Giancarlo Venuto, dopo aver frequentato l’Istituto d’arte di Udine, si diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1976-77, dov’è allievo di Carmelo Zotti. Insegna presso l’Istituto d’arte di Udine e varie scuole superiori del Friuli Venezia Giulia dal ’77 fino ai primi anni ’80. Successivamente entra come assistente alla cattedra di pittura ed anatomia artistica all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nella quale assume in seguito la cattedra di Decorazione. Dalla seconda metà degli anni Novanta, dopo concorso nazionale, insegna alla cattedra di Decorazione e di restauro all’Albertina di Torino. Attualmente è docente di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.
Dagli anni Ottanta fino ad oggi numerosi sono i soggiorni all’estero sia di formazione sia come visiting professor a Edimburgo, a Melbourn, in Scozia, Bath, Londra, Lisbona, Barcellona, Madrid, Tenerife, Senegal, a Berlino, a Budapest, Helsinki.
Dopo un esordio del clima astratto e informale con la prima mostra alla Galleria la Roggia di Pordenone (1974), espone alla Galleria Bevilacqua la Masa (1976) una serie di lavori ispirati ad un esperienza didattica condotta negli ospedali psichiatrici con Franco Basaglia. Nei primi anni Ottanta è interessato allo studio dei pittori del primo Cinquecento italiano. Dai loro affreschi Venuto fa riemergere (1983/1984 La condanna dello sguardo) figure o fregi che progressivamente prendono il carattere di citazione e assumono valore autonomo (1985/1986 Angeli della memoria, Frutti italiani, Vasi alchemici) sino a far generare, nel 1987, una sinuosa vegetazione contrassegnata da incessanti metamorfosi nel vasto ciclo intitolato Die Zauberflöte (Il flauto magico) che, nel settembre dell’anno successivo viene esposto alla Galleria Il Cavallino di Venezia.
Un simile eclettismo di riferimenti palesa in parte la precedente stagione di Venuto, quella più propriamente “citazionista” dove la figurazione trae puntualmente spunto da brani desunti alla storia dell’arte del passato.
Negli anni Novanta prolungati soggiorni all’estero (Scozia, Inghilterra, Australia, Senegal, Ungheria, Turchia, Lituania, Germania, Finlandia, Grecia, Spagna e Portogallo) indirizzano la pittura di Venuto verso il recupero di una forma plastica (1992, Alberi della Luna; 1993, Blu Turco, 1995, Estasi Lituana) destinata comunque a sublimarsi nei mobili contorni di ninfee o nuvole delle opere più recenti (1994/1995, I giardini dell’anima; 1996/1997, I cieli sopra Berlino; 1998 Frammenti di cielo, affreschi, mosaici, encausto; 1999, Nugae; 2001, Nuvola fulva; 2005, Cjantadis (oli di grande dimensioni); 2006, Paraventi (affreschi mobili).
Tra il 2001 e il 2006 espone alla Galleria del Cavallino a Venezia con la personale: “Luci preliminari. Ceramiche e vetri soffiati” (2003), alla Galleria Colussa di Udine e alla Neue Galerie 6 di Aarau (CH) con la mostra “Malerei und Objeckte”.
Numerose sono anche le esposizioni collettive, tra cui ricordiamo la X Quadriennale Nazionale d’Arte a Roma (1975), l’International Contemporary Art Fair a Londra (1985), “Dak’ Art ‘92” Biennale internazionale des art in Senegal (1992) e la collettiva alla Richard Demarco Gallery in Scozia (1996).
Sue opere si conservano presso la Galleria d’Arte Moderna di Udine.
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