Galleria d'Arte Moderna
dal 27 gennaio al 19 febbraio 2006
inaugurazione il 27 gennaio 2006, alle ore 17,30 presso la Galleria d’Arte Moderna
“Le razze non esistono, ma il razzismo esiste”.
Questa è la premessa,
aperta all'oggi, della mostra “L'offesa della razza. Razzismo e antisemitismo
dell'Italia fascista”, che offre un articolato percorso storico sul razzismo
fascista a partire dalle fonti documentarie, su cui il visitatore è chiamato a
riflettere, e che costituiscono punti fermi di una storia violenta e criminale
che troppo spesso alcuni cercano di rimuovere o di relativizzare.
La ‘dottrina’ fascista della razza ed i suoi fondamenti ideologici portano alle persecuzioni messe in atto dal regime nelle colonie e in Italia e indirizzate fondamentalmente contro gli africani e gli ebrei, ma estese anche a coloro che tradiscono il prestigio della “razza” come gli omosessuali e gli zingari, portatori di caratteristiche invise al regime.
Nell’esperienza coloniale degli anni fra le due guerre, alla repressione
propria di ogni imperialismo, il fascismo aggiunge veri e propri crimini, come
la deportazione in campi di concentramento di oltre 100.000 libici, l'uso del
gas asfissiante nel corso della guerra in Etiopia, l'avvelenamento dei pozzi
d'acqua, le feroci rappresaglie contro la resistenza anticoloniale. Dal 1935
viene varata una nuova legislazione tesa alla segregazione sistematica degli
africani.
Tre anni dopo il regime vara i primi provvedimenti discriminatori
nei confronti degli ebrei, avviando un processo che li avrebbe presto esclusi
dalla vita pubblica, impoveriti ed emarginati socialmente. Con la guerra, molte
ebrei vengono isolati in campi di internamento, mentre dal 1942 tutta la
popolazione ebraica in età da lavoro viene costretta ad attività manuali. Il
crollo del fascismo, il 25 luglio, blocca il progetto di rinchiudere tutti gli
ebrei in campi di lavoro coatto. Pochi mese dopo la Repubblica sociale italiana
radicalizza la persecuzione agli ebrei e contribuisce alla Shoha, rastrellando e
concentrando gli ebrei per i nazisti.
Il razzismo moderno rappresenta un
capitolo particolare di una storia di persecuzioni e di privazioni dei diritti,
un fenomeno che affonda le sue radici nei secoli precedenti e che prolunga in
diversi modi i suoi rami fino al presente.
Auschwitz e il nazismo, e il
razzismo fascista, sono il prodotto di un’aberrante ideologia che trova
cittadinanza nella “civiltà” moderna fino a legarsi ai fenomeni migratori
attuali e alle manifestazioni di rifiuto razzista a cui assistiamo.
In occasione della giornata della Shoah, la Galleria d’Arte Moderna di Udine
espone quattro dipinti di proprietà ebraica depositati il 3 aprile del 1945
dall’Ufficio protezione monumenti dell’Alto commissariato germanico per il
Litorale Adriatico,
e mai più recuperati dai legittimi proprietari. Tra
questi di particolare rilievo la Veduta di Gerusalemme, opera di Bernhard
Fiedler, noto paesista tedesco prediletto dalla corte austriaca, e ancora il
Sentiero nella foresta di Wiadmaier, il Branco di cervi nel bosco di Cristiano
Giovanni Kroner, ed il Suonatore di flauto del triestino Antonio
Lonza.
In
esposizione anche la collezione d’arte donata insieme al palazzo di via
Savorgnana dalla famiglia Morpurgo Hoffman, in ricordo di Elio Morpurgo,
mecenate ed economista di origine ebraica, nato a Udine il 10 ottobre 1858 e
morto nel marzo del 1944 durante il
viaggio che lo deportava da Udine al campo di concentramento.
Credits
Comune di Udine
Civici Musei e Gallerie
di Storia ed Arte
Galleria
d’Arte Moderna
di Udine
Istituto Friulano
per la Storia
del Movimento
di Liberazione
mostra a cura della
Soprintendenza per i beni librari e documentari
dell’Istituto per i beni artistici, culturali e naturali
della Regione
Emilia Romagna
in collaborazione con la
Soprintendenza
Archivistica del
Friuli Venezia
Giulia
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