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INTRODUZIONE

Mariasilva Zanini - 30.10.03

In ogni epoca pittori e scultori hanno cercato di riprodurre il volto umano nel modo più possibilmente veritiero, non solo nell’esattezza dei lineamenti e della somiglianza fisica ma anche facendo sì che l’anima ed il carattere trasparisse dallo sguardo, dalla postura, dall’atteggiamento, rendendo così perfettamente il soggetto ritratto e rivelandone il personaggio che nella sua apparente immobilità riconquistava vita propria.
I “ritratti ufficiali” trasudavano nobiltà, ricchezza e potere ed era compito dell’artista svelare le qualità morali del personaggio e tramandare ai posteri le sue fattezze. E’ da molto tempo però che la macchina fotografica si è assunta il compito di protrarre il ricordo degli individui e di testimoniarne l’esistenza, ed il ritratto pittorico è divenuto uno “status symbol” riservato a capi di Stato e regnanti, magnati dell’industria e personaggi di spicco nei vari settori della cultura e dell’attualità.
Non è questo il caso dei “Ritratti di Germana”: queste opere non sono una glorificazione, un punto di arrivo da immortalare, sono semplicemente il racconto di una vita fatto da amici ed estimatori.

Questa particolarissima collezione (probabilmente unica nel suo genere) di opere ci mostrano lo stesso soggetto tramite lo sguardo attento di svariati autori della stessa epoca, anche se di diverse generazioni, con l’uso delle tecniche più disparate.
E’ quasi uno strano gioco alchemico, una luce bizzarra che evidenzia ora un lato ora l’altro di un prisma dalle mille sfaccettature, quasi una sfida tra visione e realtà. Germana Zanini, probabilmente la donna più ritratta d’Italia, qui si svela e si nasconde come in un infantile gioco a rimpiattino tra immagini e simboli, gesti e pose.

Ho voluto che quest’esposizione iniziasse il suo cammino da Udine perché è qui che è iniziato tutto.

Quando, nel ’44, amici comuni presentarono Giuseppe Zanini (in arte Nino Za) alla giovanissima Germana Gerardi al bar Cotterli, lui le chiese di posare per lui. Desiderava ritrarla. Poi…..si sono sposati e qui siamo nati noi figli.
Ed è sempre a Udine che è nata la Piccola Galleria che tanto ha contribuito alla diffusione della pittura del primo ‘900 italiano ed alla formazione di un collezionismo di qualità in Friuli.
Molti dei ritratti qui esposti sono stati eseguiti durante quel periodo; sin dall’inizio dell’attività Germana collaborò con Nino nella conduzione della galleria ed ebbe così modo di entrare in contatto con molti artisti.
In quei tempi la Piccola Galleria di via Mercatovecchio, più che una funzione spiccatamente mercantile, aveva un suo preciso ruolo culturale.
Appassionati, artisti e persone semplicemente attratte, e forse anche un po’ intimidite, dal mondo dell’arte, la frequentavano non tanto per scegliere un pezzo da portare a casa, ma per ammirare le opere esposte, per imparare a “leggerle”, per discutere di colori e tonalità, di pennellate e stili. Gli Zanini non si limitavano ad accogliere con cordialità e competenza i visitatori della Galleria, ma spesso accompagnavano i clienti, o eventuali clienti, alle Biennali di Venezia od ad altre mostre di qualità che meritassero di essere viste. A poco a poco i collezionisti non solo di Udine ma anche di Gorizia e di Trieste aumentarono di numero e la competenza e l’onestà di Zanini erano indiscusse, e spesso questo bel rapporto di stima e fiducia si trasformava in solida amicizia.
Esponeva opere di artisti che stimava, alcuni, come de Pisis, li conosceva da tempo. Prediligeva il Novecento italiano e pensava che non fosse valorizzato e non ne fosse ancora capita l’importanza storica. Esponeva anche, sebbene raramente opere di altri pittori, anche stranieri: la Leonor Fini, un piccolo disegno di Modigliani e allestì un’intera esposizione di grafica di Picasso. Durante tale mostra un professore portò un gruppo di studenti a visitarla ma, dato il forte erotismo delle opere, vi furono schiamazzi e battute pesanti, tanto che Germana si vide costretta a sbatterli fuori in malo modo.
In estate e durante la stagione invernale la Piccola Galleria si trasferiva a Cortina d’Ampezzo: de Pisis, Sironi, Campigli, Cesetti e Tomea ne erano frequentatori abituali e ben presto gli Zanini divennero consiglieri ed amici dei collezionisti ampezzani; uno di loro ha lasciato in eredità alla sua cittadina quanto raccolto con passione in tanti anni e questo nucleo di opere è ora il “Museo Mario Rimoldi”. Non mancavano logicamente clienti provenienti da tutta Italia e qualche straniero.
Zanini divideva così la sua attività principalmente tra Udine e Cortina, con frequenti puntate a Venezia e Milano ma da molto tempo aveva un sogno (sin da quando lavorava a Roma per “Il Travaso”, “Film”, e divideva con Fellini una casa-studio a via Nicotera): avere uno studio a via Margutta!
Nell’ottobre del ’55, durante uno dei suoi spostamenti per contattare personalmente gli artisti di cui esponeva le opere in galleria, trovò lo studio che cercava e nel dicembre dello stesso anno si trasferì a Roma con la famiglia.
In questo studio d’arte, opportunamente soppalcato, era anche possibile viverci. I dipinti ricoprivano interamente le grandi pareti di quello che nell’800 era stato lo studio di Antonio Mancini. La grande vetrata permetteva alla luce solare di illuminare le opere in modo naturale per quasi tutto il giorno valorizzandole con discrezione. Artisti, letterati, collezionisti ed amatori frequentavano numerosi lo studio a tutte le ore per ammirare le opere esposte, discutere di “ismi” e di “correnti” in un ambiente rilassato e cordiale, conoscere da vicino i grandi protagonisti dell’arte contemporanea: Mafai, il giovane Guttuso, de Chirico, la cui arguzia e grande cultura erano fonte di ammirazione per chi lo immaginava un personaggio scontroso e difficile, Campigli e tanti altri ancora.
Un paio d’anni più tardi Zanini trovò un locale che gli parve adatto per la sua attività al numero 52 di via del Babuino; aprì così una “galleria su strada” mantenendo via Margutta unicamente come propria abitazione.
Il locale era stretto e lungo, al termine si allargava creando una saletta in cui era possibile appendere un’opera, anche di grandi dimensioni, che era visibile dalla strada. La linea della Galleria era quella di sempre: il ‘900 italiano, principalmente collettive dei Maestri, ma Zanini aiutava ed incoraggiava anche dei giovani di cui, con l’occhio dell’artista, apprezzava il talento.
Lui non era un commerciante ma un collezionista che apriva le porte della sua collezione a chi la poteva apprezzare, quando vendeva un quadro gli dispiaceva sempre un pò. Amava i dipinti e la buona pittura, e comperava solo opere che gli piacevano, una volta comperate sentiva il bisogno di ammirarle da ogni angolatura per qualche giorno prima di esporle. Rigirava il dipinto, per non essere influenzato dal soggetto, ne studiava le pennellate, le stesure di colore, le ombreggiature. Doveva farlo suo intimamente prima di poterlo dividere con altri.
E’ evidente che la Galleria Zanini, anche a Roma, non era solo un luogo espositivo, e per artisti veneti e friulani era anche un punto d’incontro e d’appoggio nella capitale: Zigaina, D’Olivo, Celiberti, Righi, Devetta e Mascherini non mancavano mai quando erano a Roma, e le loro opere spesso ammiccavano dalle pareti.
A Mascherini Zanini trovò anche uno studio nello stesso portone dove abitava lui; fece anche la stessa cosa per Alfonso Gatto alcuni anni dopo. Infatti Nino e Germana non frequentavamo solo artisti ma anche poeti, letterati e uomini di cultura; da loro era facile incontrare Sandro Penna, Alfonso Gatto, Sinisgalli, Carrieri, Cassola e così via; e registi come Fellini (amico di Zanini da vecchia data), Antonioni, Zurlini ed altri ma pur essendo Roma la capitale del cinema gli attori non frequentavano le gallerie se non per i “vernissages” ed erano pochi quelli che s’interessavano veramente d’arte. A volte erano attori stranieri che comperavano opere dei nostri maestri, ad esempio Antony Quinn comperò uno splendido Sironi degli anni Trenta.
Nel 1957 …. l’Ente Provinciale del Turismo di Taranto chiamò Zanini perché allestisse in quella città delle mostre d’arte contemporanee italiane.
Intanto i ritratti di Germana aumentavano di numero. Purtroppo non tutti i pittori o scultori che frequentavano gli Zanini hanno realizzato un ritratto di questa modella d’eccezione, e le cause sono state molte: Fazzini non riusciva a trovare “quel” tronco d’ulivo che aveva chiaro nella mente, Messina aveva chiesto che lei andasse a Milano a posare nel suo studio ma, a causa dell’impegno in galleria e delle esigenze familiari non le fu possibile allontanarsi da Roma per un periodo sufficientemente lungo, Guttuso eseguì solo un bozzetto che ha seguito altre strade, Cassinari non rimase soddisfatto di quello che aveva dipinto e ne voleva fare un altro in seguito,…..
Nel ’64 la Galleria si spostò verso piazza del Popolo in un locale più ampio al 41/a, sempre di via del Babuino, ma a parte il numero civico e le dimensioni continuò nello stile di sempre: quello di un gentiluomo che propone opere in cui crede e di cui si fa garante.
La Galleria non era solo una specie di salotto per gli artisti che desideravano confrontare o difendere le proprie idee ma anche per i clienti, i collezionisti che arrivavano per chiedere un consiglio, una valutazione; li ricordo bene, uno ad uno, si soffermavano a chiacchierare tra un affare e l’altro, tra un impegno d’affari ed uno mondano. Alcuni di loro, come Rimoldi, hanno preferito che la loro Collezione non andasse smembrata tra i vari eredi ma che rimanesse integra, svelando così anche un po’ di sé; la Collezione Astaldi si può ammirare al Museo d’Arte Moderna di Udine, quella del prof. Giovanardi (amava soprattutto Morandi) si è già svelata a Trento ed a Londra, ma molti sono i nomi, e soprattutto i volti e le personalità, che mi tornano alla mente, gente che arrivava in Galleria sorridendo e con cui era un piacere conversare; c’era un medico, una persona molto colta, che non sapeva resistere al richiamo di un bel Donghi, un avvocato che aveva una piccola collezione di qualità, che se trovava un pezzo che gli sembrava più bello dei suoi, potendolo, lo sostituiva, un altro voleva dipinti solo di piccole dimensioni, un altro era alla costante ricerca di pezzi rari, un po’ atipici riguardo lo stile dell’autore, un altro ancora voleva solo dei “d’après”, e così via.
La vita in Galleria era sempre stimolante, densa d’incontri e di nuovi amici. La Raphaël arrivava sempre con un marron glacé per Germana; alle inaugurazioni quando c’era anche Antonello, il figlio di Zanini, di statura più alta della norma, Maccari, che era invece piuttosto basso, saliva su un capitello per non sfigurare. Non mancavano gli scultori anche se in Italia non c’era ancora un collezionismo che li potesse sostenere, e nella vetrina v’erano spesso esposti piccoli pezzi unici o dei multipli di Melotti, Gilioli, Finotti, del giovane Masci, Leoncillo, e anche Dalì benché Zanini esponesse raramente artisti stranieri.
Agli inizi degli anni ’80 il critico Luigi Lambertini scoprì fortuitamente che lo stimato gallerista Giuseppe Zanini ed il grande caricaturista Nino Za, di cui da lungo tempo si erano perse le tracce, erano in realtà la stessa persona; avutone conferma dal diretto interessato gli chiese il permesso di svelare la sua scoperta e di pubblicare una sua monografia.
Zanini si accorse con stupore che la sua firma saettante non era stata dimenticata, anzi…inviti ed onorificenze si susseguirono numerosi e questo lo invogliò a riprendere in mano il carboncino. Il tocco magico era sempre lì e la sua galleria di personaggi si arricchì notevolmente. La mostra di “Nino Za” fu l’ultima personale della Galleria Zanini che dopo pochi anni chiuse i battenti definitivamente. Zanini, nonostante l’aspetto ancora più che giovanile, era ormai anziano e stanco e come molti creatori non volle che ciò che aveva costruito fosse portato avanti da altri.
Poco più che trentenne la Galleria terminò di esistere ma ancora oggi i suoi estimatori ne sentono la nostalgia, ed il suo timbro, con la firma di Zanini sul retro di un’opera, oggi è una garanzia di qualità per i veri conoscitori.

ultimo aggiornamento: 20/01/09 - Stampa pagina Stampa pagina

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