L’artista, nato a Codroipo (UD) nel 1955, si forma all’Accademia di Belle Arti di Venezia sotto gli insegnamenti di Emilio Vedova.
Nel 1985 si trasferisce a Milano dove conosce Giovanni Testori che presenta la sua prima mostra personale, Relicta, alla Galleria Cannaviello. Nello stesso anno prende parte a Desideretur, la rassegna curata da Achille Bonito Oliva presso il Palazzo della Ragione di Bergamo. L’anno successivo, con Arcangelo, Bonami, Rotelli e Grillo, espone alla mostra Stazione Centrale presso lo Studio d’Arte Cannaviello. È anche a partire da questo periodo che le sue opere compaiono regolarmente sulle pagine della rivista “Juliet-Art Magazine”. Nel 1987 l’artista partecipa alla mostra Una storia milanese, curata da Flavio Caroli alla Rotonda della Besana di Milano. A fine decennio la pittura di Nata cambia: è il primo di una serie di evidenti mutamenti stilistici che, anche in seguito, accompagneranno periodicamente le tappe della sua carriera. Il frutto della nuova stagione sono le Tele nere: lavori caratterizzati da immagini visionarie, di difficile decodificazione, costruite con impeto gestuale su fondi non preparati.
Un consistente nucleo di questi dipinti viene presentato nel 1990 da Marina De Stasio a Rondò Ottanta a Sesto San Giovanni. L’evoluzione successiva avviene nei primi anni Novanta, periodo in cui le forme rimangono astratte, ma tendono a compattarsi e a stagliarsi con precisione quasi calligrafica su fondi maculati. Le Figure nere, nelle loro sinuose eleganze, sembrano rimandare alla pittura vascolare cretese e preludono alla tappa successiva dell’artista. Quella in cui la pittura assume cromie più accese e un tono densamente evocativo dove il principale referente visivo sembra l’astrattismo surrealista di Mirò. Nel 1995 questa nuova fase viene presentata, ancora da Marina De Stasio, alla Galleria San Fedele di Milano. L’anno seguente l’artista ritorna in Friuli. Poco dopo nasce il ciclo Coincidenze, esposto nel 1998 nella personale ordinata da Dino Marangon alla Galleria del Cavallino di Venezia. I lavori di questi anni possiedono sfondi insistentemente lavorati, animati da pennellate veloci e sgranate.
Al contrario, all’inizio del nuovo decennio le stesure diventano più compatte e uniformi, pur cercando complicati giochi di trasparenze in una sovrapposizione quasi ossessiva di stesure cromatiche che sembrano descrivere lo spazio saturato di un brodo primordiale. Si tratta di una pittura rinnovata: del tutto irrelata con le forme del reale eppure capace di nascondere inattesi rimandi biomorfi. È questa la produzione raccolta nel 2004 in Nero a Colori, la mostra tenutasi nello Spazio FVG del Centro d’Arte Contemporanea, curato da Francesco Bonami, presso Villa Manin a Passariano. Di lì a poco il lavoro di Nata si arricchisce di insolite presenze oggettuali: scampoli di stoffa, in particolare, che cercano un dialogo cromatico o grafico con le contigue porzioni dipinte. Opere che nel 2006 vengono presentate a Palinsesti-Repertorio, curata da Alessandro Del Puppo presso Palazzo Altan di San Vito al Tagliamento e, l’anno successivo, nella personale, Quidditas, presentata da Giancarlo Pauletto alla Galleria Sagittaria di Pordenone. Allo stesso anno risale anche la mostra curata da Fabio Belloni presso lo Spazio la Feltrinelli di Udine.
Nel 2008, l’artista viene nuovamente invitato a Palinsesti, nella sezione storica La Flagranza dell’immagine. Pittura degli anni Ottanta in Friuli Venezia Giulia. Mentre l’anno successivo, Ricreazioni, l’ampia antologica curata da Dino Marangon presso la Galleria Comunale d’arte Contemporanea “Ai Molini” di Portogruaro, ribadisce come la ricerca di Nata, pur nella continua diversità delle risoluzioni stilistiche, proceda da decenni con coerenza e intima coesione.
Stampa pagina