Giorgio Morandi (Bologna, 1890 - 1964)
Natura
morta, 1917
acquaforte
mm. 280 x 230
Siglata da una dedica personale a Fabio Mauroner, l'incisione costituisce uno
tra gli esempi più significativi della grafica di Giorgio Morandi. In essa la
visione si concretizza a forza di un fitto registro segnico che per addensamento
o rarefazione distribuisce luci ed ombre a definire volumi e spazialità
dell'immagine.
Nel 1907 si iscrive all'Accademia Clementina di Belle
Arti: i suoi riferimenti culturali in questo momento sono Cézanne e il Cubismo,
Henry Rousseau, Andrè Derain e la tradizione pittorica italiana. Dopo una breve
adesione al Futurismo negli anni 1913 - '14, la lezione di Cézanne filtra
nuovamente attraverso i suoi paesaggi e nature morte, temi fin d'ora prediletti,
accanto a bagnanti e a rarissimi ritratti. Verso il 1918 - '19 si accosta alla
Metafisica, non tanto attraverso l'esempio di de Chirico quanto attraverso le
sintesi naturalistiche di Carlo Carrà. Nascono composizioni di spirito
geometrico, monocrome, con prevalenza di ocra e bianchi. Nel 1918 conosce Mario
Broglio e si accosta al gruppo di Valori Plastici con il quale dal 1920 al '21
espone alle mostre di Berlino, Dresda, Hannover, Monaco e nel 1922 alla
Fiorentina Primaverile, nel cui catalogo è presentato da de Chirico come lirico
interprete della 'metafisica degli oggetti più comuni'. La casa - atelier di via
Fondazza a Bologna riveste particolare importanza nella sua poetica: poche
stanze piccole e polverose, oggetti comuni trovati dal rigattiere, assumono
nuovi reconditi significati come costanti tematiche. Trascorre le estati in
campagna, a Grizzana, dove realizza paesaggi nati da un'osservazione lenticolare
della natura circostante e rivissuti nella memoria attraverso un impianto tonale
ricco di sfumature e una pennellata che plasma forme vibranti in atmosfere
rarefatte. Nel 1926 e nel '29 partecipa alle mostre del gruppo del Novecento,
mentre nel '27 si accosta al gruppo nato attorno alla rivista Il Selvaggio
diretta da Mino Maccari. Nel 1930 è nominato insegnante di Tecnica
dell'Incisione all'Accademia di Bologna. Dal 1928 è presente a varie edizioni
della Biennale e alle Quadriennali romane, dove nel '39 viene allestita una sala
personale. Frequenti sono anche le mostre all'estero, nonostante Morandi fino al
1956 non si sia mai mosso dall'Italia, lavorando nel suo studio bolognese e
durante le estati a Grizzana, dove, nel '43, si ritira da sfollato, sviluppando
con olii e acquarelli una grande stagione di paesaggi e nature morte. La
Biennale del '48 assegna all'artista il primo premio per la pittura e le sue
opere sono esposte accanto a quelle di Carrà e de Chirico con la presentazione
di Francesco Arcangeli. Nello stesso anno la Calcografia Nazionale di Roma
dedica una rassegna antologica alla sua attività di acquafortista, considerata
tra le più rilevanti nella storia dell'incisione del '900. La Biennale di San
Paolo del Brasile lo premia nel '53 per l'incisione e nel '57 per la pittura,
mentre s'intensificano le mostre all'estero sull'onda di una consolidata fama
internazionale.
Pittura e incisione
L'attività grafica di Morandi è
di fondamentale importanza per la comprensione della sua pittura. Tra le prime
incisioni realizzate da Morandi, questa natura morta riprende le modalità
compositive dei precedenti dipinti. I rapporti tonali dei quadri a olio vengono
ridefiniti mediante accurate tessiture che scandiscono le trame
chiaroscurali
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