Venezia con il Ritratto della madre (Udine, coll. priv.), sia alla III Esposizione del Sindacato Fascista degli Artisti della Venezia Giulia di Trieste. Tra il dicembre del 1929 e il gennaio del 1930 allestisce la sua prima mostra personale (insieme all'amico scultore Max Piccini) al cinema Eden di Udine. Nel 1930 si trasferisce a Milano, risiedendovi stabilmente fino al 1938. Qui entra in contatto con gli artisti che ruotano intorno alla Galleria del Milione diretta da Edoardo Persico, dove nel febbraio del 1933 espone insieme ad Afro. Attratto dalla pittura francese impressionista e postimpressionista - in particolare da Renoir, Bonnard e Matisse - e dai milanesi De Rocchi, Lilloni, Birolli e Sassu - che dopo il "primitivismo" della "rivolta antinovecentista" passano a una sorta di "normalizzazione" di ascendenza postimpressionista - nella prima metà degli anni Trenta abbandona i contorni rigorosi delle figure e la costruzione geometrica degli spazi della fase precedente, interessandosi alla sintesi e al colore e introducendo motivi decorativi, senza tuttavia mai arrivare a deformare. Tra le opere di questi anni, il Nudo rosso e le Odalische del '33, la Modella triste e la Modella pudica del '35 (Udine, collezioni private). Nel 1934 insieme a Mirko, Candido Grassi e Angillotto Modotto espone alla Galleria Sabatello di Roma, che rende omaggio ai giovani friulani con la mostra del Gruppo Friulano d'Avanguardia; nello stesso anno partecipa alla Biennale di Venezia (dove sarà presente anche nelle edizioni del 1936, del 1948 e del 1950), mentre nel '35 è alla Quadriennale di Roma (come pure nel '43). Negli anni Trenta partecipa anche alle mostre udinesi del sindacato fascista degli artisti. Tornato definitivamente in Friuli, nel 1939 partecipa al concorso udinese "Si fondano le città". Tra il 1939-'40 e il 1945 decora con pitture murali e mosaici alcune chiese della provincia di Udine. In questi anni viene nominato direttore della Scuola per Mosaicisti di Spilimbergo. Nel dopoguerra partecipa alle mostre organizzate dal Circolo artistico friulano di Udine; non aderisce tuttavia ai movimenti d'avanguardia, preferendo rimanere ancorato all'impressionismo e al postimpressionismo, dipingendo il paesaggio friulano e riprendendo alcuni temi della produzione giovanile. Le opere di questi anni sono caratterizzate da un forte interesse per il colore, interesse che si manifesta anche attraverso lo studio degli artisti della tradizione veneta. Nel 1963 è autore di alcuni mosaici al Tempio Ossario di Udine; altri suoi mosaici si trovano nella chiesa dell'Ospedale Civile di Udine e nel Collegio Salesiano di Gorizia; altri ancora in Austria, Irlanda, Svezia, Libano, Stati Uniti, Repubblica Dominicana e Giappone.
Nota bibliografica
L. Damiani, Arte del Novecento in Friuli. Il Novecento mito e razionalismo, Del Bianco, Udine 1982, pp. 34-46; Dieci anni di pittura. Fred Pittino, catalogo della mostra, a cura di R. de Grada, Galleria CIDA, Roma 1983; I. Reale, Il contesto friulano: Pittino, in Dino, Mirko, Afro Basaldella, catalogo della mostra, a cura di E. Crispolti, Mazzotta, Milano 1987, pp. 271-275; E. Durante, L'attività pittorica di Fred Pittino, tesi di laurea, rel. A. Negri, facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Udine, a.a. 1992-'93; Fred Pittino. Dal periodo milanese agli anni Settanta, a cura di L. Damiani ed E. Santese, catalogo della mostra, Tielle, Sequals 1998.
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