nell’ambito del progetto culturale “L’Ottocento a Udine e in Friuli”
Udine - Torre di Santa Maria - dal 18/12/2004 al 31/05/2005
La mostra è focalizzata sull’evoluzione delle conoscenze naturalistiche in Friuli fra XVIII e XIX secolo. Un vero
e proprio viaggio ideale alla ricerca delle nostre radici culturali, uno sguardo alle origini e alla storia del
Museo Friulano di Storia Naturale.
Il percorso espositivo considera i naturalisti che hanno operato in queste terre di confine, dai precursori del
XVI e XVIII secolo (Pier Andrea Mattioli, Giovanni Antonio Scopoli, Anton Lazzaro Moro) alle ricerche naturalistiche
sviluppatesi in Friuli fra il XIX secolo e primi anni del XX.
Uomini dal multiforme ingegno, come Giulio Andrea Pirona, la scuola geografica friulana con Giovanni e Olinto
Marinelli ed il loro discepoli (da De Gasperi a Gortani per giungere a Feruglio e Desio), scuole come il Regio
Istituto Tecnico
“A. Zanon” o l’Istituto Agrario, istituzioni come la Società Alpina Friulana o il Circolo
Speleologico e Idrologico Friulano: ecco i protagonisti di questa mostra, ma non sono i soli.
Lo sviluppo di un’idea di Museo Friulano di Storia Naturale in qualche modo costituisce il filo conduttore
della mostra, che si snoda attraverso la sua storia e consente di interrogarsi sul futuro dell’Istituzione.
La storia del pensiero scientifico vive per diversi secoli sulla curiosità di singoli che conducono studi, a volte
di grandissimo valore, fra il disinteresse generale.
A sviluppare l’indagine verso la natura sono spesso persone abbienti, religiosi o medici: questi ultimi si
dedicano soprattutto alla botanica connessa con l’uso dei “semplici” nella farmacopea.
Bisogna giungere, di fatto, al XVIII secolo, alla sistematica linneana, all’uso di un “metodo”
nella ricerca, perché gli studi naturalistici assurgano a livello di “scienza”. Le conseguenze di questo
sviluppo toccheranno il Friuli solo più tardi. Il nostro territorio, benché di grandissimo interesse naturalistico,
rimarrà ai margini di questo fenomeno, vittima della situazione geopolitica internazionale che lo vede conteso fra
Veneto e Francia prima, Italia ed Impero Austro-Ungarico poi. Questa è una situazione di marginalità che si fa
sentire anche sotto gli aspetti legati all’identità culturale: in quel periodo, infatti, la nostra regione è
priva di una propria università o comunque di centri di eccellenza.
Delimitare nel tempo lo sviluppo del pensiero umano non è facile né possibile: non sono i cambi di secolo ma i
grandi eventi politico-culturali che segnano l’evoluzione del sapere, che pure va vista come un continuo.
Quando, per comodità espositiva, si devono porre dei limiti all’Ottocento, va ricordato che esso rappresenta
certamente un “secolo lungo”, che si avvia con la Rivoluzione Francese e si chiude con i prodromi della
Grande Guerra.
È un arco di tempo durante il quale il Friuli vive alterne e complesse vicende politiche: la cultura
scientifico-naturalistica friulana vede il suo fiorire nella seconda metà del XIX secolo. È proprio l’annessione
all’Italia, infatti, che favorisce uno sviluppo degli studi sul territorio friulano che comunque si innesta su un
buon substrato culturale e che era stato oggettivamente favorito dall’impero asburgico.
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