Alberto Savinio (Andrea De Chirico) nasce ad Atene nel 1891 da genitori italiani e per distinguersi dal fratello maggiore Giorgio de Chirico assumerà nel 1914 lo pseudonimo di Savinio. Nel 1903 di diploma al Conservatorio di Atene e nel 1905 con la madre e il fratello si trasferisce a Monaco di Baviera, dove si dedica allo studio dell’armonia mentre Giorgio frequenta l’Accademia.
Dopo un breve periodo a Milano, nel 1910 è a Parigi, dove entra in contatto con i gruppi d’avanguardia allora emergenti e soprattutto con Apollinaire, mentre il fratello si afferma con la sua pittura metafisica. Sulle Soirées de Paris pubblica I Canti della mezza morte, un poema drammatico e metafisico ispiratore del Surrealismo e nel 1918 pubblica il romanzo Hermaphrodito. Nel 1916 a Ferrara conosce de Pisis e Carrà, e tra il 1918 e il 1925 diviene uno dei maggiori teorici della Metafisica, pubblicando importanti saggi su riviste come Dada, La Voce, Valori Plastici.
Nel dopoguerra a Milano pubblica i suoi primi romanzi di carattere più autobiografico come La casa ispirata, Tragedia dell’infanzia. Intorno al 1926 si trasferisce nuovamente a Parigi accanto al fratello, dedicandosi alla pittura e nel 1927 espone alla Galleria Bernheim: dipinge soggetti tratti dalle memorie dell’infanzia ispirati da una fantasia onirica, elabora monumenti ai giocattoli come nelle decorazioni per casa Rosenberg, dove lavora accanto a de Chirico, Severini, Ernst, Leger, Picabia, paradisi perduti e antidiluviani, popolati da mostri umanizzati, recuperando il senso del mito e della classicità, generando un originale immaginario ispiratore del Surrealismo.
Negli anni trenta partecipa alle Biennali di Venezia e alle Quadriennali di Roma. Nel 1940 espone alla Galleria Il Milione di Milano presentato dal fratello Giorgio, e negli anni successivi si dedica soprattutto alla grafica continuando a pubblicare romanzi (L’infanzia di Nivasio Dolcemare, Narrate uomini la vostra storia, Ascolto il tuo cuore città, etc). Negli ultimi anni si occupa di critica musicale e si dedica anche al disegno di bozzetti di scene e costumi per il Teatro La Scala e per il Piccolo di Milano. Muore improvvisamente a Roma nel 1952.
La Biennale di Venezia gli dedica una retrospettiva nel 1954.
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