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L’OFFESA DELLA RAZZA
RAZZISMO E ANTISEMITISMO DELL’ITALIA FASCISTA

Galleria d'Arte Moderna
dal 27 gennaio al 19 febbraio 2006
inaugurazione il 27 gennaio 2006, alle ore 17,30 presso la Galleria d’Arte Moderna

Bernhard Fiedler (Berlino, 1816-Trieste,1904), Veduta di Gerusalemme, olio su tela, 1887“Le razze non esistono, ma il razzismo esiste”.
Questa è la premessa, aperta all'oggi, della mostra “L'offesa della razza. Razzismo e antisemitismo dell'Italia fascista”, che offre un articolato percorso storico sul razzismo fascista a partire dalle fonti documentarie, su cui il visitatore è chiamato a riflettere, e che costituiscono punti fermi di una storia violenta e criminale che troppo spesso alcuni cercano di rimuovere o di relativizzare.

La ‘dottrina’ fascista della razza ed  i suoi  fondamenti ideologici portano alle persecuzioni  messe in atto dal  regime nelle colonie e in Italia e indirizzate fondamentalmente contro gli africani e gli ebrei, ma estese anche a coloro che tradiscono il prestigio della “razza” come gli omosessuali e gli zingari, portatori di caratteristiche invise al regime.

Nell’esperienza coloniale degli anni fra le due guerre, alla repressione propria di ogni imperialismo, il fascismo aggiunge veri e propri crimini, come la deportazione in campi di concentramento di oltre 100.000 libici, l'uso del gas asfissiante nel corso della guerra in Etiopia, l'avvelenamento dei pozzi d'acqua, le feroci rappresaglie contro la resistenza anticoloniale. Dal 1935 viene varata una nuova legislazione tesa alla segregazione sistematica degli africani.
Tre anni dopo il regime vara i primi provvedimenti discriminatori nei confronti degli ebrei, avviando un processo che li avrebbe presto esclusi dalla vita pubblica, impoveriti ed emarginati socialmente. Con la guerra, molte ebrei vengono isolati in campi di internamento, mentre dal 1942 tutta la popolazione ebraica in età da lavoro viene costretta ad attività manuali. Il crollo del fascismo, il 25 luglio, blocca il progetto di rinchiudere tutti gli ebrei in campi di lavoro coatto. Pochi mese dopo la Repubblica sociale italiana radicalizza la persecuzione agli ebrei e contribuisce alla Shoha, rastrellando e concentrando gli ebrei per i nazisti.
Il razzismo moderno rappresenta un capitolo particolare di una storia di persecuzioni e di privazioni dei diritti, un fenomeno che affonda le sue radici nei secoli precedenti e che prolunga in diversi modi i suoi rami fino al presente.
Auschwitz e il nazismo, e il razzismo fascista, sono il prodotto di un’aberrante ideologia che trova cittadinanza nella “civiltà” moderna fino a legarsi ai fenomeni migratori attuali e alle manifestazioni di rifiuto razzista a cui assistiamo. 

In occasione della giornata della Shoah, la Galleria d’Arte Moderna di Udine espone quattro dipinti di proprietà ebraica depositati il 3 aprile del 1945 dall’Ufficio protezione monumenti dell’Alto commissariato germanico per il Litorale Adriatico,
e mai più recuperati dai legittimi proprietari. Tra questi di particolare rilievo la Veduta di Gerusalemme, opera di Bernhard Fiedler, noto paesista tedesco prediletto dalla corte austriaca, e ancora il Sentiero nella foresta di Wiadmaier, il Branco di cervi nel bosco di Cristiano Giovanni Kroner, ed il Suonatore di flauto del triestino Antonio Lonza. 
In esposizione anche la collezione d’arte donata insieme al palazzo di via Savorgnana dalla famiglia Morpurgo Hoffman, in ricordo di Elio Morpurgo, mecenate ed economista di origine ebraica, nato a Udine il 10 ottobre 1858 e morto nel marzo del 1944 durante il viaggio che lo deportava da Udine al campo di concentramento. 

Credits

Comune di Udine
Civici Musei e Gallerie
di Storia ed Arte
Galleria d’Arte Moderna
di Udine

Istituto Friulano
per la Storia
del Movimento
di Liberazione

mostra a cura della
Soprintendenza per i beni librari e documentari
dell’Istituto per i beni artistici, culturali e naturali
della Regione Emilia Romagna

in collaborazione con la
Soprintendenza
Archivistica del
Friuli Venezia Giulia


 

ultimo aggiornamento: 15/10/08 - Stampa pagina Stampa pagina

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