Dal classicismo al realismo
La forte impronta stilistica dell'antico condiziona a lungo la scultura ottocentesca, ispirando regole ideali, che accompagnano uno studio continuo sulla natura, le levigatezze formali: su questa estetica s'innesta, in età romantica, una nuova tensione dell'anima, la ricerca d'espressione, e infine un approccio più personale e ispirato alla natura. L'impatto del realismo sulla scultura, a fine secolo, si esplica nella scelta dei soggetti, nella scena di genere, dove l'ispirazione al folclore e al pittoresco si combina con toni sentimentali e patetici, come nell'umanità delle figure di scugnizzi del napoletano Vincenzo Gemito, modellate con particolare sensibilità alla luce. Tra richiami classicisti e aperture al realismo si muove la produzione di Andrea Flaibani, autore di un busto di vivace espressività dedicato al fondatore della Galleria d'Arte Moderna di Udine, Antonio Marangoni.
Simbolismi e Liberty
Un'interiorità ricca di individualismo romantico e un'ispirazione fantastica animano l'immaginario degli scultori friulani lungo i primi decenni del Novecento, ben presto orientato sulle sinuosità del Liberty: raffinato interprete delle morbidezze floreali è Ferdinando Busetti, che esprime la sua vena allegorizzante e sensuale attraverso raffinati nudi femminili, mentre Alberto Calligaris si ispira alla natura per piegare a caldo i suoi ferri battuti in virtuosismi lineari, lavorando accanto all'architetto Raimondo D'Aronco nel nuovo Municipio di Udine, vero cantiere decorativo e plastico per scultori come Valerio Franco impegnato negli interni, ed Aurelio Mistruzzi per gli apparati esterni, tra richiami neo-rinascimentali e gusto floreale. All'interno delle raccolte un posto importante occupa la donazione di Mario Ceconi di Montececon, animato dal gusto eroico della plastica di Rodin e da tendenze mistiche e simboliste, che danno vita a un bestiario mitologico e a figure di sofferta interiorità.
Le borse di studio della Fondazione Marangoni
All'interno della ricca gipsoteca, un'ampia raccolta di teste d'espressione documenta l'attività dei concorsi promossi dalla Fondazione Artistica voluta da Antonio Marangoni, fondatore della Galleria d'Arte Moderna di Udine, a favore dei giovani artisti friulani a partire dal primo decennio del Novecento fin entro gli anni quaranta: la prova di ammissione alla Borsa per la scultura consisteva nella riproduzione dal vero di una testa o di un particolare di figura, sottoposta al giudizio di una giuria. Il vincitore veniva sussidiato con un corso di perfezionamento triennale a Roma presso qualche artista di chiara fama, o presso un'Accademia. Alla fine del primo anno doveva presentare una copia in gesso dall'antico, dalla statuaria greco-romana all'età rinascimentale: numerosi i saggi conservati in Museo dei vincitori, tutti affermatisi nella scultura: da Mistruzzi e Cassutti prima della Grande Guerra, da Cibau, Giampaoli, Olivo fino all'ultimo borsista, Ado Furlan.
Il ritorno alla forma: il Novecento
Lungo gli anni trenta il richiamo a una forma essenziale, arcaizzante, carica di nuove tensioni esistenziali, che non rinuncia all'antico ma nemmeno al confronto con l'avanguardia, si esplica attraverso l'esempio fondante della scultura di Arturo Martini, di cui le collezioni udinesi conservano capolavori assoluti come la Chimera, terracotta plasmata interpretando l'espressività dell'arte italica, o Sorpresa, la figura distesa e disarticolata nello spazio, facente parte della Collezione Astaldi, che conserva anche due preziose ceramiche policrome di Giorgio de Chirico, nelle quali si traduce il suo immaginario pittorico. La lezione di Martini viene portata avanti da scultori come Dino e Mirko o Marcello Mascherini, ispirandosi all'arcaismo e aprendo le loro forme a un più serrato dialogo spaziale. Nell'alveo novecentista convivono anche le stilizzazioni di matrice dèco di Antonio Franzolini, le robuste squadrature della plastica di Silvio Olivo, la vena sentimentale di Max Piccini.
Dino e Mirko Basaldella
Una sezione a parte raccoglie l'ampia documentazione acquisita anche attraverso donazioni sull'opera plastica dei fratelli udinesi Dino e Mirko Basaldella, affiancati anche dal talento pittorico di Afro nella policromia vivace espressa nella ceramica d'impronta post-cubista con la Crocifissione: abilità tecnica, suggestioni arcaizzanti, ricerca individuale, liberano il naturale talento di Dino per la sperimentazione di nuovi materiali come gli scarti ferrosi elaborati in forme astratte di vocazione monumentale, o in Mirko, impegnato nella Cancellata per le Fosse Ardeatine, primo monumento "astratto" della scultura italiana, in un serrato intreccio ideale tra pieno e vuoto.
Astrazione e nuove contaminazioni
Nel secondo dopoguerra l'impatto con le esperienze internazionali anima la scultura italiana di nuovi fermenti: Viani punta all'essenza figurativa rileggendo il tema classico del torso marmoreo alla luce di un nuovo fluido dinamismo formale. L'interesse per la materia e la linea di riduzione all'idea stessa della figura, guidano le steli in pietra lavica di Lorenzo Guerrini, mentre lo sperimentalismo dell'informale impegna lungo gli anni sessanta artisti come Ceschia, Bassi, Mucchiut. Partendo da un'impostazione analitica e progettuale, Getulio Alviani applica le sue ricerche ottico percettive sui materiali dell'industria, mutuandone la produzione seriale e estendendo il suo raggio d'azione all'ambiente. Sul concetto di modularità estesa allo spazio sono impostati gli allumini di Zavagno, mentre il panorama attuale della ricerca plastica si estende alle filiformi strutture ferrose di Mirta Carroli, alle poetiche dei materiali poveri come nei piombi di Vollaro e nei legni centinati di Paolo Radi, a comprendere le articolazioni plastico-architettoniche dei mosaici neo-bizantini di Marco De Luca.
La collezione americana
All'interno della Collezione di arte americana contemporanea, donata dagli stessi artisti nel 1976, sono rappresentati anche attraverso disegni e progetti alcuni degli scultori più interessanti dell'area minimal, quali Judd, Sol Le Witt, Stella, le cui strutture primarie si estendono a ridisegnare lo spazio, immettendo nel caos del quotidiano un nuovo ordine razionale e geometrico: è il caso di Carl Andre e delle sue piastre metalliche a pavimento, unità standard che riducono drasticamente l'oggetto plastico a una misura del tutto astratta dello spazio. La collezione offre molti spunti sugli orientamenti più attuali del linguaggio plastico, dalle forme primarie di Costantino Nivola, alla forza costruttivista di Beverly Pepper, alla dimensione sociale di Di Suvero, fino ai progetti per impacchettamenti, che coinvolgono e mascherano oggetti, statue o architetture, di Christo, estendendo il gesto dell'artista allo spazio circostante.
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