a cura di Isabella Reale
Se non fosse da oltre settant'anni sulla scena artistica friulana e non solo, potremmo dire che Darmo Brusini nato a Tricesimo il 27 marzo del 1910, è una vera e propria rivelazione. Dopo aver letto il suo nome in decine e decine di cataloghi, in particolare lungo gli anni Trenta e Quaranta, una piacevole e imprevedibile scoperta è stata quella di ritrovare quelle stesse opere descritte e pubblicate custodite da sempre nel suo affastellato studio udinese, e soprattutto farsi narrare dalla sua viva voce di quei felici e intensi anni di gioventù e d'arte. Una narrazione condotta con garbo e precisione, da osservatore attento e acuto, come quella di un testimone che però è anche protagonista in prima persona del proprio tempo. Protagonista per la piena consapevolezza della propria arte, del proprio talento, appagato del suo essere e totalmente alieno dall'apparire.
Darmo Brusini appartiene alla generazione dei giovani per eccellenza, e la sua lunga e operosa attività lo dimostra: è quella alla ribalta alla fine degli anni Venti, insofferente della tradizione scontata, stufa del pittoricismo e del bozzettismo, ma anche di ogni ritorno classicista, che ragiona per schemi nuovi, che risponde alle proprie visioni più che ai propri occhi, che crede insomma in un rinnovamento e a una rigenerazione dell'arte, che non ha paura a sperimentare e a mettersi in discussione. E' per Udine - e non solo - la generazione dei Basaldella, di Dino, Mirko e Afro, di Modotto e di Filipponi, di Pittino, che nel giro di pochi mesi dalla mostra della Scuola friulana d'avanguardia nel 1928, si disperderà, ognuno seguendo il proprio individuale richiamo e meta, tra Milano, Roma, Parigi, richiamati da più ampi destini e orizzonti sotto l'incalzare delle avanguardie e delle nuove correnti ed esperienze che, più o meno apertamente fanno da contraltare al novecentismo italiano e strettamente di regime. Brusini, e altri, sceglieranno di restare, ma quegli anni intensi di esperienze comuni, di incontri, di legami fraterni, resteranno per sempre impressi.
Con Afro e Dino e Mirko, l'intesa è intensa, e si data negli anni del Liceo a Venezia, tra gite in barca, lezioni e pose per ritratti, come nei due inediti giovanili qui presentati doveAfro è alle prese con un rametto di cachi e con un ritratto di Darmo, entrambi pegno d'amicizia, e si rinsalda nelle gite fuori porta in bicicletta, dove Afro e Filipponi raggiungono Darmo a Tricesimo e insieme, con tavolozza e cavalletto, dipingono la "visione dall'alto, con la collina digradante e tanti alberi",-come ricorda lo stesso artista- tutti e tre delineando contorni semplificati a comporre, con tonalità chiare e calde, un nuovo assetto di quel paesaggio, in cerca di nuove sintesi formali, mossi da un primitivismo favolistico. Di questa felice congiuntura di talenti resta ampia testimonianza nelle opere recentemente rintracciate sia di Darmo, qui esposte, che di Filipponi, con un dipinto già presentato nel contesto della mostra "Le Arti a Udine nel Novecento", e di Afro, documentato con uno straordinario inedito (Paesaggio, 1928, olio su tavola, cm. 41,7x43), ed entrambi testimonianza di quella straordinaria esposizione d'avanguardia allestita in Palazzo Chiesa che riempì le cronache udinesi nel 1928 ma che ebbe conseguenze ed esiti artistici di portata internazionale. Certo tutte prove giovanili e precoci ma altissime nel sentimento di quel paesaggio e nella loro straordinaria volontà d'arte.
In seguito saranno il primordialismo e i toni assolati e terrosi delle tempere di Afro a influenzare l'estro trasfigurante di Brusini: figurazioni di giovinetti adolescenti, dai volti familiari, su sfondi pastorali e boscherecci, suonatori di flauti e violini, distesi con le membra avvolte dal sonno, tra tonalità calde di ocra e verdi. Paesaggi ancora una volta sognanti e lirici, nature morte inquadrate dall'alto con oggetti e interni quotidiani, guardate con spirito estatico e contemplativo nei loro fermi e assoluti contorni disegnati, accanto a moltissimi ritratti e anche qualche autoritratto, dai volti leggermente allungati e dai tratti sfilati, attentamente e finemente descritti, con un'aura di realismo magico che pervade anche le scene rurali sollecitate dal regime, con un linguaggio favolistico e popolare alieno da ogni illustrazione celebrativa.
In alcuni dipinti la scena si anima di nuova concitazione, le figure allungate, gesticolano in preda a nuove emozioni, con una carica espressionista che si mescola ad altri stimoli forse d'oltralpe, visioni nate da una singolare vena surreale e allegorica, che animano l'intensa attività condotta lungo gli anni Trenta e Quaranta del Novecento dall'artista. Si tratta di una produzione che denota nelle scelte tonali, nel gusto primitivo, in certe esasperazioni anche di matrice espressionista, ancora strette affinità con le poetiche di Afro.
Successivamente Darmo Brusini si concentra sul disegno e sull'incisione, distinguendosi nella realizzazione di monotipi, e attivandosi anche come illustratore, con una produzione che lo distingue anche in mostre nazionali dedicate alla grafica d'arte, esercitandosi sempre anche nella scultura, modellando volti e scene religiose con un senso pieno della forma . Darmo Brusini si è dedicato soprattutto all'insegnamento, e tutt'oggi è attivo nel suo studio udinese, dove continua a esercitare la matita a esempio di una lunga e serena operosità, per natura e scelta volutamente schiva da ogni esibizione esteriore, testimone di una felice stagione delle arti nella Udine del Novecento
La Galleria d'Arte Moderna di Udine rende omaggio con questa piccola ma significativa mostra, allestita nelle prime sale del Museo, a Darmo Brusini, nel giorno del suo compleanno, augurandogli di ricoprire, per molti anni ancora, l'onorevole ruolo di decano degli artisti friulani.
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